Un palestinese nominato vicesindaco di Tel Aviv, Amir Badran: “Segnale nazionale, ebrei e arabi possono stare insieme”

In un tempo storico in cui la politica in Israele partorisce incitatori d'odio come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, la nomina di un palestinese a vicesindaco di Tel Aviv è una notizia quanto mai straordinaria. Amir Badran, cittadino arabo israeliano, una componente che rappresenta il 20% della popolazione d'Israele, è stato nominato vicesindaco di Tel Aviv con delega alla municipalità di Jaffa, storico quartiere arabo della città oggi israeliana. Badran è stato nominato nell'ambito di un accordo politico nella maggioranza che sostiene il Sindaco Ron Huldai, laburista, giunto al suo sesto mandato. L'accordo allarga la maggioranza ad Haddash, il fronte democratico per la pace e l'uguaglianza, principale partito dell'estrema sinistra e punto di riferimento per gli arabo israeliani.
Il neo vicesindaco è stato consigliere comunale di Tel Aviv per due consiliature e oggi arriva a un ruolo di governo della città. Un segnale in controtendenza rispetto al quadro a tinte fosche della politica israeliana dominate dalle figure dell'estrema destra sionista e suprematista. Il dirigente di Haddash ha assunto il suo nuovo ruolo istituzionale in seguito a un accordo politico complessivo in cui la maggioranza di Huldai si è impegnata a interrompere ogni sostegno istituzionale alle organizzazioni razziste e suprematiste. I giornali di destra ed alcune forze politiche hanno provato in tutti i modi a ostacolare l'accordo, dipingendo l'esponente di Haddash come un nemico pubblico. Amir Badran, segretario della sezione di Jaffa del partito, è stato un attivista sempre in prima linea nella lotta contro la guerra, ma anche su questioni sociali importanti come il diritto alla casa e contro gli sfratti, una delle piaghe sociali che affliggono Tel Aviv, diventata una delle città più care al mondo.
Fanpage.it ha intervistato Badran per chiedergli quali saranno le sue priorità e per commentare quale sia il simbolo di questa nomina, certamente in controtendenza rispetto allo scenario politico israeliano.
La sua nomina in questo momento storico ha un impatto significativo. Come si è giunti a questo accordo?
Questa nomina è stata resa possibile grazie a un accordo di coalizione fondato su un forte mandato politico. La nostra lista ha ottenuto 5 seggi, diventando così la quarta forza politica del consiglio comunale. Siamo inoltre l'unica formazione ebraico-araba, in grado di rappresentare comunità e quartieri eterogenei in tutta la città. Tale ampia rappresentatività, unita alla nostra forza politica e all'impegno per un'autentica collaborazione tra ebrei e arabi, ha gettato le basi per l'accordo che ha reso possibile questa nomina in un momento così significativo.
Tel Aviv è una delle città più costose al mondo: le questioni sociali sono diventate una priorità politica?
Assolutamente. Siamo pienamente consapevoli che Tel Aviv ospita comunità eterogenee, con esigenze e realtà economiche differenti. La nostra responsabilità è trovare il giusto equilibrio, preservando il tessuto sociale della città e garantendo al contempo che persone provenienti da contesti diversi possano continuare a viverci. Ecco perché le questioni sociali rappresentano una priorità fondamentale. Stiamo ampliando i programmi di edilizia a prezzi accessibili, promuovendo alloggi in affitto a lungo termine a canone agevolato e incrementando il patrimonio di appartamenti di proprietà pubblica della città. Parallelamente, l'amministrazione comunale offre un'ampia gamma di servizi alla comunità, attività culturali e programmi educativi gratuiti o a costi simbolici, affinché tutti i residenti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla città.
Ha subito attacchi da parte della destra, che voleva bloccare la sua nomina, quanto "pesa" la sua carica oggi?
Alcuni organi di informazione di destra hanno cercato di dipingere la mia nomina come una minaccia, ma questo non preoccupa né me né i miei partner di coalizione. Il nostro obiettivo è governare la città e servire tutti i suoi residenti. Per me, ciò che conta è il significato storico di questa nomina. Per la prima volta nei 125 anni di storia di Tel Aviv-Giaffa, un arabo è stato ufficialmente nominato vicesindaco con responsabilità esecutive. Considero questa un'opportunità per rappresentare una comunità che è stata a lungo sottorappresentata nella leadership cittadina. Credo che Tel Aviv-Giaffa possa fungere da modello non solo per altre città a popolazione mista, ma anche per città a maggioranza ebraica e persino per il governo nazionale. La nostra esperienza dimostra che il partenariato ebraico-arabo non è uno slogan: è in grado di generare una leadership stabile ed efficace, a vantaggio di tutti. Il fatto che la mia nomina sia stata approvata all'unanimità dal consiglio comunale invia un messaggio forte: questa partnership gode di un ampio sostegno politico.

In che modo il suo impegno a favore dei diritti degli arabi israeliani si concilierà con il suo nuovo ruolo? Quali saranno le sue priorità?
Il consiglio comunale conta 31 membri e io sono l'unico rappresentante arabo. Naturalmente, sento la responsabilità particolare di garantire che le voci e le esigenze della comunità araba di Giaffa trovino spazio nel processo decisionale della città. In qualità di vicesindaco con delega per Giaffa, la mia priorità assoluta sarà affrontare le questioni che toccano da vicino la vita quotidiana dei suoi abitanti. Vivo a Giaffa con la mia famiglia; per me, dunque, non si tratta di questioni politiche astratte, ma di aspetti concreti della vita di tutti i giorni. Il mio compito è portare le istanze, i diritti e le aspirazioni dei residenti arabi di Giaffa al tavolo delle decisioni, lavorando al contempo a vantaggio di tutte le comunità della città. Sono convinto che rafforzare l'uguaglianza e migliorare i servizi per i residenti storicamente sottorappresentati renda la città più forte nel suo complesso.
Negli ultimi anni si sono svolte a Tel Aviv diverse manifestazioni contro Netanyahu, così come contro l'apartheid e l'occupazione; ritiene che un cambiamento per il Paese possa scaturire da questa città?
Tel Aviv ha spesso fatto da apripista per il resto del Paese. Nel corso della sua storia, ha anticipato i tempi su molte questioni sociali e civiche, e altre città ne hanno spesso seguito l'esempio. Credo che ciò che accade a Tel Aviv-Giaffa possa avere una rilevanza nazionale. La nomina di un vicesindaco arabo con responsabilità esecutive in una delle città più influenti d'Israele lancia un messaggio importante in termini di uguaglianza, leadership condivisa e partenariato democratico. Spero che questa esperienza incoraggi altre città – e, in prospettiva, il governo nazionale – a riconoscere che la cooperazione tra ebrei e arabi non solo è possibile, ma può rafforzare le istituzioni pubbliche e migliorare la vita di tutti i cittadini.
A ottobre si terranno le elezioni in Israele, cosa suggerisce la sua nomina riguardo l'imminente voto? C'è speranza che gli israeliani vogliano voltare pagina e scalzare i suprematisti?
Non credo che si possa prevedere l'esito delle elezioni nazionali. Ciò che posso affermare è che la nostra esperienza a Tel Aviv-Giaffa dimostra l'esistenza di un'altra strada: persone provenienti da comunità e orientamenti politici diversi possono collaborare, costruire un rapporto di fiducia e governare in modo efficace. Spero che gli elettori di tutto Israele scelgano leader capaci di concentrarsi sulla risoluzione dei problemi quotidiani dei cittadini, anziché sull'inasprimento delle divisioni. La mia nomina riflette la crescente consapevolezza che l'uguaglianza nella rappresentanza e la collaborazione tra ebrei e arabi costituiscano punti di forza, e non debolezze. Spetterà in ultima analisi all'opinione pubblica israeliana stabilire se ciò si rifletterà anche sulle elezioni nazionali; tuttavia, credo che in molti auspichino un modo diverso di fare politica: un approccio fondato sulla collaborazione, sulla democrazia e sull'uguaglianza.