Nell'inchiesta sull'attacco all'arma bianca avvenuto venerdì scorso a Parigi, emergono dubbi sulla vera identità dell'attentatore: il giovane ha infatti riferito agli inquirenti di chiamarsi Hassan A. e di essere un 18enne pachistano residente in Francia; gli investigatori, tuttavia, hanno fatto sapere che da ricerche sul suo cellulare è emerso che in realtà si chiamerebbe Zaheer Hassan Mehmood e avrebbe 25 anni, pertanto quello di Hassan A. sarebbe solo un soprannome. È sempre come Hassan A. che ha rivendicato l'attacco in un video registrato prima dell'assalto sferrato nei pressi dell'ex redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, nella XI circoscrizione di Parigi, video già autenticato dagli investigatori.  Sul suo smartphone è però stata trovata una fotografia di un documento di identità che ne riporta ovviamente il vero nome, cognome e data di nascita.

Arrestato poco dopo l'attentato, nei confronti dell'indagato ieri è stato prorogato di 48 ore lo stato di fermo: il giovane ha gravemente ferito due dipendenti di un'agenzia stampa e cinematografica ‘Premie'res lignes'. Altre cinque persone sono state fermate per il loro presunto coinvolgimento nell'attacco di venerdì: tre ex coinquilini del ragazzo pachistano, suo fratello minore e un suo conoscente. Nel video in possesso degli investigatori, il giovane rivendicava il gesto scaturito dalla ripubblicazione delle vignette satiriche su Maometto e riferiva di aver effettuato sopralluoghi davanti all'edificio dell'ex redazione di Charlie Hebdo, senza sapere che aveva cambiato sede dopo il sanguinoso attentato di gennaio 2015.

L'attentato di tre giorni fa ha fatto ripiombare la Francia – alle prese con un boom di contagi di Covid-19 – nell'incubo del terrorismo. Stando a quanto emerso l'attacco sarebbe stato portato da un giovane arrivato nel paese nel 2018 e in seguito preso in carico dagli uffici dell’assistenza sociale ai minori (Ase), che gli hanno trovato un lavoro come imbianchino grazie al quale avrebbe potuto ottenere la regolarizzazione e il permesso di soggiorno. In effetti, Hassan aveva già incontrato la prefettura per ottenerla, prima di compiere l’attentato. Secondo Laurent Nunez, coordinatore nazionale dell’intelligence e della lotta contro il terrorismo, "rintracciare i terroristi è sempre più difficile. Si tratta sempre più di individui che sono già presenti sul nostro territorio e che passano all’azione ispirati dalla propaganda dell’Isis, ma che non sono già sotto la lente dei nostri servizi. Queste persone spesso non hanno alcun contatto con la zona siro-irachena".