Approvata in India la pena di morte per i crimini sessuali

In alcuni casi, in India, gli stupratori saranno condannati a morte. La giustizia avrà la possibilità, dunque, di togliere la vita a chi si macchia di crimini sessuali. Diverse volte, in questi ultimi mesi, a New Delhi e non solo la folla è scesa inferocita in piazza per chiedere la pena capitale per gli stupratori, soprattutto all’indomani di un terribile caso di violenza che ha indignato tutti: quello della studentessa di New Delhi violentata da un branco su un autobus e poi morta dopo giorni di agonia. Anche i genitori della ragazza hanno chiesto che i suoi aguzzini siano impiccati, perché diversamente, a loro dire, non ci sarà giustizia. E sulla scia di questo dibattito il presidente dell’India Pranab Mukherjee ha approvato il decreto che comprende la pena di morte contro gli autori di violenze sessuali. L’ha reso noto il ministro delle Finanze, Palaniappan Chidambaram, che ha detto che “la condanna a morte sarà prevista come il massimo della pena, nei casi di stupro e conseguente morte o coma prolungato della vittima”. Lo stupratore potrà essere giustiziato anche nel caso di una seconda condanna con l’accusa di violenza sessuale o violenza sessuale aggravata.
Per alcune associazioni femministe il provvedimento non è sufficiente – L'attuale pena per chi si macchia di stupro, e che ora viene modificata, va dai sette ai 10 anni. L’India, inoltre, ha deciso di inasprire le leggi anche nei confronti di altri reati come il voyeurismo, lo stalking e le aggressioni con l’acido. La nuova legislazione è stata però criticata dai gruppi per la difesa dei diritti delle donne perché ritenuta non sufficiente e che “non tiene conto del rapporto presentato dall’ex giudice Verma a capo di una commissione per la modifica delle leggi antistupro”. Secondo quanto osservato dalle attiviste, per esempio, le norme non riconoscono come reato lo stupro commesso dal coniuge, inoltre non sono contemplati quei casi di politici accusati di reati a sfondo sessuale e candidati alle elezioni. Queste critiche non sono state “accettate” dal ministro indiano delle Finanze secondo il quale, invece, la nuova legislazione tiene conto della maggioranza dei punti discussi dalla commissione capeggiata da Verma. Il ministro ha anche detto che il Parlamento avrà sei mesi a disposizione per la ratifica delle nuove leggi.