Amanda Knox difende l’infermiera killer Lucy Letbyr: “Etichettata ingiustamente come un mostro, come me”

Amanda Knox torna al centro dell’attenzione con un nuovo progetto che promette di riaccendere il dibattito: l’ex studentessa americana, oggi attivista per i casi di persone ingiustamente condannate, ha annunciato il lancio di un podcast dedicato al caso di Lucy Letby, l’infermiera britannica condannata all'ergastolo per l’omicidio di sette neonati e il tentato omicidio di altri sette. La serie, intitolata Doubt: The Case of Lucy Letby, analizzerà la vicenda processuale e metterà in luce come, a volte, l’opinione pubblica crei “capri espiatori” anziché cercare la verità.
Per il pubblico italiano, Amanda Knox è un nome che rimanda immediatamente al caso di Meredith Kercher: nel 2007 la giovane britannica fu uccisa nella sua casa di Perugia, e la Knox, allora ventenne e coinquilina di Meredith, fu condannata in primo grado insieme al fidanzato Raffaele Sollecito. Dopo anni di processi, nel 2015 la Corte Suprema italiana l’ha completamente scagionata, riconoscendo la sua innocenza. Da allora, Knox si è dedicata a campagne internazionali a favore delle persone ingiustamente condannate, diventando un simbolo della lotta contro gli errori giudiziari.
Il nuovo podcast è frutto di due anni di lavoro e si propone di offrire uno sguardo diretto e senza filtri sul caso Letby. Knox ha spiegato di essersi sentita “rappresentata” dalla vicenda dell’infermiera, notando come i media britannici l’abbiano dipinta come un “mostro”.
Titoli sensazionalistici e indignazione pubblica hanno creato un consenso immediato”, ha detto. “Ma so quanto questa certezza possa essere fragile e come fattori esterni alle prove possano distorcere il giudizio, spingendo le persone a cercare capri espiatori invece della verità”.
Il podcast intende interrogarsi su quanto il caso di Letby sia davvero chiaro come sembra e su quali elementi meritino un’analisi più approfondita. Knox ha definito la vicenda “straordinaria e inquietante”, capace di catturare l’immaginazione del pubblico anche al di fuori del Regno Unito.
La decisione della Knox ha suscitato reazioni critiche: molti hanno accusato l’ex studentessa di sfruttare nuovamente una tragedia per ottenere guadagni economici e visibilità. In passato, Amanda ha già raccontato la propria esperienza in libri, memoir, documentari e film, tra cui Free, e il documentario Netflix che ha ripercorso il caso Kercher. La famiglia di Meredith, da parte sua, ha più volte espresso disappunto per l’uso mediatico della vicenda, sottolineando l’importanza di preservare la memoria della propria cara.
All’epoca dell’omicidio di Perugia, l'americana aveva inizialmente indicato come sospetto un ex datore di lavoro, Patrick Lumumba, poi scagionato, per poi essere condannata a 26 anni di carcere insieme a Sollecito per omicidio, violenza sessuale e calunnia. L’unico condannato fu Rudy Guede, riconosciuto colpevole grazie al DNA rinvenuto sulla scena del crimine; egli ha scontato la pena fino al 2021. Amanda Knox, liberata e assolta nel 2011, continua oggi a occuparsi dei casi di persone, a sua detta, ingiustamente condannate, mentre il suo nuovo podcast promette di riaprire il dibattito su una vicenda controversa che ha già fatto il giro del mondo.