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“A Cuba è buio totale, 12 ore senza luce e ospedali vicini al collasso”: il racconto dalla Flotilla sull’isola

Fiodor Verzola si trova a Cuba per portare farmaci e aiuti umanitari. Nella sua testimonianza a Fanpage.it spiega quali sono le conseguenze dei blackout che stanno mettendo in ginocchio famiglie e ospedali: “È una crisi umanitaria senza precedenti. Rimaste solo città fantasma”
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Cuba durante il 22 marzo 2026
Cuba durante il 22 marzo 2026

"È una crisi umanitaria senza precedenti, le persone non hanno di che vivere, non sanno come organizzarsi durante i blackout che sono sempre più frequenti e durano 12 ore al giorno. L'energia elettrica non esiste, e il cibo e l'acqua sono razionati. Il carburante è inesistente e quindi non è possibile spostarsi". È la testimonianza a Fanpage.it da Cuba di Fiodor Verzola, assessore comunale di Nichelino, nel Torinese, partito alla volta dell'isola per portare aiuti umanitari con Let Cuba Breathe Convoy Nostra America, un convoglio di aiuti umanitari analogo a quello della "Flotilla".

"Siamo qui a Cuba non soltanto per portare solidarietà e aiuti, ma soprattutto per denunciare al mondo ciò che sta succedendo: se non si interviene, rischia di essere una delle tragedie umanitari più gravi della storia".

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Verzola al momento si trova nella capitale L'Avana, ma durante le ore di luce si sposta per distribuire gli aiuti lì dove servono, soprattutto negli ospedali, dove l'assenza di energia per fare funzionare le apparecchiature sta creando i danni maggiori: "Abbiamo portato 5 tonnellate di farmaci e aiuti umanitarie che stiamo distribuendo nei centri nevralgici dell’isola, alle associazioni e alla popolazione, ma soprattutto agli ospedali che in questo momento sono i luoghi più colpiti dall'emergenza".

Il Gran Teatro dell’Avana
Il Gran Teatro dell’Avana

"Cuba sta destinando la gran parte delle risorse alla sanità, ma la domanda è per quanto ancora sarà possibile garantire energia agli ospedali prima che collassino anche loro". E aggiunge: "I blackout limitano il lavoro del personale sanitario e di conseguenza anche l'accessibilità alle cure. In questi giorni abbiamo consegnato una tonnellata di farmaci all'Istituto Oncologico Nazionale di Cuba e ho fatto una visita nel reparto pediatrico, è una cosa che probabilmente mi resterà cucita addosso tutta la vita".

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Le immagini che con molta difficoltà Verzola riesce a inviare alla redazione di Fanpage.it mostrano scenari post apocalittici: "Anche la capitale è una città fantasma, sospesa nello spazio e nel tempo. Le persone sono in attesa di una risposta, di un cambiamento, e soprattutto di una speranza. È evidente che le città non sono più vivibili, e i servizi essenziali non sono più fruibili".

Anche nelle città più grandi mancano i servizi essenziali
Anche nelle città più grandi mancano i servizi essenziali

E a complicare tutto c'è il buio e l'assenza di connessione: "L'isola sta cercando di dotarsi di pannelli fotovoltaici per sopperire ai blackout sempre più frequenti e sempre più lunghi, ma in realtà non c'è un metodo efficace attraverso il quale si può far fronte a ciò che non si sa quando arriverà, ma si sa solo che arriverà".

Il tema politico, secondo l'assessore di Rifondazione Comunista, però non è secondario: "Le persone temono che succeda a Cuba quello che è successo in Venezuela. Si teme un intervento militare da un momento all'altro, ma ad oggi non ci sono bombardamenti, e non dovrebbero essere previsti interventi militari nel breve periodo, anche perché gli Stati Uniti sono impegnati sul fronte medio-orientale. Però è palpabile che qui ci sia una sorta di assedio medioevale, il castello non si arrende, e quindi si decide di prenderlo per fame. Il risultato è che la popolazione è allo stremo, è in ginocchio".

Anche il comparto turistico, a causa dell'emergenza provocata dai blackout, è ormai azzerato: "La vocazione turistica su cui si basava buona parte dell'economia dell'isola non esiste più da almeno un anno. Strutture alberghiere e villaggi turistici sono completamente spenti e inutilizzabili". Ma in ogni caso in questo momento i turisti non verrebbero visti di buon occhio: "La sensazione è di essere fuori contesto, incrociando lo sguardo delle persone non possiamo fare a meno di percepire incredulità da parte di chi cerca di capire chi siamo, cosa facciamo qui. Spesso notiamo la rabbia perché ci scambiano per turisti in un momento in cui l'isola sta attraversando il suo periodo più buio, e questo viene visto come una mancanza di rispetto".

Verzola (a sinistra con il giubbotto nero) alla consegna degli aiuti
Verzola (a sinistra con il giubbotto nero) alla consegna degli aiuti
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