100 giorni di Mamdani come sindaco di New York: dalla tassa agli ultra-ricchi ai supermercati municipali

New York continua a essere uno dei luoghi dove la ricchezza si concentra con maggiore intensità, una metropoli che attira capitali da tutto il mondo e che costruisce su questa attrattività una parte decisiva della propria forza economica. Dentro questa stessa dinamica, però, si è allargata negli anni anche una frattura sempre più visibile: vivere in città costa di più, restarci è diventato più difficile, mentre una parte crescente del patrimonio che la attraversa non si traduce in presenza stabile né in partecipazione fiscale proporzionata. È proprio dentro questo squilibrio che si colloca l'inizio del mandato del sindaco Zohran Mamdani, eletto con un programma che punta a rimettere in circolo una quota di quella ricchezza. A cento giorni dal suo insediamento, quella linea comincia a emergere in modo più definito, non tanto come dichiarazione di principio quanto più come proposta concreta già dentro il confronto istituzionale: una tassa sulle seconde case di lusso, costruita per intercettare una parte di quel capitale globale che usa la città come spazio di accumulazione.
La tassa di Mamdani sulle seconde case di lusso a New York: come funziona

La proposta della pied-à-terre tax introduce un contributo annuale per gli immobili sopra i 5 milioni di dollari che non sono utilizzati come residenza principale. Si tratta di appartamenti spesso acquistati come investimento, da proprietari che risiedono altrove e che li utilizzano in modo sporadico, lasciandoli vuoti per gran parte dell'anno. Secondo le stime dell'amministrazione, la misura potrebbe riguardare circa 13mila unità nei cinque distretti della città e generare almeno 500 milioni di dollari l'anno, risorse che verrebbero indirizzate verso servizi pubblici, infrastrutture urbane e politiche sociali.
In un contesto in cui la crisi abitativa si aggrava e gli affitti continuano a salire, l'accessibilità alla città diventa sempre più limitata per ampie fasce della popolazione. È proprio dentro questa dinamica che la tassa si inserisce, andando a colpire una delle distorsioni più evidenti del mercato immobiliare di fascia alta: la concentrazione di abitazioni di lusso sottratte di fatto all'uso residenziale stabile. Una misura che si basa sull'idea che il valore di questi immobili non dipenda soltanto dalle loro caratteristiche intrinseche, ma anche (e sopratutto) dal contesto urbano in cui sono inseriti: l'economia della città, i servizi pubblici, le infrastrutture e l'attrattività globale contribuiscono in modo assolutamente decisivo alla loro crescita di valore. Per questo, una parte di questo valore viene reimmessa nel sistema pubblico attraverso un prelievo stabile. Il riferimento evocato dal sindaco, come il super-attico acquistato dal finanziere Ken Griffin, rende evidente il tipo di mercato su cui si interviene: proprietà di altissimo valore che funzionano più come riserva di ricchezza che come abitazioni effettivamente vissute.
Il ruolo decisivo di Kathy Hochul: una mediazione che cambia il quadro

Questa proposta prende forma dentro un passaggio politico tutt'altro che scontato, legato al rapporto con la governatrice Kathy Hochul. Nei mesi precedenti il confronto sulla fiscalità aveva mostrato differenze di impostazione piuttosto evidenti: da una parte la richiesta del sindaco di intervenire in modo più deciso sui redditi elevati e sulle grandi imprese, dall'altra la posizione dello Stato, più prudente, preoccupata di non compromettere la capacità di attrarre investimenti e di mantenere stabile il quadro economico.
È proprio dentro questo spazio di confronto che ha preso forma l'idea della tassa sulle seconde case, costruita come punto di equilibrio possibile tra posizioni diverse. Dopo una fase iniziale in cui l'ipotesi di aumentare la pressione fiscale sui più ricchi era stata accolta con cautela, la governatrice ha progressivamente guardato a questo strumento come a una soluzione più gestibile: un intervento che non tocca direttamente redditi e imprese, ma che si concentra su patrimoni immobiliari di alto valore detenuti da non residenti, quindi per questo meno mobili e meno sensibili al rischio di spostamento, e al tempo stesso capaci di generare nuove entrate per il bilancio. È a questo punto che la misura diventa il terreno su cui le due posizioni riescono a incontrarsi: per il sindaco rappresenta infatti un primo segnale sul piano della redistribuzione, mentre per la governatrice consente di mantenere una linea coerente con il proprio approccio, che tiene insieme equilibrio politico e attenzione a non indebolire l'attrattività economica dello Stato. Dentro questo incrocio di esigenze si consolida così un rapporto politico che, nei primi mesi di mandato, è diventato uno degli snodi centrali per la definizione delle scelte amministrative.
Cento giorni dopo l'insediamento a sindaco di New York

Il contesto in cui si inserisce questa misura resta tuttavia segnato da un dato che orienta molte delle scelte di questi primi mesi, e cioè un disavanzo superiore ai cinque miliardi di dollari. Non è soltanto una questione contabile, ma, piuttosto, una condizione che impone gradualità e che obbliga a decidere dove intervenire subito e dove invece costruire strumenti con effetti più strutturali nel tempo. Nei primi cento giorni, l'amministrazione di Zohran Mamdani si è mossa proprio lungo questa doppia direttrice.
Da una parte la definizione di misure fiscali capaci di generare entrate stabili, come la tassa sulle seconde case; dall'altra interventi più immediati, pensati per incidere direttamente sulla vita quotidiana delle persone, soprattutto nei quartieri dove il costo della vita pesa di più ogni giorno. Ed è proprio in questa seconda direzione che si colloca il progetto dei supermercati municipali, una delle scelte più visibili di questa fase. L'idea nasce da un dato molto concreto: il prezzo del cibo è diventato uno dei principali fattori di pressione sui bilanci familiari, in particolare nelle aree della città dove l'offerta commerciale è più debole o meno competitiva. Per questo il Comune ha avviato una rete di punti vendita a prezzi calmierati, con l'obiettivo di ridurre direttamente il costo della spesa attraverso un intervento pubblico sul mercato alimentare. Alcuni spazi sono già operativi, ma è soprattutto l'apertura di un grande supermercato ad Harlem a segnare un passaggio significativo. In questo modo, insomma, l'amministrazione entra direttamente dentro un settore finora dominato dagli operatori privati, assumendo un ruolo diverso rispetto al passato: non solo regolatore o incentivatore, ma soggetto attivo in grado di incidere sui prezzi e di offrire un'alternativa concreta. In quartieri dove anche piccoli aumenti incidono immediatamente sul potere d'acquisto, questa scelta va ora ben oltre il singolo punto vendita e diventa così rapidamente parte di una strategia più ampia sul costo della vita.
È dentro questa stessa logica che si inseriscono anche le altre misure in discussione, che mostrano come l'amministrazione stia cercando di adattare il programma elettorale ai vincoli finanziari e ai rapporti con lo Stato. In parallelo, infatti, alcune promesse vengono rimodulate: il progetto degli autobus gratuiti richiederà tempi più lunghi e potrebbe partire con una fase sperimentale nei prossimi mesi, mentre sul fronte della sicurezza stradale l'estensione delle politiche di riduzione del traffico e dei limiti di velocità ha già prodotto una diminuzione significativa degli incidenti più gravi. Resta poi ancora aperto il capitolo degli affitti, con l'ipotesi di un meccanismo di contenimento dei canoni che ha iniziato a entrare nel confronto istituzionale e che rappresenta uno dei nodi più complessi dell'intero programma.
Il dato che emerge, a cento giorni, è che la linea di governo abbia cominciato però a concretizzarsi, entrando nel punto in cui la città produce valore e nel punto in cui quel valore viene percepito, ogni giorno, da chi la abita.