In otto settimane 29 tra bambini e neonati sono letteralmente morti di freddo in un campo profughi della provincia di Hasaka, in Siria. È questo il drammatico bilancio denunciato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che ha fatto il punto sulle vittime dell'ondata di gelo che ha pesantemente colpito il Medio Oriente negli ultimi due mesi. Ad avere la peggio sono stati proprio i più piccoli, che si trovavano con le loro famiglie nel campo nella parte orientale del Paese, al confine con l'Iraq, in tende e all'addiaccio. Già qualche giorno fa l'Unicef aveva cercato di attirare l'attenzione su quella che sta diventando una vera e propria emergenza umanitaria. "Le vite dei bambini continuano ad essere troncate da condizioni di salute che potrebbero essere prevenibili o curabili – aveva dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale del Fondo delle Nazioni Unite in Medio Oriente e in Nord Africa -. Non ci sono scuse perché questo continui a succedere nel 21esimo secolo. La tragica perdita di vite causata dall’uomo deve fine adesso".

I 30 bambini morti per ipotermia si trovavano tutti nel campo profughi di al Hol, che accoglie gli sfollati per i combattimenti contro l'Isis e dove restano circa altre 30mila persone. Sorto all'inizio degli anni Novanta per ospitare profughi palestinesi in fuga dal Kuwait e dall'Iraq durante la Guerra del Golfo, dal 2012 ha accolto i migranti siriani in arrivo dalle varie zone della regione ancora fortemente colpite dal conflitto in corso, che vede le forze curdo-arabe sostenute dalla coalizione internazionale a guida Usa contro i terroristi dello Stato Islamico, e in fuga dall'ultima sacca di resistenza jihadista. "La situazione nel campo di Al Hol è straziante, i bambini muoiono di ipotermia quando le loro famiglie fuggono in aree sicure. Molti di quelli che sono riusciti a sopravvivere sono malnutriti e stiamo cercando di fare il possibile per salvarli", ha detto Elizabeth Hoff, rappresentante dell'Oms in Siria.