"I graduali progressi che ciascuno dei nostri segmenti realizzerà determineranno il grande salto in avanti che farà Poste Italiane", così l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha annunciato il nuovo piano strategico del grande gruppo finanziario e postale che punta tutto su automazione, digitalizzazione, riorganizzazione. Nulla di rivoluzionario, però, si tratterà di un "piano conservativo", che punterà a consolidare i settori di maggior reddito e a incrementare gli altri senza ulteriori acquisizioni. "Solo trasformazione, riorganizzazione e crescita organica" ha sottolineato Del Fante. Il punto centrale di tutto sarà la formazine del personale e l'ingresso di nuove leve più adatte agli scopi del gruppo e che sappiano operare con le nuove tecnologie.

 "Assumeremo circa diecimila professionisti qualificati e formeremo il personale in servizio per dotarlo delle competenze, degli strumenti e degli incentivi necessari per completare il nostro processo di trasformazione", ha spiegato l'Amministratore delegato. I diecimila assunti in cinque anni in realtà non devo sorprendere troppo visto che alla fine il bilancio dei dipendenti sarà in negativo. Il piano di sviluppo di Poste infatti prevede contemporaneamente una riduzione media annua di 3mila unità per un totale di 15mila dipendenti tra prepensionamenti e accordi volontari. Altri 4.500 dipendenti invece subiranno uno spostamento e saranno riassegnati ad un ruolo commerciale di front-line dopo la relativa formazione. "Quale principale datore di lavoro in Italia, Poste Italiane è caratterizzata da una favorevole piramide dell’età della popolazione aziendale: i suoi dipendenti hanno un’età media di 50 anni e mediamente vanno in pensione a 60 anni. Oltre la metà dell’organico di Poste Italiane attuale andrà in pensione nei prossimi dieci anni, permettendo così l’assunzione di nuove figure professionali qualificate e di giovani talenti" hanno spiegato dall'azienda.

Un altro punto nevralgico del piano però è il ritorno al passato con la consegna pacchi e piccoli uffici. Contrariamente a quanto era stato programmato, infatti l’azienda non chiude più gli uffici postali periferici nei Comuni con meno di 5 mila abitanti.  "Erano state programmate diverse centinaia di chiusure, ma la motivazione della revoca è legata al fatto che crediamo che l’allargamento progressivo della gamma di prodotti non solo finanziari deve rendere anche quelle filiali sostenibili economicamente, in un momento in cui sia il settore bancario, sia quello assicurativo stano lasciando le realtà locali" ha spiegato del Fante.

Il gruppo infatti vuole puntare anche sulla crescita dell’e-commerce e la consegna degli acquisti online. "La concorrenza di Amazon per noi adesso è considerata un’opportunità, vista la crescita significativa dei volumi dell’e-commerce attesa nei prossimi anni", ha ribadito l’ad. A questo proposito Poste sembra volere estendere una sperimentazione di successo e cioè la consegna di pacchi anche al sabato e la domenica visto che iltrend indica che la maggior parte degli ordini vengono fatti il venerdì e il sabato. "Corrispondenza e pacchi rappresenteranno sempre il cuore delle attività di Poste" ha assicurato Del Fante.