Per il Censis ogni italiano ha un debito di 31mila euro
Le ultime stime fornite dal Censis sono, in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, ancora una volta tutt’altro che incoraggianti. I “risultati” della ricerca “Dove sta oggi la sovranità” mostrano, infatti, un quadro, per ogni italiano, di debiti, di consapevolezza dei sacrifici necessari per tentare di superare il momento critico e, anche, di sfiducia nel mondo del lavoro. La cifra più disastrosa è proprio quella relativa al “debito” degli italiani: se nel 1970 era pari a 242 euro oggi raggiunge quota 31mila euro. Il Censis dice che “negli ultimi cinquant’anni nel nostro Paese ogni anno l’aumento annuo medio del debito è stato sempre superiore all’aumento medio annuo del prodotto interno lordo”. C’è, appunto, la consapevolezza della situazione tanto che, lo rende chiaro il centro studi, il 55,1% degli italiani vuole che ai vertici dello Stato vi siano delle persone competenti, “anche se non elette dal popolo”.
Disposti a pagare di più pur di chiedere la ricevuta fiscale – Siamo consapevoli anche dei sacrifici che ci impone l’Unione europea ma, nonostante questo, solo una percentuale piuttosto bassa della popolazione (il 16,6%) dice di voler uscire dall’euro. Per il 41,3% della popolazione è necessario, invece, affrontare l’attuale situazione accettando le indicazioni della Ue. Siamo perfino disposti a un sacrificio personale pur di contribuire a generare risorse utile per il debito pubblico: il 51% degli italiani è infatti pronto a sostenere altri sacrifici, in percentuale diversa “sceglie” il pagamento di nuovi servizi pubblici, oppure pagare una tassa una tantum, lavorare di più o andare in pensione più tardi. Sempre più persone chiedono, infine, la ricevuta fiscale per combattere così l’evasione anche se questo vuol dire che andiamo a pagare di più i prodotti e i servizi.
La sfiducia nel mondo del lavoro e la necessità della “spintarella” – Un altro dato tutt’altro che incoraggiante fotografato dalla ricerca è quello che riguarda il mondo del lavoro e l’idea che gli italiani hanno del futuro: uno su quattro è infatti convinto che per lavorare sia necessaria una raccomandazione, la classica “spintarella”. 7,5 milioni di lavoratori sono invece convinti che nel loro settore di occupazione nei prossimi anni si perderanno posti di lavoro. Anche la laurea, stando a questi dati, perde quel valore un tempo determinante: solo il 24% delle persone pensa che il titolo di studio sia necessario per ottenere lavori con buone remunerazioni, per il 32% invece il laureato deve impiegare del tempo, al pari degli altri, per trovare un lavoro soddisfacente.