Il percorso è ancora all’inizio. Su alcuni punti le intenzioni del governo non sono ancora chiare. Ma la pace fiscale 2 sta iniziando a prendere forma, almeno nella testa degli esponenti leghisti che fanno parte dell’esecutivo. La pace fiscale, quindi, dovrebbe riaprire con la prossima legge di Bilancio. L’intenzione è quella di aumentare le sanatorie previste lo scorso anno (erano dieci): a queste se ne potrebbero aggiungere altre. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore potrebbero essere tre: l’emersione del contante nelle cassette di sicurezza, il saldo e stralcio per le imprese in difficoltà e una maxi-adesione agli accertamenti basati solamente sulle valutazioni del fisco per evitare un contenzioso in futuro. A queste si aggiunge un’altra questione rimasta in sospeso: quella della dichiarazione integrativa speciale. La Lega la vuole, il M5s no. La soluzione potrebbe essere quella di escludere gli scudi penali o i capitali all’estero.

Per quanto riguarda le liti pendenti, la sanatoria della pace fiscale 2 potrebbe prevedere le adesioni per le posizioni aperte tra Fisco e contribuenti, riguardanti i contenziosi aperti. La sanatoria potrebbe coinvolgere anche gli accertamenti sulle presunzioni o sulle valutazioni compiute dal Fisco. L’ipotesi è quella di pagare un importo a forfait tra il 20% e il 30%, senza sanzioni o interessi. Si escluderebbero, però, scudi penali o patrimoni all'estero.

Pace fiscale 2, cosa succederà alle cassette di sicurezza

L’aveva annunciato per primo il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. Poi l’ha ribadito di recente il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci. La pace fiscale potrebbe riguardare anche il contante all’interno delle cassette di sicurezza degli italiani. Bitonci ha spiegato ai sindacati che il tesoretto potenziale sarebbe da 150 miliardi di euro. L’obiettivo è far emergere il contante. L’ipotesi allo studio prevede di consentire l’emersione per il 30-40% degli importi detenuti all’interno delle cassette.

Su questi importi si andrebbe poi a pagare l’Irpef sulla base delle aliquote, ma senza aggiungere sanzioni o interessi. In questo processo un ruolo importante lo potrebbero avere anche i professionisti che dovranno certificare il fatto che questi importi derivino solamente dall’evasione fiscale e non da attività illecito di altro tipo, per evitare scudi penali per reati come la frode o sanatorie per i capitali all’estero.

Il saldo e stralcio esteso alle imprese

Altro obiettivo dichiarato dalla Lega è quello di estendere il saldo e stralcio anche alle imprese in difficoltà. Per ora possono aderire solo le persone fisiche con un Isee inferiore ai 20mila euro, pagando una percentuale tra il 16% e il 35% dell’importo dovuto, scontato da sanzioni e interessi di mora. L’incognita, per l’estensione alle imprese, riguarda due punti: da una parte bisogna capire se la misura porterà gettito o se serviranno coperture; dall’altra è necessario trovare dei criteri oggettivi per poter valutare se un’azienda è realmente in stato di difficoltà: per le persone fisiche si utilizza l’Isee, per le aziende lo strumento idoneo potrebbe essere più complicato da individuare.