La Lega vuole una pace fiscale 2. Lo ha dichiarato esplicitamente, attraverso il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, più volte. E lo stesso Bitonci continua a spiegare quale potrebbe essere il piano da seguire per mettere in campo una nuova edizione della pace fiscale. Il problema è che il Movimento 5 Stelle sembra volersi opporre a un nuovo condono, dopo quello già messo in campo nel caso della prima edizione. Il Sole 24 Ore mette insieme quelle che potrebbero essere le principali novità. Si parte dal saldo e stralcio, che potrebbe essere esteso alle imprese. Si aggiunge una nuova sanatoria sulle liti pendenti, mentre si parla anche di un provvedimento sulle cassette di sicurezza per far emergere il contante. Altro obiettivo è quello di creare un condono per le dichiarazioni infedeli. Non ci sarà, invece, una quarta rottamazione delle cartelle, secondo quanto assicura Bitonci in un’intervista al Corriere della Sera. L’obiettivo è quello di incassare più o meno quanto è arrivato grazie alla prima pace fiscale: una cifra da circa 21 miliardi in cinque anni, “forse anche qualcosa in più”.

La dichiarazione integrativa speciale e le liti pendenti

Uno dei punti di cui si discute è quello riguardante la dichiarazione integrativa speciale, che potrebbe essere inserita in questa nuova pace fiscale in versione light, senza alcuno spazio per eventuali scudi penali o per i capitali all’estero. Sarebbe, in sostanza, una sorta di flat tax al 20%, senza sanzioni aggiuntive e senza interessi sui maggiori imponibili lasciati emergere. L’idea, spiega ancora Il Sole 24 Ore, potrebbe essere quella di puntare a coinvolgere i professionistici per accertare che gli importi dichiarati siano frutto di evasione e non di attività illecite di altro tipo.

Si potrebbe anche riaprire una sanatoria sulle liti pendenti, una misura che avrebbe riscontrato un certo successo. Nella scorsa edizione era prevista la possibilità di pagare per le liti pendenti il 5% della cartella nel caso in cui il contribuente abbia vinto nei primi due gradi di giudizio: un tasso che va salendo e che arriva al 90% nel caso in cui non si sia ancora arrivati alla sentenza di primo grado. La sanatoria potrebbe prevedere anche una rateizzazione per saldare il contenzioso con un massimo di 20 rate trimestrali da versare in cinque anni.

La pace fiscale 2 per le cassette di sicurezza

Un altro obiettivo, dichiarato già da qualche settimana da Matteo Salvini, è quello di rimettere in circolo i contanti che si trovano attualmente nelle cassette di sicurezza italiane. Nessuno sa, ufficialmente, di quali cifre stiamo parlando: alcune stime ipotizzano che si tratta di quasi 200 miliardi di euro. La sanatoria potrebbe escludere le violazioni penalmente rilevanti e i capitali nascosti illegalmente fuori dall’Italia. L’ipotesi sul tavolo ora è quella di un pagamento a forfait del 15-20% senza alcun obbligo di reinvestire. Bitonci al Corriere spiega che questa sanatoria “sarà su base volontaria e riguarderà solo le somme non dichiarate al Fisco. Non quelle che possono derivare da altri reati come il riciclaggio”.

Riguarderà solo l’Italia e l’idea è quella di far pagare “le relative imposte sul reddito applicando l’aliquota Irpef del proprio scaglione, ciò dal 23% al 43% a seconda dei casi. E anche l’Iva se si è soggetti a partita Iva. Ma entrambe le tassazioni si applicheranno solo su una parte dei contanti che si vogliono sanare. Le ipotesi sono 30,40 o 50%, dobbiamo decidere”. Riguarderà, comunque, solo una parte del contante perché “ci sarà la presunzione che queste somme siano state prodotte non solo negli ultimi cinque anni, ma anche negli anni precedenti che non sono più soggetti a controlli”. In ogni caso, per chi aderirà, sarà necessario “dimostrare che le dichiarazioni dei redditi precedenti giustifichino in qualche modo quelle somme” .

Il saldo e stralcio esteso alle imprese

L’idea sul saldo e stralcio, finora riservato solo ai semplici cittadini, è quella di estenderlo alle imprese in difficoltà economica. Si tratterebbe di una sanatoria sulle cartelle ricevute per il mancato versamento di imposte o contributi. Il problema, in questo caso, è capire quali siano gli indicatori da utilizzare per valutare quali aziende siano realmente in difficoltà. Per le persone fisiche si ricorreva all’Isee, per le aziende – spiega Bitonci – “sarà necessario avere una certificazione dello stato di crisi aziendale e dimostrare di non avere altre risorse patrimoniali. A queste condizioni sarà possibile pagare solo una parte del debito, con una percentuale variabile a seconda del grado di difficoltà”.