Il governo rinvia il riccometro, il nuovo strumento contro i “falsi poveri”

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Nel Cdm di ieri era prevista la revisione dei criteri dell’Isee, il cosiddetto “riccometro”. Ma l’assenza di alcuni ministri, Fornero in primis, e l’opposizione della Regione Lombardia hanno fatto saltare tutto alla prossima riunione.

 Il Consiglio dei ministri ha rinviato ieri l'approvazione della revisione dei criteri dell'Isee, noto con il nome di "riccometro", ovvero l’indice di ricchezza che regola il diritto alle agevolazioni fiscali e ai servizi sociali correlati. Insieme al redditometro, il nuovo ‘riccometro' è parte integrante della manovra sui conti pubblici. La sua funzione dovrebbe essere quella di supervisionare le entrate e le uscite delle famiglie italiane, combattere l’evasione e, di conseguenza, rendere più stringente la spesa dello Stato. Uno strumento, dunque, importante nelle mani del Governo. Ieri, però, a Palazzo Chigi si è segnalata l'assenza di diversi esponenti dell'esecutivo guidato dal premier uscente Monti, tra cui in particolare Elsa Fornero. Per questo motivo si è deciso di rinviare l'approvazione del provvedimento. Appuntamento rimandato al prossimo Cdm, ma è probabile che a questo punto la palla passi direttamente al nuovo governo che uscirà dalle elezioni del 24 e 25 febbraio. Altro motivo che ha messo sotto pressione il Cdm, è il voto negativo espresso dalla Lombardia (unica tra le 20 regioni). C'è da dire che la riforma dell'Isee era stata prevista dal decreto Salva Italia, ma aveva subito la bocciatura della corte Costituzionale che aveva richiesto il parere della Conferenza delle Regioni per dare il via libero definitivo alla norma. Formigoni & c. hanno, però, detto no.

Che cos'è il riccometro – E' uno strumento di calcolo, simile al redditometro che, tenendo conto di diversi fattori, rappresenta la situazione economica di un nucleo familiare: reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia). Tiene dunque d'occhio un po' tutto: dal possesso di beni di lusso alla compravendita di obbligazioni, passando per lo stato dei conti correnti e le esenzioni dal pagamento di imposte ecc. La misurazione della condizione finanziaria della famiglia diventa così più stringente anche sui redditi. Dovranno, dunque, effettuare una dichiarazione dei redditi, anche coloro che non sono soggetti a tassazione Irpef: è il caso dei redditi d’affitto o dei salari di produttività. Consente, però, ai cittadini di ottenere alcune agevolazioni: come uno sconto di un terzo sulla rata dell’Imu per chi abita nella casa intestata; una franchigia  di 7.000 euro annui per chi paga un affitto, un nuovo indirizzario per le dinamiche abitative in caso di vita coniugale.

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