Solo per abbonati opinioni

Il governo non ha i soldi per i poveri perché non vuole toccare rendite e patrimoni  dei ricchi

Immagine
14 milioni di persone in povertà assoluta o relativa e la legge bilancio più povera di sempre: si poteva fare di più? Sì, si poteva. Bastava occuparsi di successioni, case vuote, rendite catastali e grandi patrimoni, ad esempio.

Non è vero che non si poteva fare niente di diverso. Anzi, di fronte ai dati presentati giusto ieri dall’Istat, che fotografano un Paese in cui quasi 14 milioni di persone su 60 vive in uno stato di povertà assoluta o relativa – e la fotografia è dello scorso anno, peraltro, quando ancora l’inflazione non aveva ancora iniziato a menare come un fabbro, fare qualcosa era doveroso. E invece il governo Meloni ha varato la legge di bilancio più povera di sempre: 23,5 miliardi di cui 14,4 destinati a investimenti su difesa e rinnovabili. E i restanti 9 coperti per più della metà da una tassa alle banche – sacrosanta, intendiamoci – che ancora non si capisce se l’esecutivo avrà la forza di difendere.

Cosa si poteva fare? Facciamo qualche esempio.

Uno: la Francia ricava ogni anno circa 18 miliardi di euro dalle tasse di successione, la Germania dieci, il Regno Unito nove, l’Italia a malapena uno. Non parliamo di un esproprio proletario, ma di una prassi diffusa in tutte le liberaldemocrazie d’Europa: chi eredita del patrimonio che non si è guadagnato, è giusto che ne redistribuisca almeno in parte alla collettività. Ci allineassimo al resto d’Europa, oggi avremmo dai 10 ai 20 miliardi in più da spendere per ridurre le tasse o da investire nella spesa sanitaria per le fasce più deboli della popolazione italiana, ad esempio.

Due: allo stesso modo, visto che si parla di disagio abitativo, si potevano introdurre imposte più alte contro chi toglie le abitazioni dal mercato immobiliare delle locazioni a lungo termine, per tenerle vuote o per destinarle al mercato degli affitti brevi. Sarebbe stato un buon modo per recuperare risorse e per aumentare l’offerta di case disponibili a chi cerca una abitazione. Sempre la Francia, ad esempio, sulle case sfitte applica un’imposta che va dal 30% al 60% della rendita catastale e da noi di case sfitte o destinate agli affitti brevi ce ne sono circa 8 milioni.

Già che ci siamo – tre – non sarebbe stato male aggiornarli, questi benedetti valori catastali, visto che c’è chi paga pochissimo per immobili che valgono moltissimo.

E già che ci siamo, quattro: un'imposta sui grandi patrimoni toccherebbe meno dell’1% della popolazione italiana, peraltro in misura nemmeno significativa – parliamo di aliquote tra l’1% e il 3,5% – e potrebbe produrre un discreto extragettito ogni anno, che le stime più prudenziali indicano in una decina di miliardi l’anno.

Metti assieme anche questa e arrivi a circa venti, trenta miliardi di risorse in più, che in un anno complicato come questo sarebbero servite come stimolo alla crescita (che non c’è) o come sostegno contro la povertà (che c’è, eccome).

Non vuoi toccare rendite e patrimoni? È una scelta, non un destino ineluttabile, E prendersela con l’Europa, con gli stranieri, con l’Istat o col destino cinico e baro è la più puerile delle scuse di chi non vuole proprio toccare i soldi dei ricchi per aiutare i poveri. Ma anzi, preferisce che i poveri si scannino tra loro. Contenti noi, contenti tutti.

api url views
Immagine
Solo per abbonati
Leggi subito questo contenuto attivando la prova gratuita di 14 giorni
Sei già un sostenitore?
Questo lavoro richiede tempo, risorse e indipendenza. Con l'abbonamento a Fanpage.it accedi ai contenuti di DIRECT e sostieni i giornalisti che li hanno realizzati.
Offerta limitata
Gratis per 14 giorni
  • Sito web e app senza pubblicità
  • Rassegna delle news più rilevanti del giorno
  • Newsletter, serie e podcast esclusivi
  • Sostieni il giornalismo libero e indipendente
Ora non paghi nulla, dopo 14 giorni riceverai un addebito di 90€/anno
Sei già un sostenitore?