Italiani e cultura finanziaria, non è un ottimo quadro quello fotografato dalla Consob nel suo Rapporto 2019 sulle scelte di investimento delle famiglie. Il 30% dei cittadini non sa cosa sia un conto corrente, ma ignora anche cosa sia un'azione, un'obbligazione, un fondo comune fino ad arrivare ai più moderni Bitcoin. Il 21% degli italiani se la passa ancora peggio e non conosce nessuna delle nozioni di finanziarie considerate di base come inflazione, relazione rischio-rendimento, diversificazione o caratteristiche dei mutui.

Forse i dati non dovrebbero sorprendere visto che la maggior parte degli intervistati indica l'educazione familiare come una delle principali fonti della propria cultura finanziaria. Ne consegue che la stragrande maggioranza degli intervistati riferisce di essere stato incoraggiato a risparmiare e a gestire il budget in modo attento dai propri genitori. Al contempo però, solo nel 20% dei casi questo incoraggiamento è giudicato "elevato" e questo maggiore stimolo arriva a quei soggetti dove in famiglia esiste una cultura finanziaria elevata.

Pianificazione e controllo delle scelte finanziarie rimangono comportamenti poco diffusi presso le famiglie e ben il 60% degli intervistati ammette di non seguire una regola precisa nella gestione dei propri soldi, mentre il 40% pianifica la spesa in modo più razionale definendo in modo sequenziale un obiettivo di spesa alla volta. Solo un terzo degli italiani ha un piano finanziario e di questi poco meno del 40% ne monitora l'avanzamento in modo dettagliato, annotando le spese. Tra coloro che non pianificano, il 42% lo fa perché ritiene che sia inutile, ma anche perché manca la capacità di risparmio, o perché ritiene sufficiente "controllare" le spese. Un 20% di coloro che non hanno un piano finanziario poi, pur ritenendolo utile, non è disposto a modificare le proprie abitudini.

Il ruolo del consulente finanziario nella vita degli italiani

Solo il 20% degli individui si affida a un consulente finanziario per una consulenza prima di prendere scelte di investimento. Il 40% degli investitori ricorre alla cosiddetta consulenza informale, ossia ai consigli di amici e parenti, e altrettanti decidono in autonomia. Più del 50% degli intervistati infine, non è in grado di definire in cosa consista il servizio di consulenza in materia di investimenti.

Anche tra coloro che si affidano ad un consulente tuttavia, è bassa la propensione alla verifica delle informazioni ricevute. Dopo aver ricevuto la consulenza infatti, più del 60% segue i consigli ricevuti e solo il 10% chiede una seconda opinione ad un altro soggetto. Il consulente poi, sembra che sia poco "frequentato", considerando che il 30% dei risparmiatori che si affidano a un consulente dichiara di non aver avuto alcun contatto con il professionista di riferimento nel corso dell'anno precedente. Ma questo problema non sembra poter essere attribuito solo a una mancanza di interesse degli investitori, considerando che in caso di turbolenze finanziarie soltanto il 20% dei soggetti viene contattato dal consulente.

I dati sulla ricchezza delle famiglie italiane

La ricchezza delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile resta consistente, sopra la media europea, ma al contempo il tasso di risparmio continua a calare, registrando valori inferiori alla media dell'area euro. A fine 2017 il risparmio lordo delle famiglie risultava pari al 9,7%, a fronte dell'11,8% della media dell'Eurozona. La ricchezza netta degli italiani rimane comunque stabile sui livelli del 2012 attestandosi a 9 volte il reddito disponibile, mentre il dato medio per i paesi dell'area euro è 8 volte il reddito disponibile.

Per quanto riguarda il livello di indebitamento, le famiglie italiane continuano ad essere virtuose, registrando a fine 2017 un rapporto debito/Pil pari al 40% a fronte di poco meno del 60% per la media dell'area euro. L'Italia viene vista in linea con l'area euro relativamente alla diffusione di alcuni prodotti e servizi bancari, come ad esempio conti correnti o carte di credito, ma sono meno incoraggianti i dati relativi alla familiarità con gli strumenti di pagamento digitali, che vedono le famiglie italiane meno abituate a utilizzare il telefono mobile o internet per i pagamenti. Questi mezzi vengono usati solo nel 20% dei casi, a fronte di un 45% registrato nelle famiglie dell'Eurozona.