Il Consiglio Costituzionale francese ha dato il via libera al controverso provvedimento voluto dal presidente Francois Hollande a proposito di una tassa "patrimoniale" sulle grandi ricchezze. La tassa sarà pari al 75% e verrà applicata esclusivamente alle aziende che versano stipendi superiori al milione di euro ad alcuni loro dipendenti: in particolare, il prelievo avrà carattere transitorio (varrà solo per quest'anno e il prossimo) e riguarderà la somma eccedente il milione, e non la totalità dello stipendio. La decisione del Consiglio Costituzionale dà una boccata d'aria al Presidente Hollande, recentemente giudicato come il più impopolare della storia francese. L'inquilino dell'Eliseo aveva dovuto incassare lo scorso anno la bocciatura della Consulta per "mancato rispetto del principio di equità": una prima stesura della legge, infatti, prevedeva che a subirne le conseguenze fossero non le imprese, bensì i singoli cittadini. Secondo quel primo provvedimento, per i due anni successivi chiunque avesse percepito un salario superiore al milione di euro avrebbe dovuto pagare un'imposta sul reddito al 75%. La misura aveva carattere "transitorio", legato alla fase di uscita dalla crisi, e secondo i suoi sostenitori rappresentava uno "sforzo di solidarietà" richiesto ai più ricchi per aiutare i più deboli.

Ma la "patrimoniale" – vero e proprio cavallo di battaglia di Hollande in campagna elettorale – aveva anche molti detrattori. Si tutti l'attore Gerard Depardieu, trasferitosi prima in Belgio poi in Russia nel tentativo di non pagare tasse sui suoi lauti guadagni. A Mosca aveva trovato ad attenderlo Vladimir Putin in persona. La legge, inoltre, avrebbe colpito anche i milionari calciatori francesi che, nel mese scorso, avevano minacciato scioperi se fosse stata approvata. Tredici società di Ligue1 (la nostra serie A) avevano indetto un turno di stop del campionato per l'ultimo weekend di novembre, rimandando in extremis la protesta di fronte al crescente malumore dell'opinione pubblica.