Sarà un caso, o forse no, ma nel giorno in cui al Salone di Los Angeles debutta l’atteso Suv “medio” a marchio Alfa Romeo, lo “Stelvio” (nella versione Quadrifoglio, motorizzata con uno sportivissimo 2.9 V6 BiTurbo benzina da 510 CV, di derivazione Ferrari, abbinato ad un cambio ZF automatico a 8 marce, cui si affiancheranno ulteriori motorizzazioni tra cui un 2.0 Turbo benzina da 280 CV, sempre con cambio automatico a 8 marce), il titolo Fiat Chrysler Automobiles allunga il passo e chiude a 7,03 euro, in rialzo del 2,18% nonostante il calo dello 0,73% dell’indice generale di Piazza Affari, portando ad oltre il 7,5% il guadagno nell’ultima settimana di contrattazioni.

Come noto lo Stelvio, insieme al “cugino” Levante, presentato al Salone di Ginevra lo scorso marzo da Maserati e già forte di 18 mila ordini raccolti, buona parte dei quali provenienti dagli States, è un tassello importante nella strategia di Sergio Marchionne che da tempo vuole rafforzarsi nei settori lusso (con la casa del tridente) e “premium” (con Alfa Romeo).

Una mossa giudicata indispensabile per arrivare, come previsto dal piano industriale del gruppo, a 136 miliardi di ricavi netti a fine 2018 (dai 111 di fine 2015, primo anno in cui Ferrari è stata scorporata), un Ebit (risultato operativo) rettificato di 8,7-9,8 miliardi, pari ad un Mol tra il 6,4% e il 7,2% (dai 4,8 miliardi e dal 4,3% rispettivamente di fine 2015) ed un utile netto rettificato di 4,7-5,5 miliardi (contro gli 1,7 miliardi del 2015).

Dopo uno slittamento annunciato a inizio anno, il rinnovo della gamma Alfa Romeo viaggia ora secondo il crono programma aggiornato e dovrebbe vedere l’anno venturo il lancio di una nuova berlina “ammiraglia” (erede della 159, finora denominata “Alfetta”), da cui dovrebbe derivare un ulteriore Suv proposto in due varianti, una di dimensioni maggiori dello “Stelvio” ed uno più compatto, attesi per il 2018.

Nel 2019 sarà la volta di un modello molto “glamour, ma da piccoli numeri, l’erede dell’Alfa Romeo 4C (finora denominata Alfa Romeo 6C), anche in questo caso proposto in due versioni: coupé e spider; nel 2020 il rinnovo della gamma sarà concluso con l’arrivo sul mercato dell’erede dell’attuale Giulietta.

Ma Marchionne non guarda solo ad Alfa Romeo e mentre Fca lancia il primo Suv della storia del biscione, il partner cinese China Automotive Systems  fa sapare di aver avviato presso il suo impianto di Jingzhou, nella provincia di Hubei in Cina, la produzione di differenziali per i nuovi modelli Suv a marchio Jeep che Fiat Chrysler sta iniziando a produrre a Toluca, in Messico, per poterli poi lanciare l’anno venturo.

Sempre che, ovviamente, Donald Trump non si metta di traverso imponendo, come minacciato, dazi del 30% all’importazione di automobili prodotte nel paese sudamericano. Fca produce in Messico circa il 10%-15% di quanto vende negli Usa, meno di General Motors e Ford (che mediamente vi realizzano il 20% della loro produzione), ma l’ipotesi di dazi non è certo il miglior viatico per iniziare l’anno nuovo. Per ora però la minaccia resta sullo sfondo, mentre Alfa Romeo Stelvio è finalmente sotto i riflettori di fotografi e mercati.