Corte dei Conti chiede 234 mld a S&P: “Non ha valutato patrimonio artistico”
Secondo la Corte dei Conti l’immenso patrimonio storico, artistico e letterario italiano va considerato quando si valuta l’affidabilità creditizia di un Paese. E non sarebbe stato fatto dalle agenzie di rating che nel 2011, quando l’Italia è stata declassata. Se, insomma, i revisori avessero speso più tempo ad ammirare le bellezze italiane, dalla Cappella Sistina alla Divina Commedia passando per La dolce vita di Fellini, forse avrebbero valutato diversamente il debito italiano. Per i magistrati non averlo fatto è stato dunque un errore e perciò hanno chiesto danni a Standard & Poor’s per ben 234 miliardi di euro. La notizia è apparsa sul Financial Times, secondo il quale sono state trascinate in giudizio anche altre agenzie, Moody’s e Fitch. Standard & Poor’s ha confermato la notizia della causa, ma l’ha definita – scrive il Financial Times – “poco seria e senza fondamento”. La mossa della Corte dei Conti è stata definita “priva di merito” anche da un portavoce di Moody’s. Fitch, invece, ha fatto sapere che collaborerà: “Capiamo le preoccupazioni del tribunale, ma crediamo di avere operato sempre in maniera corretta e nel pieno rispetto della legge”.
Maggiori dettagli dovrebbero essere resi noti il 19 febbraio – Secondo il Financial Times, i legali delle agenzie si prepareranno ora a contestare la legittimità dell’azione. La notizia della richiesta della Corte dei Conti è rimbalzata oggi su diversi quotidiani italiani che scrivono che ulteriori dettagli saranno forniti il prossimo 19 febbraio. Come ricorda anche il Corriere, ci sono dei precedenti di cause alle agenzie di rating: in Italia lo scorso anno il pm di Trani Michele Ruggiero ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone tra dirigenti e funzionari di S&P e di Fitch per manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata.