Circa 3 mesi fa la sentenza della Consulta aveva dichiarato illegittimo lo stop anticipato al cambio lira-euro deciso dal governo Monti,  accendendo le speranze dei cittadini possessori del vecchio conio e desiderosi della conversione nella nuova moneta. Ora però arriva la doccia fredda di Bankitalia. Il cambio da lire in euro sarà possibile “solo per coloro che sono andati in giudizio e a chi ha avuto accortezza di presentare istanza entro il 28 febbraio 2012, facendosi rilasciare apposita ricevuta dalla stessa Banca d’Italia”. Lo rendono noto Adusbef e Federconsumatori, parlando di un “duro colpo” per i risparmiatori. Stando ad una circolare di Via Nazionale, anticipata dalle associazioni dei consumatori, la Banca d’Italia procederà al cambio delle lire “in favore di coloro che hanno avviato, entro il termine originario di prescrizione delle lire (28.2.2012), un giudizio volto a ottenere la condanna della Banca d’Italia a dare seguito all’istanza di conversione, purché l’eventuale sentenza sfavorevole non sia passata in giudicato; hanno richiesto con un’istanza formale la conversione entro il termine sopra indicato, specificando l’importo”.

Adusbef e Federconsumatori, “osservando il principio giuridico sulla prescrizione, che deve decorrere dal momento in cui può essere esercitato il diritto, invitano quindi i possessori di lire, che non hanno intentato azione giudiziaria, né hanno richiesto con un’istanza formale la conversione entro il termine del 28 febbraio 2012 con la specifica dell’importo, di andare nelle filiali di Bankitalia a chiedere la conversione, richiedendo ricevuta del diniego”.

Tesoretto da 1,3 miliardi nelle casse dello Stato

Come detto molti italiani all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale dello scorso ottobre che obbligava Bankitalia a convertire moneta del vecchio conio in euro anche a coloro che erano rimasti bloccati dal decreto Monti (che anticipava al 6 dicembre 2011 la fine del tempo a disposizione per la conversione, fissato al 28 febbraio 2012) avevano esultato. La logica avrebbe dovuto essere quella sarebbe stata riaprire una "finestra" di tre mesi per recuperare le vecchie lire. Eppure, così non è stato: solo pochi saranno i fortunati. E cioè chi nel momento dell’approvazione del decreto, che anticipava la scadenza del changeover, aveva fatto causa alla Banca d’Italia. Va detto che la mancata conversione, nel 2011, si è tradotta in un tesoretto pari a ben 1,3 miliardi di euro di cui a questo punto una buona parte resterà nella casse dello Stato.