L’aumento dei contagi di Covid-19 porta sempre più genitori in una difficile situazione, quella di dover accudire i propri figli in quarantena magari per un caso di positività nella loro scuola. Per i genitori ci sono quindi poche possibilità, nel caso in cui lavorino. La prima è lo smart working, laddove l’attività lavorativa lo consenta. Una soluzione che potrebbe essere sempre più utilizzata nelle prossime settimane, soprattutto dopo le ultime indicazioni del governo in tal senso. La seconda è quella di affidare il figlio all’altro genitore, ma non è detto che possa farlo e che non abbia impegni lavorativi. La terza ipotesi è quella del congedo, di cui molti genitori hanno già usufruito in piena emergenza sanitaria, assentandosi dal lavoro per 15 giorni (poi diventati 30): ne hanno fatto ricorso 400mila persone.

Il congedo Covid per chi ha figli in quarantena

Il congedo Covid è stato confermato dal decreto Agosto fino al 31 dicembre: vale per i periodi di assenza dal lavoro a partire dal 9 settembre e si può chiedere più di una volta, con un’indennità che corrisponde al 50% della retribuzione e che viene pagata dall’Inps. Il congedo non può essere usufruito se il lavoratore può prestare la sua attività in smart working o se chi lo richiede ha la possibilità di affidare il figlio all’altro genitore. In caso di lavoro agile, quindi, il genitore viene escluso dall’accesso al congedo. Al congedo Covid, inoltre, può accedere un solo genitore per volta. E solo se uno dei due genitori non è disponibile, perché magari in cassa integrazione a zero ore o disoccupato.

I punti critici del congedo Covid

È il Sole 24 Ore a segnalare, però, alcune criticità del congedo Covid. Innanzitutto può essere chiesto dal genitore se il figlio è in quarantena – su decisione dell’Asl – in seguito a un contatto con un positivo a scuola, durante l’attività sportiva, in palestra, piscina o altre attività del genere. Sembra quindi essere escluso il caso di contatto avvenuto in altro ambiente. Emanuele Rossino, hr director di Ruffino Srl e presidente dell’Associazione italiana per la direzione del personale Toscana, spiega sempre al Sole: “In caso di contagio verificatosi fuori dai luoghi elencati nella legge, come ristoranti o case di amici il genitore si troverebbe nella necessità di dover chiedere giorni di ferie o un permesso non retribuito per assistere il figlio in quarantena, come se ci fossero un contagio di serie A e uno di serie B”.

Altro nodo è quello delle risorse. Per quest’anno sono stati stanziati 50 milioni per il congedo Covid, più 1,5 milioni per garantire la sostituzione del personale scolastico che ne fruisce. Una volta superata questa soglia non si potranno più accogliere nuove domande di congedi Covid e resterebbero, quindi, solo quelli parentali ordinari o ferie e permessi. Infine, ultimo problema è quello di una possibile disparità tra lavoratori della stessa azienda: può succedere che alcuni possano aderire allo smart working, continuando così a ricevere lo stipendio pieno, mentre altri nello stesso posto di lavoro debbano per forza ricorrere al congedo (e quindi con stipendio dimezzato) perché svolgono un lavoro di produzione o per cui è necessario il contatto con il pubblico.