Con un emendamento al Decreto Rilancio, approvato in Commissione Bilancio alla Camera, il congedo parentale di 30 giorni per i genitori di bambini fino a 12 anni, pensato per il periodo d'emergenza coronavirus, è stato esteso al 31 agosto.

Lo ha  fatto sapere in un tweet la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo commentando così: "Continuiamo a sostenere le famiglie in questa fase di ripartenza". In pratica l'emendamento prevede per ciascun genitore lavoratore dipendente nel settore privato, il diritto a fruire di uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50% della retribuzione, per un periodo continuativo o frazione non superiore a trenta giorni.

"Una scelta di buon senso, talvolta vince la giustizia sociale", ha detto Dario Bond, deputato di Forza Italia, primo firmatario dell'emendamento al Dl Rilancio.

"Equiparare padre e madre – ha aggiunto il deputato Bond – significa consentire ai bambini di crescere con un genitore più presente, anche in assenza di matrimonio. Nel mondo del lavoro di oggi a lavorare sono, nella stragrande maggioranza dei casi, sia il padre che la madre".

"Una politica che si dica davvero a favore e a tutela della famiglia non può essere legata a logiche o preconcetti superati, ma deve essere in grado di offrire la flessibilità necessaria per sostenere le esigenze di assistenza all’infanzia e adeguare la genitorialità alla contemporaneità", ha spiegato.

Finanziamenti centro estivi: estesi per la fascia 0-16 anni

È passato anche l'emendamento di Italia Viva che estende da 0 a 16 anni la fascia d'età delle attività estive finanziabili con i 150 milioni stanziati dal mio Ministero. Inizialmente i progetti organizzati dai Comuni nei mesi di giugno a settembre erano destinati alla fascia di età compresa tra 3 e 14 anni. Soddisfatta la ministra Elena Bonetti: "Era necessario garantire a tutti i figli, dai più piccoli – penso in particolare ai bambini sotto i 3 anni – fino agli adolescenti, un'offerta ricreativa rispondente alle specifiche esigenze di ogni età".

Smart working fino a fine epidemia per chi ha disabilità

Un'altra novità nel settore lavoro riguarda le persone con disabilità o con patologie, che sono le più esposte ai rischi di contagio: queste categorie hanno diritto a lavorare in smartworking, in tutti i casi in cui il lavoro da remoto sia compatibile con le loro mansioni.

"Per tutta la durata dell'emergenza Covid19, le persone con disabilità o con patologie che comunque le rendono più esposte a rischi in caso di contagio hanno diritto a pretendere di lavorare in smartworking, in tutti i casi in cui sia compatibile con le loro mansioni lavorative. Lo stabilisce l'emendamento che abbiamo presentato al dl Rilancio su sollecitazione di Fish e che la commissione bilancio alla Camera ha appena approvato", hanno detto i deputati di Italia Viva Lisa Noja e Luciano Nobili. "Un risultato fondamentale per garantire alle persone più fragili la possibilità di continuare a lavorare in sicurezza. Una tutela importante perché nessuno resti isolato ed escluso".