L'economia italiana è definita "stagnante" e la nostra industria "in affanno", nonostante l'aumento delle esportazioni abbia tenuto a galla il Prodotto interno lordo evitando una recessione. È questa la situazione fotografata dal centro studi di Confindustria (Csc) nella consueta Congiuntura Flash. A pesare sull'economia del Paese è soprattuto la debolezza della domanda interna e il calo degli investimenti attesi. La congiuntura dell'economia internazionale non aiuta, considerando la decelerazione degli Usa e le incertezze nell'Eurozona che resta appesa al nodo della Brexit.

L'export è considerato come la componente "più dinamica" dell'economia italiana dagli analisti di viale dell’Astronomia: nei primi otto mesi è cresciuto del 2,6% (+2,1% a prezzi costanti) in valore sullo stesso periodo del 2018. Il dato inoltre va confrontato con una sostanziale stagnazione delle esportazioni tedesche (-0,3% a prezzi costanti nei primi otto mesi) e, in generale, degli scambi mondiali (-0,4%). I beni italiani, quindi, hanno guadagnato quote nei mercati internazionali. Questo risultato positivo è il combinato disposto di andamenti fortemente eterogenei tra settori, regioni di origine e mercati di sbocco.

A trainare l'incremento delle esportazioni italiane è soprattuto il settore dell'alta qualità che ha registrato le migliori performance. Si tratta soprattutto del settore farmaceutico e dell'abbigliamento-pelli, che da soli hanno offerto un contributo quasi pari alla crescita complessiva dell’export italiano nei primi otto mesi. È giudicata in robusta espansione anche la vendita di alimentari-bevande e di altri articoli (sportivi, giochi, musicali, medicali). Una tendenza opposta è quella che invece viene registrata nelle importazioni che ha registrato un incremento solo dell’1% (+0,5 a prezzi costanti). Complice di questo dato è la frenata della domanda interna di famiglie e imprese.

Un quadro non troppo positivo, specialmente se sommato agli ultimi dati diffusi dall'Istat, per cui nel mese di settembre la disoccupazione è tornata a salire ed è passata dal 9,6% al 9,9%. Pur basandosi su dati ancora provvisori, l'Istituto nazionale di Statistica ha mostrato che gli occupati tra il mese di luglio e quello di settembre sono risultati in lieve ma costante calo portando a una perdita di 60 mila posti di lavoro. La disoccupazione è aumentata per entrambe le componenti di genere e anche tra i giovani (15-24 anni), dove è salita di 1,1 punti percentuali a settembre su agosto, portandosi al 28,7%.