Confcommercio: “Per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno 11 anni”

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Consumi fermi al palo e 12 mila imprese “morte” nei primi tre mesi del 2014. E’ la fotografia scatta dal rapporto dell’associazione dei commercianti che evidenzia come la crisi influisca anche sul divario tra il nord e il sud del Paese.

L’uscita dalla crisi sarà molto lenta per l’economia italiana. Occorreranno infatti più di 11 anni per tornare ai livelli precrisi per i consumi. Questo il calcolo fatto dal Centro studi di Confcommercio in occasione dell'assemblea annuale. L'associazione dei commercianti fa presente che nel 2014 il Pil registrerà un lieve incremento dello 0,5% mentre i consumi saranno quasi fermi con a +0,1%. Per questo "la ripresa si allontana e si conferma più debole e lenta del previsto", avverte Confcommercio (che  vede un leggero recupero nel 2015 con Pil a +0,9% e consumi a +0,7%). “Cresce la fiducia – rileva l’associazione – ma consumi e investimenti mostrano l'altra faccia del Paese, quella di un'economia reale drammaticamente ferma al palo”.  Inoltre, dal periodo precrisi (2007) allo scorso anno, il prodotto pro capite si è ridotto di oltre 3.100 euro e fino al 2015 non è atteso nessun significativo recupero.

Crisi, cala il pil pro capite e cresce il divario territoriale

Nel Rapporto sulle economie regionali realizzato dall'Ufficio Studi Confcommercio emerge uno scenario nel quale vede ampliarsi sempre più il divario economico-sociale tra il Nord e il Sud con oltre 34.000 euro, Valle d'Aosta, Lombardia e Trentino Alto Adige si confermano le regioni con il Pil pro capite più alto. Campania, Calabria e Sicilia, con circa 17.000 euro, quelle con il Pil pro capite più basso. Per i consumi la musica non cambia: al Sud, nel 2015, si raggiungeranno 12.160 euro pro capite, un livello addirittura inferiore a quello di 20 anni fa (12.195 euro); con poco più di 80mila euro a testa, lo stock di beni strumentali destinati a produrre ricchezza al Sud è inferiore di 1/3 rispetto al Nord-Est (quasi 123mila euro). Per quanto riguarda l'export di beni, l'Italia con una percentuale del 25%, esporta quasi la metà rispetto alla Germania (44%) e quasi un terzo rispetto all'Olanda (70%). A livello regionale, solo il Veneto, l'Emilia Romagna e la Lombardia riescono a stare nella media dell'area euro (35%). Molto più bassa la percentuale del Mezzogiorno (13%), a dimostrazione “dell'inefficienza delle politiche di industrializzazione attuate dai governi che hanno trascurato il turismo, fonte naturale di export per quelle Regioni”, scrive Confcommercio.

Confcommercio: meno 12mila imprese in primi 3 mesi

Non va meglio per le attività commerciali e i servizi, con oltre 12mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2014. L'80% di queste riguardano settori non alimentari e in particolare l'abbigliamento. E lo scorso anno non è andata meglio. "Un pesante riflesso della profonda crisi – si sottolinea nel rapporto – è rappresentato dall'elevato numero di cessazioni di imprese rispetto alle nuove iscrizioni, fenomeno che ha determinato nel 2013 -29.492 imprese e nei servizi di alloggio e ristorazione -16.458 imprese.

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