Cgia Mestre: con i licenziamenti facili ora ci sarebbero 738mila disoccupati in più

Secondo lo studio dell’associazione degli artigiani, se la discussa norma presentata dal Governo a Bruxelles fosse stata applicata ai lavoratori in cassa integrazione a zero ore dal 2009 ad oggi, avrebbe portato la disoccupazione all’ 11,1%.
Secondo lo studio dell’associazione degli artigiani, se la discussa norma presentata dal Governo a Bruxelles fosse stata applicata ai lavoratori in cassa integrazione a zero ore dal 2009 ad oggi, avrebbe portato la disoccupazione all’ 11,1%.

Se fosse stata già applicata nel passato la norma sui licenziamenti facili, promessa dal Governo nella lettera a Bruxelles, ora i disoccupati in Italia sarebbero 738 mila in più. A rivelarlo un semplice calcolo della Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre che ha provato ad applicare le nuove norme all’ipotesi dell’esecutivo a tutte i dipendenti delle aziende che hanno avuto problemi economici a seguito della crisi dal 2009 ad oggi.

Quello che sembra un semplice ‘come sarebbe stato se’, in realtà spiega molto bene le possibili conseguenze di un provvedimento nato per aumentare l’occupazione e che finisce solo per avere il suo effetto contrario. Come ha spiegato il segretario, Giuseppe Bortolussi, la Cgia ha applicato la discussa norma a tutti i dipendenti che si sono trovati in cassa integrazione a zero ore da gennaio 2009 a luglio di quest’anno, calcolando dunque un incremento complessivo della disoccupazione che sarebbe salita dal 8,2%, calcolato dall’Istat, all’11,1%.

E’ quanto ha previsto questo “puro esercizio teorico” che, però, ha evidenziato come, trascorso il periodo della cassa integrazione, i lavoratori sarebbero rimasti fuori dal mercato del lavoro, dato che le nuove norme potrebbero consentire la Cig solo dopo essere stati licenziati. Gli ammortizzatori sociali, nati per far restare i dipendenti nel mercato del lavoro, finirebbero solo per diventare una strada prefissata verso la disoccupazione.

A questo calcolo però il Ministro del lavoro Sacconi non ci sta e ribatte che questa ricostruzione della Cgia “è destituita di ogni fondamento”, in quanto a livello internazionale ogni simulazione sui provvedimenti di flessibilità del lavoro in uscita ha dimostrato che essi aumentano l’occupazione. Nella stessa nota diramata dal Ministero si legge che “l'Unione europea chiede all'Italia è una combinazione di maggiore flessibilità nella risoluzione dei rapporti lavoro e di maggiore protezione del lavoratore” e che il Governo si è impegnato in entrambi i fronti. Le misure allo studio prevedono il rafforzamento degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e l’incoraggiamento all’uso degli accordi collettivi di lavoro.

Insomma ancora nulla di stabilito ma, dopo i sindacati che già hanno promesso di voler scioperare, da più parti si lanciano avvisi al Governo, che una simile decisione comporterebbe più svantaggi che vantaggi. In ogni modo qualsiasi decisione dovrà essere concordata con le parti sociali, a meno che il Governo non voglia andare allo scontro con i lavoratori.

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