Razan, una bimba yemenita di 8 anni ferita ad un occhio durante un bombardamento a Hodeida (Save the Children)
in foto: Razan, una bimba yemenita di 8 anni ferita ad un occhio durante un bombardamento a Hodeida (Save the Children)

Nel 2017 più di 420 milioni di bambini – 1 su 5 al mondo – viveva in un’area colpita da conflitti armati: di questi, 142 milioni vivono in zone dove il conflitto è particolarmente acceso e in cui si contano almeno mille morti ogni anno a causa della guerra. Il numero dei minori esposti ai conflitti armati è raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi, un dato che è drammaticamente cresciuto anche a causa della diversa natura dei conflitti. Oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione. Questi alcuni dei dati presentati da Save the Children nel suo nuovo rapporto “Stop alla guerra sui bambini”, lanciato oggi dall'organizzazione umanitaria in occasione dei 100 anni dalla sua fondazione. Una denuncia forte che descrive il deteriorarsi delle condizioni di vita dei più piccoli nelle tante aree di conflitto.

Nei dieci Paesi sconvolti dai peggiori conflitti armati (Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia), sono circa 4,5 milioni i bambini che hanno rischiato di morire per fame nel 2018. Si tratta sempre di più di conflitti che coinvolgono un numero crescente di attori armati e che si protraggono per lungo tempo. Basti pensare alla guerra in Siria, ormai giunta al suo ottavo anno, che ha superato la durata della Seconda Guerra Mondiale, con differenti attori in campo e che ha coinvolto un numero drammatico di civili. Più i conflitti durano a lungo e più consistenti saranno i danni indiretti causati dalla mancanza di accesso ai servizi essenziali.

I bambini sono coloro che pagano il prezzo più alto degli effetti indiretti dei conflitti come la fame, le infrastrutture e gli ospedali danneggiati, la mancanza di accesso alle cure mediche e ai servizi igienico-sanitari e la negazione degli aiuti umanitari. I conflitti, inoltre, coinvolgono sempre di più i centri urbani e il campo di battaglia è indefinito, interessando in prima linea case e scuole in cui vivono i bambini, che diventano oggetto di attacchi indiscriminati come accaduto a Mosul, in Iraq, o a Mogadiscio in Somalia.

Le violazione contro i bambini nei conflitti

Un bimbo soldato in Sud Sudan (Gettyimages)
in foto: Un bimbo soldato in Sud Sudan (Gettyimages)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha identificato sei gravissime violazioni dei diritti dei bambini durante i conflitti:

  • l’uccisione e la mutilazione (sarebbero oltre 10mila i bambini uccisi o mutilati nel 2017, il 6% in più rispetto all'anno precedente. Solo in Afghanistan sono stati oltre 3mila, la maggior parte dovuti a mine e ordigni inesplosi o addirittura ad incidenti dovuti al trasporto di bombe ed esplosivi da parte dei bambini);
  • il reclutamento e l’uso dei bambini soldato (sempre nel solo 2017 Il coinvolgimento diretto dei minori nei conflitti e il loro reclutamento forzato è un fenomeno in crescita del 3% dal 2016 al 2017, con incrementi significativi in paesi come la Repubblica Centrafricana o la Repubblica democratica del Congo);
  • la violenza sessuale (secondo le delle Nazioni Unite nel 2017 c’è stato un incremento del 12% dei casi di violenza sessuale ai danni dei minori in zone di conflitto, con dati particolarmente allarmanti rilevati in Siria e Myanmar); i rapimenti (anch'essi in crescita: nel 2017 i casi registrati sono aumentati del 62% rispetto all'anno precedente, per un totale di 2556 casi, 1600 dei quali solo in Somalia ad opera dei jihadisti di Al Shaabab);
  • gli attacchi a scuole e ospedali (sono state 1432 gli attacchi alle scuole, la maggior parte dei quali si sono verificati in Siria e Yemen, con il risultato che in entrambi i paesi oltre 2 milioni di bambini si vedono negato l’accesso all'istruzione);
  • la negazione dell’accesso degli aiuti umanitari (sono più di 1500 i casi in cui è stato impedito l’accesso agli aiuti in aree di conflitto, il 50% in più rispetto all'anno precedente, con un impatto drammatico per le popolazioni civili e in particolare i minori. Save the Children stima che 4,5 milioni di bambini erano a rischio di morte per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto).

I 10 peggiori Paesi in conflitto per i bambini

Bambino ferito dopo un’esplosione a Jalalabad in Afghanistan (Gettyimages)
in foto: Bambino ferito dopo un’esplosione a Jalalabad in Afghanistan (Gettyimages)

Save the Children ha identificato i dieci paesi in guerra dove è più difficile vivere per un bambino: Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Mali, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria, Yemen.

Secondo uno studio della rivista Lancet, il rischio di morte nei minori sotto il primo anno di vita aumenta del 7,7% in un Paese in guerra, un incremento dovuto principalmente alla cause indirette dei conflitti. Applicando questo studio ai dieci paesi evidenziati da Save the Children come i peggiori per i più piccoli, si stima che negli ultimi cinque anni 550mila bambini siano morti prima di compiere un anno, un dato che sale a 870mila bambini sotto i cinque anni. Si tratta di stime, che potrebbero essere addirittura conservative, ma che dimostrano che almeno 100mila neonati all'anno che hanno perso la vita per fame o malattie, probabilmente non sarebbero morti se non fossero nati in un paese in guerra.

Basti pensare al caso dello Yemen, dove si stima che siano più di 85.000 i bambini sotto i cinque anni morti per fame o malattie gravi dall’inizio del conflitto, iniziato tre anni fa.

La guerra in Yemen e le armi italiane

Ismail stava andando a scuola quando l’autobus sul quale viaggiava è stato colpito da una bomba sganciata da un aereo della Coalizione saudita (Save the Children)
in foto: Ismail stava andando a scuola quando l’autobus sul quale viaggiava è stato colpito da una bomba sganciata da un aereo della Coalizione saudita (Save the Children)

“Mamma e papà sono bruciati. Sono morti. Siamo tutti morti”. Wafa ha quattro anni e sua sorella Shaida ne ha due e sono state brutalmente ferite duramente un attacco aereo nella città portuale di Hodeida in Yemen nel giugno 2018. I loro genitori sono morti e loro hanno dovuto subire numerose operazioni chirurgiche per estrarre le schegge delle bombe che hanno colpito la loro casa. Wafa ha una cicatrice di 15 centimetri sul cranio ed è seguita dai medici e dagli operatori sanitari di Save the Children. Le conseguenze fisiche e psicologiche di quell’attacco rimarranno indelebili su di lei e su sua sorella. Quello che hanno vissuto Wafa e Shaida è solo uno dei numerosi attacchi aerei che hanno avuto come obiettivo i civili e che hanno causato numerose vittime in Yemen, coinvolgendo tantissimi bambini. Secondo le stime sarebbero circa 6500 i bambini rimasti uccisi o feriti dai bombardamenti in Yemen dall'inizio del conflitto.

“Le bombe fabbricate in Italia e vendute alla Coalizione saudita sono utilizzate in Yemen per colpire case, villaggi, aree civili, per uccidere i bambini. Non possiamo renderci complici della morte di migliaia di civili inermi e di bambini, vendendo armi a paesi che violano palesemente il diritto internazionale e i diritti dei bambini”, spiega Valerio Neri di Save the Children, che ha lanciato oggi una petizione online. “È sconvolgente che nel XXI secolo – continua Neri – arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Milioni di bambini in Yemen stanno vivendo orrori indescrivibili a causa del conflitto. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile”.