X Factor 2026, la vittoria della disobbedienza: le storie di Alex, ALÌA e Patrizia Napolano
Il tempo della disobbedienza sembra stia facendo brillare i talenti più inaspettati della nuova edizione di X Factor, come Patrizia Napolano, Martina Cerutti e Alex Fontana. Un trio che dalle Audizioni alle Last Call ha mostrato non solo peculiarità musicali distanti dal resto del roster dei concorrenti, ma il cui racconto si è anche incentrato su un'urgenza espressiva andata ben oltre i limiti del programma. Le loro tre storie rappresentano gli elementi più interessanti di queste prime 6 puntate, ma fungono anche da specchio dei problemi a cui potrebbero andare incontro durante i Live Show, con un piede sul palco e l'altro già nel mondo della discografia.
C'è chi, come Patrizia, cantante ventunenne di Giugliano in Campania, ha dovuto subire l'opposizione frontale del padre sin dalle prime battute. Prima con dei riferimenti alla natura "da raccomandati" dei concorrenti che riescono a costruirsi un proprio percorso nella trasmissione. Successivamente, dopo due ottime prove con "Bang Bang" e "Golden Slumbers", nella versione di Jennifer Hudson, l'arrivo sul palco delle Last Call ha fotografato, ancora una volta, il peso del rifiuto paterno. Questo, accolto sempre con energia, non ha minimamente scalfito le capacità vocali della cantante, che sulle note di "You Make Me Feel Like A Natural Woman" di Aretha Franklin si è aggiudicata la sedia. Da questo punto di vista, gli unici dubbi sulle sue possibilità future all'interno del programma sono dettati dalla sinergia con il giudice Irama, che dopo aver perso il suo X Pass con Kora, sarà costretto a puntare tutto su di lei. La costruzione di un personaggio e di un viaggio discografico sono lì a un passo, e sarebbe un passo indietro non cogliere quest'opportunità.
Poi c'è ALÌA, all'anagrafe Martina Cerutti, diciannovenne bresciana. La cantante ha già un pregresso di rottura molto chiaro, avendo abbandonato prematuramente il liceo musicale contro le rigide restrizioni dell'accademia. Una disobbedienza che si è manifestata subito, fin da quando ha conquistato l'X Pass di Jake La Furia alle Audizioni con "What Is It About Me" di Lola Young, confermandosi poi ai Bootcamp con "That's So True" di Gracie Abrams. Il connubio con il giudice milanese e la sua grande capacità vocale, in grado di spaziare su elementi pop ma soprattutto r'n'b, potrebbero rendere il suo percorso discograficamente il più rilevante di quest'edizione. Su di lei, tuttavia, si scorgono tutti i dubbi di un'emotività da trasformare in qualcosa di più strutturato, specialmente considerando che in alcuni passaggi della cover di "River" di Bishop Briggs alle Last Call è sembrata sottrarre qualcosa.
Chi invece, con una calma serafica, sta trascinando tutti nel suo viaggio musicale è sicuramente Alex Fontana. Il ventottenne di Secondigliano ha forgiato il suo talento lontano dalle aule scolastiche, usando la strada come vera e propria palestra di sopravvivenza e allontanandosi da qualsiasi racconto pietistico di rivalsa personale. Pur incarnando uno dei personaggi più tranquilli e miti di quest'edizione, sul palco riesce a trasformarsi: questo è avvenuto soprattutto con le ultime due esibizioni, prima con la cover di "I Only Lie When I Love You" dei Royal Blood, e poi con "Last Nite" dei The Strokes. La credibilità con cui la sua musica prende forma e il senso di gratitudine mostrato fin dalle selezioni nascondono però il limite principale del cantante, che spesso si nasconde dietro le sue evidenti capacità vocali.
Questo limite sembra abbracciare tutti e tre i protagonisti di questa edizione, artisti che hanno deciso di mostrare un universo musicale già definito, lasciando ai giudici il compito di incanalare la loro urgenza piuttosto che costruirne le fondamenta da zero. Attraverso la loro disobbedienza passata e presente, contro la famiglia, contro la scuola e contro l'accademia, Patrizia, ALÌA e Alex si affidano ora ai Live Show. Il loro successo dipenderà dalla capacità di non farsi addomesticare dalle rigide regole televisive, né sulle scelte musicali, né nelle modalità di racconto che negli anni hanno pesato, non poco, sulle carriere dei giovani artisti.