4 Gennaio 2013
21:12

Verso l’Architettura del 2013 (parte 2): La 13. Biennale di Architettura

In previsione dell’Architettura 2013, seconda tappa di riflessione sulle tendenze dell’anno appena trascorso: a Venezia tra architetture partecipate e della semplicità.
A cura di Clara Salzano

Nella Parte 1 abbiamo analizzato il percorso dell’architetto cinese Wang Shu quale indice di un’architettura fatta di spazi in grado di ridisegnare il rapporto tra uomo e natura, tra uomo e agricoltura, tra uomo e produzione. Analogo approdo è stato quello dei premiati alla 13. Biennale di Architettura tenutasi a Venezia tra il 29 Agosto e il 25 Novembre 2012. La mostra "Common Ground" (Terreno Comune), tema scelto quest’anno dall’architetto e direttore della Biennale David Chipperfield, è un ritratto della situazione attuale mondiale vista dagli architetti, una riflessione sulla condizione e lo stato di salute del progetto e delle città, una descrizione della stato dell’Architettura oggi. L’impressione è che gli architetti invitati, in tutto 67, abbiano fatto i conti con quello che c’è e quello che si ha. È un tuffo nella realtà. Su tutti grava palesemente l’ombra della crisi, che non è solo economica ma anche sociale e di pensiero. C’è chi l’affronta, come OMA, citando le opere pubbliche dei governi di sinistra inglesi e olandesi degli Anni '70; chi, come 13178 Moran Street, ridando vita a immobili disabitati; chi ancora, come Alejandro Aravena, SANAA, Else Krasny, coinvolgendo la società civile per sperimentare forme interattive di progettazione.

Sintesi di queste soluzioni è il Leone d’oro per il miglior progetto, assegnato ai venezuelani Urban-Think Thank alla Biennale con il lavoro "Gran Horizonte" di Justin McGuirk: un tradizionale bar-ristorante venezuelano al centro del percorso espositivo dell ‘Arsenale. L’installazione traduce perfettamente l’essenza della ricerca del collettivo UTT condotta sull'occupazione verticale della Torre David a Caracas. Il grattacielo di 45 piani, eretto nel centro finanziario di Caracas durante il boom del petrolio dei primi anni '90, fu abbandonato dopo la morte dell'imprenditore David Brillembourg (1993). Con il successivo crollo dell'economia venezuelana, l’edificio fu occupato da una comunità di oltre 750 famiglie a distanza di 20 anni diventando simbolo controverso della grave carenza di alloggi a Caracas, per essere poi radicalmente trasformato in una piattaforma sperimentale dell'architettura informale. L’ispirazione dell’opera è l’architettura partecipata, praticata nel mondo a diversi livelli con il coinvolgimento degli abitanti come parte attiva del processo di occupazione o appropriazione degli spazi. «Un premio alla gente e alla spontaneità – come hanno sottolineato i vincitori – che deve essere vista come un'opportunità per l'architettura di domani».

Il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione nazionale è stato invece consegnato al Padiglione Giapponese di Toyo Ito, uno dei più importanti architetti internazionali, che ha presentato il progetto "Architecture Possible Here. Home-for-All". Tale progetto è un tentativo di fornire, a quelle persone che avevano perso le proprie abitazioni a causa dello Tsunami nel marzo 2011, nuovi luoghi dove parlare, incontrarsi, bere e mangiare assieme. Toyo Ito con altri giovani architetti, già affermati sulla scena internazionale, si sono domandati: “Che cosa un uomo, un architetto, possono fare, come possono porsi di fronte alla situazione?” e ancora “C’è nonostante tutto bisogno dell’architettura? Esiste qualcosa che l’architettura possa fare? E’ l’architettura stessa possibile?”. Pochi mesi dopo è nato un progetto collettivo che ha come principale obiettivo quello di dimostrare che sia ancora possibile abitare nei territori devastati dal terremoto e dalla conseguente ondata marina. "Home-for-All" è un progetto che consiste di piccoli edifici, ma avanza la fondamentale questione di quale forma debba assumere l’architettura nel presente e nel futuro. La location è la cittadina di Rikuzentakata, che si trova esattamente di fronte all’ epicentro del sisma di magnitudo 9.0. Gli stessi abitanti hanno dato una mano per suggerire e proporre idee ai progettisti. Il progetto finale prevede l’uso dei tronchi di cedro abbattuti dallo tsunami, che sorreggono alcuni volumi sfalsati, aperti su grandi terrazze aggettanti e collegati da semplici scale: anziché un prototipo per una nuova casa individuale, si concretizza l’idea di costruire un luogo comunitario.

Il Leone d’Oro alla carriera della 13. Mostra Internazionale di Architettura è stato attribuito a Alvaro Siza Vieira, architetto portoghese, classe 1933. Tale premiazione ha un significato molto importante per il mondo dell’architettura perché Alvaro Siza è l’architetto della semplicità, così lontano da quel palese professionalismo e dall’autopromozione, che sono ormai diventati parte del meccanismo dell’architetto contemporaneo, si può dire vada nella direzione opposta rispetto al resto della categoria. Nei suoi progetti c’è sempre una gran cura di armonizzare gli interventi con i luoghi. Sempre attento a non smarrire le caratteristiche del contesto in cui opera, i progetti di Siza sono caratterizzati da un bilanciato senso di equilibrio e di misura. «Sperimentando con forme geometriche estreme riesce a creare edifici di grande rigore» dice di lui D. Chipperfield.

Alvaro Siza ha partecipato alla 13. Biennale di Archiettura in collaborazione d’eccellenza con Eduardo Souto de Moura, un altro grande architetto portoghese. Le due installazioni in scala 1:1 rappresentano un tributo agli elementi caratteristici di Venezia, ricorrendo alla linearità dei volumi netti e alla semplicità delle forme elementari in architettura. L’installazione di Alvaro Siza, intitolata "Percorso", rende omaggio al tessuto urbano complesso e intricato della città lagunare attraverso muri di colore rosso che si snodano tra gli alberi ad incorniciare scorci di cielo e di luce; la struttura firmata da Eduardo Souto De Moura, dal titolo "Windows", costituisce un omaggio all’ acqua attraverso il gioco di prospettive realizzato dall’affaccio di tre finestre sulla riva dell’Arsenale. Attraverso entrambe le realizzazioni si esprime il ruolo dell’architetto nel definire lo spazio, riadattando il paesaggio e rileggendo gli elementi compositivi primari, ricavando prospettive esclusive.

Questi premi ben riassumono l’impressione generale che promana dalla realtà architettonica attuale: una propensione per i progetti che comportano un impegno sociale, un ritorno verso una spazialità semplice.

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