Un estratto de “Il disordine del tempo”, seguito del bestseller “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”
Si chiama "Il disordine del tempo" (pp. 648, euro 24, traduzione di Katia Bagnoli) il nuovo libro di Audrey Niffenegger. È l'attesissimo seguito del suo bestseller "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo", libro pubblicato in Italia nel 2005 che ha venduto circa 8 milioni di copie solo in lingua inglese. Diventato un bestseller, l'opera racconta la storia d’amore tra Henry e Clare: lui soffre di una rara condizione che lo fa viaggiare involontariamente nel tempo (è il primo uomo affetto da cronoalterazione), mentre lei lo incontra in età diverse, costruendo con lui una relazione fuori da ogni linearità. Una storia che lo porterà a incontrare la moglie bambina e sua figlia prima che questa nasca.
In questa nuova opera Audrey Niffenegger racconta la vita di Alba De Tamble che come suo padre Henry (sic) può viaggiare nel tempo. nonostante questo dopo, cerca di vivere la sua vita nel modo più normale possibile, ma ha un problema: ama due persone, Zach che non può seguirla quando scompare e Oliver che, invece, ha il suo stesso dopo e può seguirla nei suoi viaggi. "Sfrecciando da un’epoca all’altra, un dilemma la perseguita e la tormenta: come è possibile amare e, al contempo, vivere in un mondo sempre più inquieto e frammentato?" chiede la nota stampa del libro.
La scrittrice, inoltre, è autrice della graphic novel gotica "Three Incestuous Sisters" (che uscirà sempre per Mondadori nel 2027) da cui sarà tratto il prossimo film di Alice Rohrwacher, co-sceneggiato dalla scrittrice Ottessa Moshfegh. Vi proponiamo un estratto di "Il disordine del tempo":
Lunedì 26 dicembre e martedì 27 dicembre 2022
(Alba ha 21, 29 e 47 anni, Zach ne ha 22)
«Tuo padre? Ma pensavo avessi detto… aspetta un momento.»
«Non mi capita spesso di vederlo. Ma se viaggi nel tempo, la morte non è un ostacolo insormontabile per incontrare qualcuno.»
Zach è sbalordito. «I morti possono viaggiare nel tempo?»
«No! Voglio dire che a me può capitare di tornare indietro a quando lui era vivo, oppure lui ha viaggiato nel futuro e ci ritroviamo. Ma lui è morto davvero.»
Mentre parliamo, guardo la casa accanto. È un’altra grande villa vittoriana; tutte le luci sono spente. Immagino che i vicini dei Lamont siano infastiditi dalla musica che proviene dalla nostra festa. Non chiameranno la polizia perché ormai nessuno chiama più la polizia: la polizia è imprevedibile. L’elicottero è proprio sopra le nostre teste, più rumoroso ma ancora invisibile. La casa dei vicini ha un portico che gira attorno alla facciata e di lato, e mi accorgo con orrore che nel portico laterale c’è qualcuno seduto nell’ombra su una poltrona, immobile, che ricambia il mio sguardo. L’uomo che ha lasciato le impronte.
Non credo che Zach riesca a vederlo; è molto più alto di me e la persona è seduta molto vicino alla casa, ben al riparo sotto il tetto del portico. Nemmeno dall’elicottero possono vederlo, quindi perché indugia sopra le nostre teste?
Zach sta parlando. Mi sforzo di guardarlo. «… Alba?»
«Scusa, cosa?»
«Andiamo di sotto? Stai tremando.»
Guardo di nuovo la casa dei vicini, ma adesso la poltrona è vuota. Non riesco a decidere se rimanere per capire chi ci stava osservando o se allontanarmi dalla finestra. Sento il ronzio di un drone. Questo risolve la questione. «Sì, scendiamo.»
Usciamo dalla stanza dei giochi e imbocchiamo il corridoio buio. Le voci stanno ancora mormorando dietro la porta chiusa. Mentre passiamo, una voce maschile dice: «Su, Alba, non è inevitabile».
E la mia voce risponde, in un sussurro ma chiaramente: «Abbassa la voce, ci possono sentire».
Zach si ferma. Si china e mi mormora all’orecchio: «Sei tu?».
«Sì» mormoro di rimando.
Le voci tacciono. Zach mi mette un braccio intorno alle spalle, come per proteggermi da qualunque cosa ci sia dietro la porta. Siamo tutti in ascolto, in attesa.
La porta si schiude riversando luce su noi due. Max Gomolinski sporge la testa. «Ehi, Alba. Potresti entrare un attimo?»
Mi libero dall’abbraccio di Zach e lo prendo per mano. Mi muovo verso la porta, con Zach dietro, e Max dice: «Meglio di no». Ma l’altra me dice: «È tutto a posto, Max, falli entrare». Lui spalanca la porta e fa un passo indietro.
Questa un tempo era la camera da letto di una domestica. È piccola, con il soffitto spiovente, un abbaino con la tenda chiusa, un letto stretto e una sedia di vimini. Su un comodino c’è una piccola lampada che getta una luce tenue su un angolo della stanza, lasciando il resto nell’ombra. Sul letto dorme Lucinda Flowers, avvolta in una trapunta, ma vedo che è vestita elegante: ha il lucidalabbra rosa gomma da masticare, l’ombretto turchese e un velo di fard appena visibile sulle guance scure. Sembra una bambina, molto più giovane dei suoi sedici anni.
Joe Gomolinski è seduto ai piedi del letto. Max rimane in piedi accanto a lui. La me stessa più adulta è seduta sulla sedia di vimini avvolta in un copriletto indiano arancione e giallo. Sembra infreddolita, come me. Accanto a lei sul pavimento ci sono un piatto, delle posate e un thermos. Sta bevendo del caffè.
«Ce n’è ancora, ne vuoi un po’?» Mi passa il thermos. Mi riscaldo le mani e bevo un sorso, poi glielo restituisco. L’elicottero si avvicina e tutti guardiamo in alto. Non credo che l’elicottero abbia qualcosa a che fare con noi. Come potrebbe? Il rumore si allontana e ci rilassiamo. «Ciao, Zach» gli dice lei. «Ti stiamo sconvolgendo?» Ha parlato in tono gentile, quasi seduttivo.
«Direi di sì. Ehm, come funziona? Pensavo non poteste attraversare la vostra linea temporale.» Mi volto a guardarlo. Zach pare entusiasta della situazione, sembra Lucy che entra nell’armadio e scopre Narnia per la prima volta. Mi piace, mi piace moltissimo.
Max e Joe sembrano seccati dalle sue domande, ma Alba risponde in tono serio: «Devi dimenticare tutto quello che hai letto nei libri. Dimentica il paradosso del nonno e Ricomincio da capo. Tutto succede una sola volta, e niente può essere cambiato».
«E i loop causali?»
«Quelli vanno bene. Ripeti i loop finché ti pare.» È evidente che ci sta provando con lui. Alza le sopracciglia e mi sorride. Vorrei prenderla a pugni.
«Mi piacerebbe» dice Zach.
«Ci siamo dentro adesso» dico, «o no?»
«Esatto» risponde l’altra me.
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