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Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo per La Costiera Amalfitana: “Panico in moto d’acqua, ma in studio è nata la magia”

Fabio Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo raccontano “La Costiera Amalfitana”, il brano estivo pubblicato lo scorso 3 luglio. Qui l’intervista.
Nino D'Angelo, Rovazzi e Arisa, 2026
Nino D'Angelo, Rovazzi e Arisa, 2026

Fabio Rovazzi, Arisa e Nino D'Angelo sono i protagonisti di "La Costiera Amalfitana", il nuovo singolo pubblicato lo scorso 3 luglio. Un brano dalle chiare tonalità estive, come racconta Rovazzi, nato 5 anni fa: "Negli ultimi anni la musica è passata dalle tonalità maggiori a pezzi in minore, spesso un po' più malinconici, che però vanno fortissimo. Questo brano, invece, è nato in studio con una reale voglia di divertirsi. Forse, essendo nato originariamente cinque anni fa, porta con sé la mentalità e le vibrazioni dei tormentoni di quel periodo". Un'esperienza che ha visto la collaborazione di Nino D'Angelo, che ha sottolineato: "È stata una bella esperienza. Onestamente non sono un grande fan dei duetti. (Fabio) insieme ad Arisa è riuscito a convincermi, perché all'inizio non mi sentivo a mio agio in un'operazione del genere. Poi ho pensato che alla mia età bisogna anche sapersi divertire". Poi un tuffo nel passato con i tormentoni di gioventù, tra "Un'estate al mare" per Nino D'Angelo e "Abbronzatissima" di Edoardo Vianello per Arisa: "È del '63 e io sono dell'82, ma ricordo che d'estate si respirava sempre quest'atmosfera un po' vintage con i film in TV del pomeriggio. È un po' la stessa scia che abbiamo seguito anni fa con L'esercito del selfie". Qui l'intervista a Fabio Rovazzi, Arisa e Nino D'Angelo.

Come state vivendo questa prima settimana dall'uscita del brano?

Arisa: Sono felicissima. È un brano energico, con vibrazioni molto contemporanee, ma che allo stesso tempo celebra la nostra terra. La Costiera Amalfitana non è solo Campania, ma rappresenta un po' tutta l'Italia nel mondo. Non vedo l'ora di continuare a promuovere il pezzo e che esca il video: sarà una sorpresa anche per noi, abbiamo girato le nostre scene ma il risultato finale lo creerà Fabio. È un momento fortunato, c'è una bella energia e la gente ama questa canzone dal primo ascolto. Sono davvero contenta.
Nino D'Angelo: Anche io sono felice, sono un grande fan di Arisa! Ma anche di Fabio, poi, apprezzo molto la professionalità. Le canzoni, anche quelle all'apparenza più immediate, non sono mai semplici: c'è sempre una gran fatica dietro. Al di là dei gusti personali, ho visto una persona che ci lavora seriamente. Insieme ad Arisa è riuscito a convincermi, perché all'inizio non mi sentivo a mio agio in un'operazione del genere. Poi ho pensato che alla mia età bisogna anche sapersi divertire e i miei nipotini adoravano "Andiamo a comandare".

Com'è stato collaborare per voi?

Nino D'Angelo: È stata una bella esperienza. Onestamente non sono un grande fan dei duetti. Secondo me un duetto dovrebbe nascere in un momento speciale, altrimenti sembrano tutti uguali. Se vado a vedere un cantante, voglio sentir cantare lui; un duetto ci sta, ma se ne fa 37 perde di senso. Per me un duetto dev'essere una festa, un evento raro come un compleanno. Altrimenti alla fine diventa una rottura, no? Però voglio ringraziare Arisa e Fabio perché sono stati bravissimi e rispettosi nei miei riguardi, accettando ogni mia esitazione iniziale. Leggevo nei loro occhi il dispiacere quando ero titubante, ma oggi mi ricredo: ho conosciuto due persone magnifiche. E poi, nella mia carriera mi mancava proprio il tormentone estivo, quindi evviva!

Fabio Rovazzi: Nino ha speso parole incredibili e mi ha disarmato. Io sono molto contento. Al di là dello stress di questo momento preciso per chiudere il video, ho ottime sensazioni. Già la prima volta che abbiamo cantato il brano tutti e tre insieme, vedere le persone cantare l'inciso al terzo ritornello è stato un segnale fortissimo. Avere Arisa e Nino D'Angelo a bordo è un sogno. Desideravo collaborare con Arisa da cinque anni; il ritornello l'ho scritto allora e sentirlo finalmente cantato da lei mi riempie di gioia perché le appartiene al 100%, sia musicalmente che per attitudine. L'ingresso di Nino è stata una splendida sorpresa che ha elevato il brano, dandogli un significato di cui sarò sempre grato. Il rischio delle canzoni estive è di farle troppo leggere e fini a se stesse; avergli dato questo spessore mi rende orgoglioso. Sul lato umano è bellissimo: questo trio improbabile, che neanche l'intelligenza artificiale avrebbe potuto calcolare, si è rivelato un gruppo di amici che si sente tutti i giorni, e non solo per parlare di lavoro. È una cosa rara e preziosa.

A proposito di canzoni estive, in un mercato discografico in cui il classico tormentone sembra stia scomparendo, quanto è importante portare avanti questa tradizione della canzone estiva con leggerezza ma anche con consapevolezza di ciò che si propone?

Fabio Rovazzi: Il mercato discografico sta cambiando tantissimo e il concetto di "tormentone monolitico" stile 2016-2018 non esiste più. Il mondo urban ha giustamente conquistato le classifiche e i prodotti musicali hanno una data di scadenza molto più breve per via del calo della soglia d'attenzione del pubblico. Mi piace che si torni a usare la parola "tormentone" per questo brano. Negli ultimi anni la musica è passata dalle tonalità maggiori a pezzi in minore, spesso un po' più malinconici, che però vanno fortissimo. Questo brano, invece, è nato in studio con una reale voglia di divertirsi. Forse, essendo nato originariamente cinque anni fa, porta con sé la mentalità e le vibrazioni dei tormentoni di quel periodo.

Arisa: La cosa importante è non categorizzare troppo. Una bella canzone che accompagna la stagione, favorisce l'aggregazione e fa passare il tempo in allegria è fondamentale, perché alla fine noi siamo intrattenitori. Il nostro obiettivo è intercettare i bisogni delle persone e dare loro ciò che cercano, e credo che "La Costiera Amalfitana" sia proprio quello che la gente aspettava.

Nino D'Angelo: Penso che le canzoni siano semplicemente canzoni: tormentone o meno, d'estate l'importante è far cantare e divertire la gente. All'inizio mi sentivo un po' fuori posto perché, non essendo più un ragazzino, temevo di non poter dare la giusta freschezza al pezzo. Così ho deciso di interpretarlo diventando io stesso la voce della Costiera Amalfitana. L'ho cantata in un modo molto anni '70 e ci sta benissimo: serviva qualcuno che cantasse nella lingua madre della Costiera.

Questo si ricollega a un post che aveva scritto Fabio sul non voler fare appropriazione culturale rispetto a Napoli.

Fabio Rovazzi: Ne vado ultra orgoglioso. Forse in quel post potevo esprimermi meglio, ma il concetto era chiaro: ultimamente Napoli sta diventando una vera capitale per la musica, il calcio e il cinema. C'è chi sale sul carro dei vincitori in modo quasi sfacciato. Quello che abbiamo costruito noi, invece, è coerente e geniale: io parlo di Milano e non ne parlo benissimo, non so se avete mai vissuto a Milano d'estate, ma non la consiglio neanche al mio peggior nemico. Rosalba vive la Costiera come ospite in un posto magnifico dove divertirsi. Nino ci ricorda però che la Costiera non la possiamo portare a Milano. È un incastro perfetto per i nostri tempi, la mossa testuale più giusta che potessimo fare.

Qual è la canzone della vostra gioventù o adolescenza che considerate il vostro tormentone estivo per eccellenza?

Nino D'Angelo: A me ne vengono in mente due, ma in particolare scelgo "Un'estate al mare" di Giuni Russo. Mi ricorda tantissime cose. Sono un grande fan del maestro Battiato: ha scritto alcune tra le canzoni più belle del Novecento e si è prestato con maestria alla musica leggera. Lavorare oggi in studio con Fabio e Rosalba è stata un'esperienza fantastica; gli studi di registrazione sono cambiati, oggi sembrano dei box insonorizzati rispetto alle grandi sale di un tempo, ma trovarmi lì con due giovani artisti è stato un grande motivo d'orgoglio per me.

Fabio Rovazzi: Non voglio prendermi meriti che non ho: l'idea di coinvolgere Nino è stata di Rosalba, l'intuizione più geniale dell'estate.

Arisa: Avrò anche avuto l'intuizione, ma sei tu che l'hai realizzata! Quanto alla mia canzone, scelgo "Abbronzatissima" di Edoardo Vianello. È del '63 e io sono dell'82, ma ricordo che d'estate si respirava sempre quest'atmosfera un po' vintage con i film in TV del pomeriggio. È un po' la stessa scia che abbiamo seguito anni fa con "L'esercito del selfie".

Fabio Rovazzi: La verità è che la mia più grande passione è la musica elettronica. E nella techno o nell'house spesso ci sono pochissimi vocal, o non ce ne sono affatto.

Nino D'Angelo: Negli anni '80 l'elettronica era tutta un'altra cosa! Quando vidi per la prima volta un arrangiatore arrivare con un computer sottobraccio, andai fuori di testa. A Napoli eravamo abituati ai maestri d'orchestra con gli spartiti. Però mi convinsi a sperimentare con i sintetizzatori, e l'album "Eccomi qua" vendette moltissimo.

Fabio Rovazzi: Esatto. Se devo pensare a un pezzo che ha unito il mondo dell'elettronica al tormentone pop, mi viene in mente "Slide" di Calvin Harris. Anche i Tame Impala sono perfetti, pur restando in Italia un po' più di nicchia rispetto al resto del mondo.

Cosa vi ha sorpreso di più dell'altro?

Fabio Rovazzi: Tecnicamente, il più sorpreso di tutti sono io. Quando Rosalba ha cantato il ritornello in studio per la prima volta, pensavo fosse uno scherzo de Le Iene: la primissima take sembrava già il master definitivo. Ha un talento vocale incredibile.

Arisa: Mi onora questa cosa! Io invece non avevo un'idea precisa su Fabio prima di conoscerlo. Come dice Nino, la cosa sorprendente è che è un uomo di 90 anni intrappolato nel corpo di un trentenne: è un bravissimo imprenditore oltre che artista, e sa gestire tutto con un metodo rigoroso. Nino, invece, è un'istituzione, lo chiamano Maestro non a caso, ma ha l'energia inesauribile di un ragazzino! A Battiti Live a Trani ha conquistato tutti: c'erano tredicenni che cantavano a memoria "Nu jeans e ‘na maglietta". È stato bellissimo vedere un artista che ha fatto la storia emozionarsi ancora per l'affetto del pubblico.

Fabio Rovazzi: Aggiungo una cosa su Nino: la sua capacità di scrittura è spaventosa. Traduce concetti in versi con una naturalezza disarmante. È diventato talmente un'istituzione che potrebbe leggere il bugiardino di un farmaco e farlo sembrare alta poesia. Ma l'aspetto più bello è stato quello umano: in studio si è divertito come un pazzo e ha un'energia così travolgente che ci ha costretti ad accelerare per tenere il suo passo.

Nino D'Angelo: Ho sempre cercato di fare ciò che mi piace. Le mie radici sono le canzonette degli anni '80: quel ragazzo col caschetto vive ancora dentro di me. Ma nella vita ho avuto anche la soddisfazione di sperimentare, come quando ho scritto le musiche per il film "Tano da morire". Lavoro con artisti diversi solo quando sento una connessione reale, e voi mi avete conquistato perché mi volete bene.

Quali sono stati i momenti più divertenti o i retroscena che avete vissuto sul set del video?

Fabio Rovazzi: Il momento più esilarante è stato il panico di Nino sulla moto d'acqua. Eravamo in barca e gli ho proposto di fare un giro.

Nino D'Angelo: Ho avuto paura fin da quando non riuscivi ad accenderla!

Fabio Rovazzi: Quando poi sono partito a 400 all'ora, lì sì che si è spaventato per davvero. Non ci era mai salito; anche quando andavamo a due all'ora e lui si aggrappava disperato. Poi però ci ha preso talmente gusto che, quando ho accelerato, si è alzato in piedi sulla moto, non reggendosi a me. Ho temuto di farlo cadere in mare e spazzare via un pezzo di storia della musica.

E invece con Arisa?

Fabio Rovazzi: Con Arisa abbiamo girato una scena in auto nel traffico di Positano. Peggio dell'ora di punta a Bangkok. Dovevamo fare il playback per il video, e lei guidava mentre cercavamo di non investire i pedoni. Io continuavo a dirle, impassibile: "Guarda avanti, guarda avanti!". A un certo punto abbiamo accostato in un piazzale panoramico per fare inversione, ma era lo spiazzo di un venditore di granite che ha iniziato a cacciarci e insultarci perché gli occupavamo il parcheggio. Sembrava un film d'azione, ma Rosalba è stata stoica, una vera Tom Cruise della costiera.

Arisa: Io non vedo, non sento, non parlo e vado dritta e tranquilla.

Fabio Rovazzi: Mentre ieri a Milano ho girato una scena con Antonino Cannavacciuolo, che doveva darmi due amichevoli pacche sulla schiena. Sono tornato a casa con il segno viola della sua mano, mi ha letteralmente sfondato. Abbiamo girato il ciak al volo in cinque secondi.

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