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in foto: Photo credit should read SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images

Ventisei aprile 1986. Una data tristemente nota. All'1:23 si verificò il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare: il disastro di Chernobyl. A 3 km dalla città di Prypjat e a 18 km da quella di Černobyl' (o Čornobyl', nella traslitterazione inglese "Chernobyl" e in italiano anche "Cernobyl"), in Ucraina, una fortissima esplosione provocò lo scoperchiamento del reattore n.4 e causò un vasto incendio. Si diffuse una radioattività pari a 400 volte la bomba di Hiroshima. Una delle peggiori catastrofi mai provocate dall'uomo, raccontata dalla giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič nel suo "Preghiera per Chernobyl" (1997). Proprio al testo della Aleksievič, Premio Nobel per la Letteratura nel 2015, si ispira la miniserie "Chernobyl" che  debutta stasera, 10 giugno, su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv. A 33 anni di distanza dalla tragedia si ripercorrono le tristi vicende provando a indagare tra le cause e approfondendo le storie di quanti provarono ad arginare la catastrofe.

Il disastro di Chernobyl in Ucraina 33 anni dopo

Secondo un rapporto del Chernobyl Forum, redatto da diverse agenzie dell'ONU, nel disastro della centrale nucleare di Chernobyl ci furono 65 morti accertati più oltre 4mila casi di tumore alla tiroide per via delle radiazioni fra quelli che, al tempo del disastro, avevano tra 0 e 18 anni. Ma c'è anche chi contesta i dati ufficiali e parla di 6 milioni di morti su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro. Se i numeri sono ancora incerti, un velo copre anche le conseguenze storiche e politiche del disastro. E, ora, 33 anni dopo le domande superano ancora di gran lunga le risposte: il potere come ha coperto i suoi errori? In che modo è cambiata la vita delle persone? "Chernobyl", la nuova produzione originale Sky e HBO, prova a dare qualche risposta e, per parlare delle piccole storie che gravitano intorno ai grandi fatti della storia, non poteva non fare riferimento al libro della Aleksievič.

Svjatlana Aleksievič
in foto: Svjatlana Aleksievič

Preghiera per Chernobyl: il libro che ispira la serie Sky 

Un "libro-testimonianza". Non si potrebbe definire altrimenti. Questo perché la giornalista e scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič nel suo lavoro, "Preghiera per Chernobyl" (pubblicato in Russia nel 1997, in Italia edito e/o), ha raccolto proprio le  testimonianze dirette di chi ha vissuto il disastro in prima persona. Per tre anni ha girato la Bielorussia rintracciando gli uomini e le donne che avevano vissuto sulla propria pelle la tragedia di quella notte e l'infinita agonia che da allora aveva schiacciato un intero paese. Come ha sottolineato l'autrice:

Questo libro non parla di Černobyl’ in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l’avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto. Il mistero. Černobyl’ è un mistero che dobbiamo ancora risolvere… Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Černobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre… Più di una volta ho avuto l’impressione che in realtà io stessi annotando il futuro.