18 Settembre 2021
08:23

Pallacanestro, cimiteri, riti satanici e giganti: 5 manga non proprio “per ragazzi”

Continuiamo la nostra incursione nell’universo del fumetto giapponese, questa volta addentrandoci tra i meandri dei manga inquadrabili come shōnen (ossia, detto nella maniera più volgare e svilente che esista, i “manga per ragazzi”). Da Slam Dunk a Kitaro dei cimiteri, ecco una serie di fumetti da leggere almeno una volta nella vita.

Continuiamo la nostra incursione nell'universo del fumetto giapponese, questa volta addentrandoci tra i meandri dei manga inquadrabili come shōnen (ossia, detto nella maniera più volgare e svilente che esista, i "manga per ragazzi"). Prima di iniziare, però, è doveroso fare alcune precisazioni: in primo luogo, nel redigere la nostra lista di consigli non saremo animati dalla finalità (un po' infantile e superficiale) di individuare i "migliori di sempre" (non ci sentiamo più esperti di nessuno, insomma; questo elenco vuole essere una specie di condivisione spassionata di titoli particolarmente amati dai membri della redazione); in seconda istanza, è bene specificare che i target attraverso cui vengono suddivisi i manga (ossia kodomo, quelli indirizzati ai bambini; shōnen e shōjo, pensati per il pubblico preadolescente e adolescente, rispettivamente maschile e femminile; e seinen e josei, quelli "per adulti") sono in realtà parecchio vaghi, e ospitano spesso al loro interno opere che esorbitano dai "confini di pudore e maturità" che, secondo alcuni, queste categorie dovrebbero in qualche modo tracciare: tra i fumetti che suggeriremo, infatti, saranno presenti anche titoli come Devilman, che pur rientrando nel target degli shonen presenta una complessità narrativa non indifferente e mette in mostra una violenza e una crudeltà d'animo senza limiti. Altri titoli, invece, semplicemente non sono suscettibili di etichette. Esaurite queste (doverose) premesse: iniziamo!

Kitaro dei cimiteri, di Shigeru Mizuki

Manga di antichissima data (è stato pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1959), Kitaro dei cimiteri, opera di esordio di Shigeru Mizuki, ha importato nella nona arte nipponica elementi tipici del folklore giapponese, rendendo popolari i cosiddetti yōkai, una sorta di fantasmi giapponesi radicati nella cultura popolare del Sol Levante, cui possono essere ricondotti tutti i personaggi della serie. Fun fact: nel suo album Museica, Caparezza gli ha anche dedicato una canzone.

Slam Dunk, di Takehiko Inoue

Slam Dunk, serie sceneggiata e disegnata da Takehiko Inoue, è uno degli spokon manga più amati di sempre, capace di esercitare un'influenza così profonda da avere aperto le porte del Giappone alla pallacanestro. Ambientato nel mondo del basket liceale giapponese, narra le vicende della matricola Hanamichi Sakuragi, che decide di iscriversi alla squadra di basket della scuola per conquistare la compagna di scuola Haruko Akagi: una lunga storia di formazione, riscatto e fratellanza.

Dragon Ball, di Akira Toriyama

Non avrebbe bisogno di presentazioni: semplicemente, uno dei battle shonen più conosciuti e influenti di sempre (in Italia, con ogni probabilità, il più conosciuto in assoluto). Pubblicato originariamente sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal 1984 al 1995, i singoli capitoli sono stati poi raccolti in quarantadue tankōbon. Anche se può sembrare paradossale, si tratta di un fumetto più complesso e raffinato di quanto l'opinione comune possa suggerire: infatti Akira Toriyama ha dichiarato di essersi ispirato, per la realizzazione di Dragon Ball, a Il viaggio in Occidente di Wú Chéng'ēn, uno dei quattro grandi romanzi classici cinesi (assieme a Il romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong, a I Briganti di Liang shan e Il sogno della camera rossa, di Cao Xueqin), calando il suo Son Goku nei panni del monaco Sanzang (che, nel romanzo, viene inviato in India dall'Imperatore cinese Tai Zong per ottenere dal Buddha del Monte degli Avvoltoi i testi canonici buddisti, allo scopo di diffonderli in Cina). Una serie che ha plasmato personaggi iconici, cresciuto generazioni di ragazze e ragazzi nati all'inizio degli anni Novanta (pur rimanendo tuttora molto apprezzato), introdotto nella nona arte nipponica elementi distintivi che si ripresenteranno immutati in lavori successivi e ispirato generazioni di mangaka (tra cui il creatore di One Piece, Eiichirō Oda. Insomma: Dragon Ball ha avuto il merito di aver deostruito e rivoluzionato i leitmotiv più ricorrenti delle serie d’azione giapponesi di quegli anni.

L'attacco dei giganti, di Hajime Isayama

Una delle serie più fortunate degli ultimi anni, complice anche l'enorme successo riscosso dalla trasposizione animata. La storia ruota attorno al giovane Eren Jaeger, alla sua sorella adottiva Mikasa Ackermann e al loro amico d'infanzia Armin Arelet, le cui vite vengono stravolte dalla distruzione della loro città, Shiganshina, e dalla scomparsa della madre di Eren. Una distopia ambientata in un mondo alternativo in cui la razza umana è stata eliminata quasi del tutto dall’arrivo dei Giganti, esseri possenti dall'intelligenza limitata, privi di un apparato riproduttivo e (quasi) invincibili: riuscirà l'umanità a sopravvivere?

Devilman, di Gō Nagai

Concludiamo con l'elefante nella stanza: Devilman, il capolavoro del "Messia dei robottoni" Gō Nagai, uno dei mangaka più eclettici e profondi che il Giappone abbia mai conosciuto, capace tanto di lanciare mode di portata globale (tra cui Mazinga Z e Goldrake) quanto di scovare nei meandri più torbidi dell'animo umano e creare personaggi tridimensionali, credibili e inquietamente razionali (l'approfondimento psicologico che riserva ai "cattivi" delle sue opere è quasi un unicum tra i manga targettizzati come shonen). Anche se considerato un "manga per ragazzi" (perdonate nuovamente l'espressione infelice), Devilman è con ogni probabilità il manga che ha sdoganato la violenza (declinata in tutte le sue possibili accezioni) e l'ha proiettata nel mainstream. La storia parla di Akira Fudo, un ragazzo timido ed impacciato che dopo tanto tempo incontro un suo ex-compagno di scuola, Ryo Asuka il quale gli rivela una cosa spaventosa, ovvero che il mondo originariamente apparteneva ad alcuni demoni guidati da Satana che, una volta scacciati dal Paradiso, avevano dato vita a un proprio regime di distruzione proprio sulla Terra. Tra sabba satanici, orge e rivelazioni sulla natura effimera dell'agire umano, Devilman ha ormai acquisito lo status del capolavoro senza tempo.

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