Pachy Scognamiglio, vocal coach: “Elettra Lamborghini è molto intelligente. Olly? Non urla, si sbagliano”

Si chiama Pachy Scognamiglio, ed è uno dei vocal coach più amati d'Italia. Ha lavorato alle voci di artisti come Elodie, Emma, Marracash, Giuliano Sangiorgi, ha vinto Sanremo con Mahmood, quando ha cantato Soldi, e con Olly. Quest'anno a Sanremo ha curato la voce di Elettra Lamborghini, Sayf, Samurai Jay, Chiello e di Cleo delle Bambole di Pezza, ma solitamente sono molti di più gli artisti e le artiste che cura contemporaneamente. Ha sviluppato un approccio personale che bada molto anche all'emotività degli artisti e per questo si è guadagnato sul campo rispetto e amicizia da parte degli artisti. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare come ci si prepara per un evento così importante e per chiedergli qualcosa sugli artisti che ha seguito.
Ciao Pachy, chi hai preparato a Sanremo 2026?
Ho preparato Elettra Lamborghini, Sayf, Samurai Jay, Chiello e poi anche Cleo, la cantante delle Bambole di Pezza, nella fase pre-Sanremo.
E com’è stato questo Sanremo? Come lo reputi?
È stato come sempre una centrifuga. Però quest’anno per me è stato quasi un po’ più rilassante, perché nelle ultime tre edizioni avevo otto artisti in gara ogni volta e stavolta, per assurdo, ne avevo "solo" cinque. Resta difficilissimo coordinare tutto, ma rispetto alla mia abitudine è stato quasi più riposante.
Qual è l'aspetto più complicato?
L’aspetto più complicato per me è che comincio dalla mattina molto presto: faccio un check vocale per tutti. Mi sposto da un albergo all’altro, a seconda di dove soggiornano, per controllare che la voce sia a posto, che le corde vocali stiano bene.
A che ora cominci?
Alle 9 e inizio una specie di tour tra tutti gli artisti. La cosa più difficile non è tanto il lavoro vocale in sé, ma coordinare i loro appuntamenti. Ognuno ha la propria agenda con interviste, incontri, impegni vari. Io devo cercare di incastrare tutti in quelle poche ore disponibili. Al mattino verifichi che la voce sia pronta anche per sostenere tutte le interviste, perché magari da casa non ci si rende conto che prima di esibirsi gli artisti parlano per cinque o sei ore.
Come si gestisce questa cosa?
Posso dirti come la gestisco io. Intanto partendo dal mattino: verifico che siano correttamente idratati, che la voce sia ben lubrificata. Poi facciamo un piccolo riscaldamento vocale. È un training specifico che uso molto anche per sostenere il carico del parlato. Nasce da quando lavoravo tantissimo con attori e doppiatori, quindi è proprio un lavoro pensato per sostenere lunghe ore di utilizzo della voce parlata. In sostanza, li preparo al mattino per affrontare il carico vocale della giornata, soprattutto nella parte parlata.
E poi durante la giornata li rivedi?
Sì, se c’è qualche urgenza — per esempio un abbassamento di voce dopo le interviste — li rivedo nel pomeriggio. E poi ovviamente io sono l’ultima persona che vedono prima di salire sul palco dell’Ariston, circa un quarto d’ora prima dell’esibizione.
Fai anche un lavoro prima della settimana di Sanremo?
Certo. Il mio lavoro in realtà inizia molto prima. Di solito da settembre-ottobre arrivano già da me alcuni artisti che hanno proposto i brani e vogliono prepararsi in anticipo. Poi ovviamente c’è chi arriva all’ultimo momento. In quei mesi si lavora su tanti aspetti: io lavoro moltissimo anche su quello emotivo, perché spesso ci si dimentica che oltre alla voce è fondamentale la gestione dello stress. Negli ultimi dieci anni ho studiato anche counseling, proprio perché credo molto in un lavoro a 360 gradi. Quindi il mio lavoro è duplice: da una parte l’aspetto vocale, dall’altra quello emotivo. E per alcuni artisti anche quello performativo. A volte mi chiedono una mano anche sull’interpretazione, sulla presenza scenica. Ovviamente dipende sempre dall’artista.
Partiamo da uno degli artisti: sei arrivato secondo con Sayf. Com’è stato lavorare con lui?
Quando ho visto che era tra gli ultimi due, durante la pausa pubblicitaria, ovviamente ci ho sperato. Però al di là della vittoria, credo che per lui sia stato un grandissimo Sanremo. Per molte persone — soprattutto in una fascia di età più adulta — era un artista poco conosciuto. E secondo me ne è uscito altamente vincitore. Io sono molto contento di come ha performato, credo che per lui sia stata comunque una grande vittoria. Quando guardo la classifica con Samurai Jay primo e lui secondo, sono molto soddisfatto.
Tu lavori spesso con artisti che non sono necessariamente rinomati per la "grande voce".
Dipende dagli anni. Ci sono anni in cui lavoro con artisti molto riconosciuti vocalmente, altri in cui lavoro con artisti più legati alla scena urban. Io lavoro in maniera trasversale. Mi capita di farlo sia con quelli che il pubblico percepisce come "grandi cantanti", sia con artisti di altri mondi musicali. Per me è bellissimo lavorare con artisti su cui posso dare un contributo forte e mettermi alla prova come professionista. E poi secondo me c’è anche una visione molto italiana della voce. Non è che canta bene solo chi ha una voce "classica". Artisti come Sayf, Samurai, Chiello — ognuno a modo suo — sono artisti validissimi. Per me poter contribuire alla loro performance vocale e tecnica è motivo di grande orgoglio. Io sono contentissimo, per esempio, di come ha cantato Elettra.
Parliamo di Elettra, lei ti ha anche ringraziato sui social.
Sì, ha fatto una storia su Instagram. Era con Samurai Jay e mi hanno taggato mentre facevamo uno degli esercizi del mio protocollo. Mi ha fatto molto piacere. Quando qualcuno con cui hai lavorato sente il bisogno spontaneo di salutarti così, vuol dire che hai lasciato il segno non solo come professionista ma anche come persona.
Com’è lavorare con lei?
È esattamente come appare: simpaticissima, un vulcano di emozioni. È molto intelligente e per me è stata una bellissima scoperta. Credo che quest’anno il pubblico abbia conosciuto davvero la sua spontaneità.
Era la prima volta che lavoravate insieme?
Sì.
E con gli altri?
Con Samurai Jay invece avevo già lavorato anni fa. Con Chiello lavoro da un po’, da circa un anno in modo più assiduo. Chiello è un artista che amo molto, lo trovo un cantautore davvero speciale. Samurai per me ha spaccato: ha una hit gigantesca ed è una persona dolcissima, molto empatica. E lo stesso vale per Sayf. Quest’anno mi sento proprio fortunato: ho lavorato con persone bellissime dal punto di vista umano.

Hai lavorato anche con Cleo nella fase pre-Sanremo.
La conosco da dieci anni, poi non ci siamo visti per 7-8 anni. All’epoca faceva lezioni con me quando lavoravo ancora in casa. Lei ha una grandissima voce, è evidente. E credo che con le Bambole di Pezza abbia fatto un ottimo Sanremo. Fino a pochi mesi fa molte persone non conoscevano il progetto, ma credo che abbiano fatto un bellissimo festival.
Lavorare con voci così diverse non deve essere facile.
Gli approcci sono diversi, sì. Non solo vocalmente, ma anche per background emotivo, culturale, caratteriale. Ogni artista è un’esperienza nuova.
Quindi lavoravate principalmente di persona?
Sì, lei è sempre venuta nel mio studio a Milano, principalmente abbiamo lavorato così.
Pensavo che, stando fuori, foste costretti a lavorare più online…
È successo anche quello, certo. Però lei si è impegnata davvero tanto: è venuta anche due o tre volte a settimana.
Che aspettative aveva Elettra a livello vocale? Cosa voleva raggiungere? Ti ha chiesto qualcosa in particolare?
Il suo obiettivo era performare al massimo il brano. Dal mio punto di vista posso dire che ci è riuscita. Aveva una bellissima energia quest’anno e questo le ha permesso di avere l’approccio giusto, con la volontà di crescere.
Ho visto che questa cosa è stata notata: molti hanno detto che ha cantato bene…
Sì, sì. Però c’è sempre un certo tipo di approccio, no?
In che senso?
Ma guarda, qualsiasi cosa tu faccia in Italia, c’è sempre un approccio critico. Siamo in un momento storico in cui, comunque la fai, la sbagli.
A questo proposito, ti volevo chiedere: Olly è ripartito in tour e continuo a sentire dire che "urla solo".
Guarda, ti posso dire con certezza che stanno profondamente sbagliando, mi assumo ogni responsabilità. Quest’anno abbiamo fatto un ottimo lavoro e sta cantando davvero bene.
Secondo te cosa non capisce la gente del modo di cantare di Holly? È troppo fisico?
Ma tu credi che il problema sia solo dell’artista? Oppure, in generale, è difficile leggere complimenti?
No, certo, è difficile…
Io mi sono fatto una cultura su questo, perché ero curioso: ho lavorato con tantissimi artisti e ho studiato molto. E ti dico che è raro leggere complimenti. Inoltre, abbiamo ancora una cultura molto legata all’idea di "bella voce": pulita, limpida, legata al bel canto. Quindi le persone riconoscono facilmente come "bravo" chi si avvicina a quel modello.
Quindi pensi che il problema sia questo? Holly non rispetta quei canoni e quindi viene frainteso?
Può darsi, ma credo che in generale sia difficile definire qualcuno "bravo", soprattutto nella scena nuova. Prova a fare qualche nome di qualcuno che viene unanimemente definito tale.
Beh, si dice spesso Annalisa…
Sì, certo, è bravissima. Però è sempre stato così: ci sono sempre stati artisti messi in discussione. È una cosa che è sempre esistita, lo facevano anche in passato.
Per te, quindi, cosa significa cantare bene?
Per me cantare bene significa tre cose: non farsi male, essere intonati e andare a tempo. Nel momento in cui usi il tuo strumento in modo corretto rispetto alla tua natura vocale, allora stai cantando bene. Ma la priorità resta l’espressività.
Quindi la tecnica non deve diventare una gabbia?
Esatto. La tecnica deve aiutarti a esprimerti, non limitarti. Invece spesso viene usata come una gabbia. Io cerco di inserirmi nel progetto dell’artista senza snaturarlo. L’unicità vocale è un patrimonio, non qualcosa da correggere a tutti i costi. Cosa vogliamo fare? Far cantare tutti allo stesso modo? C’è confusione tra tecnica e stile, la tecnica è al servizio dello stile, non il contrario.
Autotune sì o no?
Autotune sì, quando aggiunge qualcosa di interessante a livello stilistico. Come ogni cosa: può essere un valore aggiunto oppure una "pezza" per coprire qualcosa che non funziona.
Quindi va usato consapevolmente?
Io non lo spengo a chi lo usa per stile, ma insegno comunque la tecnica corretta, così diventa una scelta e non una necessità.
A Sanremo, tra quelli che non hai seguito tu, chi ti è piaciuto?
Ditonellapiaga, ha un brano geniale, divertente, performance fortissima. E poi Nayt: bravissimo. Se devo fare una selezione fuori da quelli che ho preparato io, direi loro due. E poi ho amato tantissimo l’arrivo di Joan Thiele: quando appare è sempre un momento di arte incredibile.
Molti sono rimasti sorpresi da TonyPitony…
Sì, ma lui è bravissimo. Spesso si pensa che dietro progetti più leggeri ci sia poca competenza, ma non è così: se hai orecchio lo capisci subito.
Qual è una voce che ti impressiona sempre, ogni volta che la ascolti?
Faccio fatica a rispondere, perché non sono mai stato impressionato solo dalla tecnica, ma dall’opera d’arte nel suo complesso. Se devo dirti un nome italiano, per me Mia Martini resta insuperabile: riusciva a trasmettere tutto.
E a livello internazionale?
È difficile, perché quando fai il mio lavoro cambi prospettiva: ascolti sempre pensando a cosa potresti migliorare.
In questo periodo stai seguendo molti artisti in tour?
Sì, è un lavoro continuo. Alcuni tour li seguo in presenza, altri a distanza, per riuscire a gestire tutto. In questo periodo sto seguendo anche il tour di Olly, in parte da remoto e in parte dal vivo.