
Verso il voto del 22 e 23 marzo sul Referendum sulla Giustizia 2026: i cittadini sono chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia varata dal governo Meloni e dovranno votare Sì, se vogliono confermarla, e No se vogliono bocciarla. A pochi giorni dal voto, con un risultato decisamente in bilico, le forze schierate per il No hanno chiuso oggi la loro campagna elettorale con un evento a Roma che però non ha riempito la piazza. I leader politici si lanciano negli ultimi sforzi mediatici e giri di interviste: ha suscitato un certo dibattito anche la scelta di Giorgia Meloni di partecipare al podcast di Fedez e Mister Marra.
Schlein: "Con il sì cambia il futuro del governo"
La segretaria del Pd Elly Schlein intervenuta a "Il cavallo e la torre" su Rai tre ha precisato che se vince il Sì "cambia e come" il futuro del governo, "perché la riforma della giustizia viene con il premierato per accentrare i poteri". E ancora: "È chiaro che se vincesse il sì andrebbero avanti spediti su premierato e riforma elettorale". Meloni "rivolge un appello per votare sì al Referendum in nome del cambiamento e della modernità, ma non tutti i cambiamenti sono positivi, la giustizia non si migliora mettendo i giudici sotto la politica".
Il Procuratore Gratteri: "Se vince il No il Governo non si deve dimettere"
Il Procuratore capo del Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, ospite del programma ‘Di Bella sul 28' a Tv2000, interviene sul Referendum sulla Giustizia: "Anche se dovesse vincere il No, il governo non si deve dimettere perché la politica non c'entra nulla". Poi aggiunge: "Il governo sarà giudicato nel 2027. Dopo 5 anni, si tirerà una linea e ognuno si farà la sua idea, se ha fatto bene o non ha fatto bene. Ma chiunque vinca, il governo non si deve dimettere".
Il Procuratore Gratteri ribadisce che si schiera per il No definendo questa "riforma referendaria imposta. Non si modificano sette articoli della Costituzione perché 40 magistrati mediamente ogni anno da pubblico ministero diventano giudici e giudici diventano pubblici ministeri e devono cambiare anche Regione". Infine: "Io non voglio un pubblico ministero più forte. Il pubblico ministero non deve fare sollevamento pesi, non deve fare pentatlon. Il pubblico ministero deve essere tranquillo e sereno per poter lavorare con il Codice in mano, senza nessun tipo di pressione".
Il ministro della Difesa Crosetto: "Riforma rafforza magistrato, lo rende più libero"
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo a "Porta a porta" precisa che "il Referendum sulla giustizia rafforza il magistrato, lo rende più libero". E ancora: "Gli consente di investire tutte le sue forze non per accreditarsi con qualcuno che puo' decidere sul suo destino, anche di carriera, ma dedicandosi al suo lavoro" e "sono convinto che separare chi giudica da chi conduce l'accusa sia una garanzia per tutti gli imputati" e "di un processo giusto, di avere un giudice terzo che tratta allo stesso modo accusa e difesa", perché questo "è quello che prevedono le Costituzioni e le democrazie". Infine la riforma "non rende né più debole la magistratura né più forte la politica. Perché la politica, semmai, si toglie un potere".
Referendum, Schlein: "Giustizia non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo"
Il nostro No al referendum perché questa non è una riforma che migliora la giustizia per i cittadini italiani. Questa riforma non accelerare i processi, non assume il personale e non stabilizza i precari della Giustizia. È una riforma che non tocca i nodi che possono migliorare la giustizia. La giustizia non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo. Una riforma che spacca sorteggiando il Consiglio Superiore della Magistratura" lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein chiudendo la campagna per il no alla referendum da Piazza del Popolo. "Questa riforma serve a riequilibrare i rapporti tra la politica e la magistratura. Noi non vogliamo che ci serva quando vinceremo le elezioni come dice il governo, vogliamo essere controllati, noi pensiamo che in democrazia anche chi governa debba essere sottoposto a un controllo di legalità" ha aggiunto la leader del Pd, concludendo: "I padri costituenti dopo aver liberato il paese dai nazisti e dei fascisti hanno fissato un principio fondamentale per le democrazie che è la separazione dei poteri, l'idea che ogni potere vi sia un limite adeguato e noi ci teniamo stretti questa nostra bella Costituzione antifascista.
Il No non riempie piazza del Popolo: le foto della piazza dall’alto
Piazza semivuota all'evento finale della campagna per il No al Referendum per la riforma della giustizia organizzato in Piazza del Popolo a Roma. Le foto della piazza dopo le 19, quando sono iniziati gli eventi dei leader politici come Conte e Schlein, mostrano poche persone ammassate solo sotto il palco
Conte: "Riforma truffa per consentire alla politica di impossessarsi degli organi di autogoverno dei Giudici"
"Questa è una riforma truffa, un meccanismo sofisticato Per consentire alla politica di impossessarsi degli organi di autogoverno dei Giudici. Gli errori giudiziari non hanno nulla a che vedere con questa riforma" lo ha detto Giuseppe Conte sul palco allestito in piazza del Popolo a Roma nella manifestazione per chiudere con lg altri leader la campagna per il no al referendum. "Gli errori giudiziari non hanno nulla a che vedere con questa riforma. La separazione delle carriere è già nei fatti e riguarda lo 0,4% l'evento della totale dei magistrati e già oggi si può passare una sola volta da una funzione all'altra. Se volevano questo obiettivo lo potevano fare con una norma ordinaria e non modificare la Costituzione. La verità quindi è un'altra è un progetto politico che nasce da un onda lunga e che è stata sempre cara all'area del centro-destra: La politica che ha responsabilità di governo non accetta il controllo di legalità. Non accetta che si realizzi quello che è un principio fondamentale di uno stato di diritto: La legge è uguale per tutti" ha scandito Conte.
Schlein: "Ogni voto può fare la differenza sul referendum"
"Mancano pochi giorni a questo referendum, non c'è il quorum, quindi ogni voto può fare la differenza e noi chiediamo alle persone di partecipare, di informarsi, noi chiediamo di votare no ad una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l'indipendenza dei giudici. Quindi noi votiamo convintamente no per difendere la nostra Costituzione" ha dichiarato la segretaria Pd Elly Schlein a margine della chiusura della campagna per il No al referendum, a piazza del Popolo, a Roma. "Se vince il No ci evitiamo una riforma pericolosa e sbagliata per i cittadini", ha poi concluso.
Boldrini: "A Piazza del Popolo per votare No e difendere la Costituzione"
"A Piazza del Popolo migliaia di persone, nonostante la giornata lavorativa, per difendere la Costituzione" ha detto Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. Boldrini ha sottolineato la presenza di sindaci, associazioni, sindacati, parlamentari e cittadini a sostegno del No al referendum del 22 e 23 marzo, affermando che la riforma non "risolverebbe i problemi della giustizia ma rischierebbe di indebolire la magistratura". Secondo l'esponente Pd, infatti, la proposta normativa inciderebbe sull’assetto del Csm e sull'autonomia dei giudici: "Il 22 e il 23 marzo votiamo No", ha poi concluso.
Referendum, Gualtieri: "La Carta non deve essere manomessa"
"Dobbiamo difendere con le unghie e con i denti l'autonomia e l'indipendenza della magistratura dalla politica" ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri dal palco della manifestazione di chiusura della campagna per il No al referendum. Poi, ha invitato a non permettere modifiche alla Costituzione "con colpi di mano a maggioranza", sottolineando che la riforma non dovrebbe alterare l'equilibrio tra poteri.
Grosso: "Quando è iniziata non ci davano una lira"
"Quando è iniziata la campagna non ci davano una lira, dicevano che sarebbe stata una battaglia di testimonianza. Poi ci siamo conquistati prima i tempi e poi gli spazi per spiegare qual era la vera posta in palio del referendum" ha detto Enrico Grosso, a margine della manifestazione di chiusura in Piazza del Popolo a Roma. Grosso ha sottolineato che, quando è stato chiarito il tema dell’autonomia e dell'indipendenza della magistratura, "le persone hanno iniziato a capire", esprimendo fiducia sull'esito della campagna. Ha rivendicato il metodo adottato, basato su incontri sul territorio: teatri, sale parrocchiali, centri culturali e piazze. "Abbiamo capito che la gente aveva bisogno di parlare e chiarirsi le idee", ha aggiunto. Il presidente onorario del Comitato si è anche dissociato dai toni più accesi del confronto politico, ribadendo di aver voluto impostare una campagna incentrata sui contenuti della riforma. Sulle iniziative social della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha poi commentato con una battuta: "Così magari le persone capiscono che bisogna votare dall'altra parte".
Fratoianni: "Sul video tutorial di Meloni sono disperati"
"Il video tutorial di Giorgia Meloni? Mi pare siano un po' disperati, ormai non sanno più che pesci pigliare" ha detto Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, a margine del comizio finale del fronte del No in Piazza del Popolo a Roma.
Fratoianni ha criticato l'impegno del governo sulla campagna referendaria, sostenendo che l'esecutivo dovrebbe concentrarsi anche su altre priorità internazionali e interne: "La verità è che Meloni si occupa del referendum 24 ore su 24 perché sono terrorizzati", ha aggiunto.
Bonelli: "Avanzata inarrestabile del No contro menzogne della destra. Gli italiani non sono stupidi"
"C'è un'inarrestabile avanzata dei No di fronte alle menzogne della destra, in primis della presidente Giorgia Meloni. Gli italiani non sono stupidi". Lo ha dichiarato Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, a margine del comizio finale del fronte del No in Piazza del Popolo a Roma. Bonelli ha difeso la magistratura definendola "un presidio di democrazia", sottolineando il ruolo dei giudici nella lotta contro mafia e corruzione.
Radicali italiani: "Il Viminale blocca i nostri rappresentanti di lista"
Radicali Italiani denunciano che il Ministero dell'Interno starebbe impedendo la nomina dei propri rappresentanti di lista in vista del referendum costituzionale. Il segretario Filippo Blengino parla di oltre duecento persone, spesso fuori sede, a cui sarebbe stato negato il diritto sulla base di una circolare ritenuta errata. Secondo il movimento, la legge consentirebbe invece la designazione dei rappresentanti e la situazione configurerebbe "una compressione dei diritti democratici", perché ridurrebbe trasparenza e controllo sul voto. Sarebbe già stata inviata una diffida al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, con la richiesta di un intervento immediato. In caso contrario, Radicali Italiani annuncia la "possibilità di un ricorso cautelare urgente per ripristinare la presunta condizione di legalità".
Manfredonia (Acli): "I giudici non si delegittimano"
"Indebolire l'indipendenza dei giudici è come fare un forellino in una diga: prima o poi tutto frana" ha detto Emiliano Manfredonia, presidente delle ACLI, intervenendo alla chiusura della campagna per il No al referendum a Roma. Manfredonia ha criticato gli attacchi alla magistratura: "Non si delegittima un'intera categoria come hanno fatto esponenti di governo. La Costituzione si cambia insieme", ha aggiunto, sottolineando la necessità di un confronto ampio sulle riforme istituzionali.
Della Vedova: "Nonostante Meloni e Nordio voterò sì al referendum"
"Nonostante una pessima campagna referendaria, nonostante Giorgia Meloni e Carlo Nordio, voterò convintamente sì al referendum del 22 e 23 marzo" a dirlo il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova ai microfoni di Radio Radicale. Della Vedova ha criticato l'impostazione dello scontro politico, sostenendo che la presidente del Consiglio "sta pagando due errori: la forzatura parlamentare e la politicizzazione del testo, con uno scontro con la magistratura anche su casi singoli che non riguardano la separazione delle carriere". Secondo il deputato, gli allarmi su una presunta volontà del governo di limitare l'autonomia della magistratura "sono infondati se si guarda al testo", ma la gestione politica della riforma avrebbe contribuito ad alimentarli. Critiche anche al centrosinistra, accusato di aver privilegiato "una logica politica legata alle prossime elezioni" invece di una prospettiva di lungo periodo. "Il No a Meloni lo diremo alle prossime politiche", ha poi aggiunto, ribadendo il proprio sostegno alla riforma già votata in Parlamento.
Gualtieri: "La riforma indebolisce l’autogoverno della magistratura"
"Non migliora la giustizia, anzi indebolisce l’autogoverno della magistratura, che è uno dei capisaldi della sua indipendenza". Lo ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, a margine della manifestazione per il No al referendum in Piazza del Popolo, commentando la riforma costituzionale. Secondo Gualtieri, il meccanismo del sorteggio "non esiste in nessun Paese al mondo" e rischia di indebolire l'autonomia della magistratura. "Non è una riforma garantista", ha aggiunto, "ma un intervento che tocca aspetti molto delicati della selezione e dell'autogoverno". Quanto ai decreti attuativi, il sindaco ha invitato a concentrarsi sul testo: "Non votiamo sulle promesse, ma su una riforma scritta che modificherebbe la Costituzione dei padri costituenti".
No al referendum, a Roma la manifestazione si apre con "C'è chi dice no"
Con una cover di "C'è chi dice no" di Vasco Rossi, il cantante Piji ha aperto in Piazza del Popolo la manifestazione per il No al referendum. Sul palco sono attesi i leader del cosiddetto "campo largo": Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs, insieme al segretario della CGIL Maurizio Landini, ad artisti e ai promotori dei comitati per il No.
La giravolta di Nordio: prima sosteneva che riforma non migliora la giustizia, ora dice il contrario
Oggi il ministro Nordio difende la riforma sulla separazione delle carriere e per convincere gli elettori della sua bontà assicura che migliorerà la giustizia. Peccato che fino a non troppo tempo fa dicesse l'esatto contrario. Per mesi il Guardasigilli è andato dichiarando che la riforma non avrebbe influito sulla velocizzazione della macchina giudiziaria e che non avesse nulla a che vedere con i tempi dei processi.
Landini: "Al governo non importa rendere più veloci i processi, vuole meno controlli"
Il referendum "non c'entra nulla con il far funzionare meglio la giustizia. Il problema vero dei cittadini è che la giustizia funzioni meglio e sia più veloce, ma questo tema non viene assolutamente affrontato: vuol dire che non gliene frega nulla, gli interessa solo di avere meno controlli come governo e di avere più possibilità di fare come gli pare", ha detto Maurizio Landini, segretario della Cgil, a Un giorno da pecora su Radio Rai.
L'intervista di Giuseppe Conte a Fanpage.it: "Governo vuole controllare la magistratura. Dialogo con Meloni? Non ci fidiamo"

A pochi giorni dal voto per il referendum, Fanpage.it ha intervistato il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. In una lunga conversazione, l'ex presidente del Consiglio (ed ex avvocato) ha ribadito ancora una volta perché sostiene che la riforma della giustizia sia un atto politico, e non tecnico. Ha risposto alle obiezioni di chi sostiene il Sì, criticando duramente la linea di Giorgia Meloni.
L'Associazione magistrati della Corte dei Conti dice no alla separazione delle carriere
L’Associazione magistrati della Corte dei Conti ha deciso di mantenere mantenere, nella sua sede centrale, la distinzione tra sezioni giurisdizionali e sezioni di controllo, consultive e referenti. Una forma di ‘separazione delle carriere' messa in atto per la "valorizzazione di tutte le funzioni". Lo ha detto il presidente Donato Centrone, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario della sezione Lazio. Nel discorso, il magistrato ha anche ribadito "la contrarietà al divieto di passaggio tra funzioni e a ogni forma di separazione delle carriere", facendo riferimento in modo evidente al referendum sulla giustizia.
L'ultimo appello di Meloni agli elettori: "È un'occasione storica, non ce ne saranno altre"
In un video rilanciato sui social, Giorgia Meloni ha lanciato un ultimo appello (si fa per dire, visto che il silenzio elettorale scatterà sabato 21 marzo) a tutti i cittadini. Dopo aver dato istruzioni precise sul voto, ha ricordato agli elettori che non c'è un quorum in questa occasione, quindi il risultato sarà valido a prescindere da quante persone vanno a votare. Poi ha aggiunto: "In quella croce c'è molto di più di un segno su un foglio. C'è l'idea di giustizia in cui crediamo, c'è il futuro che vogliamo lasciare ai nostri figli, la fiducia nel fatto che possiamo cambiare quello che non funziona. C'è il messaggio che non accetteremo che tutto rimanga sempre uguale. È un'occasione storica per rendere la giustizia più meritocratica, più responsabile, più efficiente. In una parola, più giusta. Ed è un'occasione che potrebbe non tornare. Noi ce la stiamo mettendo tutta per rendere l'Italia più moderna, però stavolta serve il vostro aiuto".
Referendum, Tajani si inventa che il sistema giudiziario in Italia è ancora quello del fascismo

"L'attuale ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo, cioè il processo dove l'imputato è considerato colpevole". Lo ha detto Antonio Tajani, leader di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, nella puntata che andata in onda ieri sera di Cinque minuti, condotto da Bruno Vespa. Non è chiaro da dove Tajani abbia preso questa idea, dato che l'articolo 27 della Costituzione – nata dall'antifascismo – ovviamente dice che "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".
In ogni caso, Tajani ha insistito affermando che l'ordinamento italiano è quello voluto dal fascismo, "dove l'imputato è considerato colpevole, dove c'è l'unione delle carriere, la carriera dei magistrati giudicanti è la stessa carriera stessa della pubblica accusa". Ha mescolato, insomma, informazioni false sull'ordinamento giudiziario in Italia e misure previste dalla riforma: "Quel modello lo stiamo cercando di cambiare adesso con la separazione delle carriere e levando assolutamente la politica dalla magistratura, perché troppa politica ha infangato le toghe".
Siracusano (FI): "Parte del Pd voleva la separazione delle carriere"
"La sinistra in merito al dibattito sulla riforma della giustizia è incredibilmente incoerente e piena di contraddizioni". Lo ha detto Matilde Siracusano, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, intervenendo a "L'aria che tira", su La7. "Ci sono esponenti del Pd che oggi sostengono il ‘no' e che descrivono questa riforma come ‘il male assoluto' che solo qualche anno fa firmavano mozioni congressuali che contenevano la separazione delle carriere. Poi ci sono i colleghi del Movimento 5 Stelle che nella scorsa legislatura presentavano proposte di legge nelle quali affermavano che il sorteggio del Csm era l'unico modo per rompere i rapporti all'interno delle correnti", ha aggiunto.
Crosetto dice che si sarà comunque un tavolo di confronto "sia che vinca il Sì sia che vinca il No"
"Io sono convinto che, sia che vinca il Sì, sia che vinca il No, ci sia bisogno di un tavolo di confronto perché non possiamo più permetterci un paese in perenne scontro tra qualunque governo ci sia e la magistratura. Perché è uno scontro che danneggia la magistratura, danneggia il governo ma soprattutto l'Italia. Io lo auspico qualunque cosa succeda". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, ospite a L'aria che tira su La 7.
Tajani rilancia la bufala storica: "La riforma cambia il sistema voluto da Mussolini"
"Bisogna votare sì perché bisogna rendere più moderno il nostro paese, cambiare un sistema giudiziario che è quello che è entrato in vigore con il regime fascista. Fu Mussolini a volere la riunificazione delle carriere". Lo ha detto il vicepremier, ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani, ospite di Agorà su Raitre. Il vicepremier però ha ripetuto una fake news che viene rilanciata da settimane dal fronte del Sì. Come vi abbiamo spiegato in questo pezzo infatti l'unità delle carriere esisteva già prima del fascismo. Quando, nel 1941, venne approvata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario, il governo fascista si limitò a conservare la disciplina dell’Italia postunitaria.
"L'unificazione delle carriere – ha aggiunto Tajani – è pericolosa perché è come se in una partita di calcio l'arbitro fosse amico di una delle due squadre e arrivasse allo stadio col pullman di una squadra mentre l'altra arriva da sola. Questo non va bene: dobbiamo avere un giudice terzo, indipendente, una pubblica accusa che abbia la stessa forza della difesa e poi il giudice terzo decide".
Il numero uno di Forza Italia ha ribadito che "questa è una riforma che non va contro la magistratura, ma innalza il ruolo della magistratura". Poi ha concluso: "Ci sono troppi magistrati ideologizzati che liberano le persone arrestate da operazioni di polizia giudiziaria, pensiamo agli spacciatori. Il poliziotto, il carabiniere, il finanziere che arresta lo spacciatore, sta tutta la notte in caserma, la mattina si presenta davanti al giudice che lo libera e vanifica il ruolo dell'attività di polizia di prevenzione anche della piccola criminalità. Dobbiamo anche motivare le forze dell'ordine con una giustizia che non mandi in carcere nessun innocente, ma i colpevoli devono andare in carcere".
Bachelet (Comitato No): "La separazione delle carriere è solo una scusa per demolire il Csm"
"La separazione delle carriere è una scusa per demolire il Consiglio superiore della magistratura: quando si è riformato l'articolo 111 della Costituzione, la proposta di separazione completa fu bocciata. Si poteva intervenire senza riforma costituzionale dividendo il CSM in sezioni, mentre qui si creano tre organismi e uno non separa affatto giudici e pm". Lo ha detto Giovanni Bachelet, presidente del Comitato nazionale Società civile per il No, a "Ping Pong" su Rai Radio 1. "È un complesso di colpi, di mazzate al CSM e ai magistrati, spiegate con l'idea che non siano degni di eleggere coloro che devono governare autonomamente per due terzi insieme a un terzo del Parlamento, mentre il Parlamento continua a eleggere una lista da cui si estrae una presunzione di delinquenza per i magistrati e una presunzione di innocenza per i parlamentari" ha continuato Bachelet concludendo "io sono stato parlamentare, e lo dico a mia vergogna: non mi risulta che i parlamentari in questi 50 anni si siano comportati meglio dei magistrati".
Conte: "Questa riforma è una porcheria, non serve ai cittadini ma alla casta politica"
"Votiamo no a questo referendumcontro la casta dei politici che vuole mettersi a riparo dall'inchiesta della magistratura", ha detto Giuseppe Conte, leader del M5s, a margine del dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia organizzato all'Università degli Studi di Napoli Federico II. "Questa è una riforma che non serve ai cittadini – ha aggiunto – questa è una riforma che serve alla casta della politica per cercare di schiacciare la magistratura, per cercare di mettersi al riparo dalle inchieste della magistratura. La nostra risposta è che la legge è uguale per tutti ed è uguale anche per i politici".
A chi ha ricordato che anche le forze di opposizione volevano una riforma della giustizia, Conte ha risposto: "Ma non questa porcheria. Certo, anche io ho proposto, quando ero al Governo, con il ministro Bonafede, un sorteggio ma temperato perché non è che il sorteggio lo fai puro per i magistrati e poi invece lo fai farlocco per la politica".
Mulè (Forza Italia): "Si vota per avere un Csm davvero indipendente"
“Il 22 e il 23 marzo si vota per una riforma di civiltà, una riforma che riguarda tutti e che introduce finalmente la presenza di un giudice terzo e imparziale. Inoltre, mettendo la croce sul Sì si rende realmente libero e indipendente il Consiglio Superiore della Magistratura, affinché attraverso l’Alta Corte disciplinare possa giudicare serenamente anche i magistrati che sbagliano, svincolato da logiche e appartenenze correntizie che ne hanno finora condizionato e deviato l’operato”. Lo ha dichiarato il vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria del Sì per Forza Italia, Giorgio Mulè.
Perché la riforma della Giustizia è contro la cultura femminista: lo spiega la senatrice Valente
"Da donna e da femminista, io ho accolto un appello sostenuto e promosso da sei donne straordinarie che ho incrociato nel mio cammino di impegno politico" perché "ne ho condiviso fondamentalmente lo spirito e cioè due grandi questioni: il pensiero femminista ha sempre sposato il senso del limite come l'unica modalità attraverso la quale essere in relazione con altri e consentire uno spazio di democrazia e di libertà" dunque "non avvertire il senso del limite e pensare di essere da soli l'assoluto, il potere assoluto, elimina qualsiasi spazio di libertà e quindi qualsiasi spazio di democrazia" è "il rischio che vediamo nella riforma della Carta costituzionale", ha premesso la senatrice del Pd, Valeria Valente a margine della presentazione del manifesto-appello "Perché da donne e femministe il 22 e 23 marzo votiamo No alla riforma della Costituzione" in corso presso la sala Nassirya di palazzo Madama.
"Penso, da femminista, che questa riforma sia contraria anche alla cultura e alla pratica femminista. E poi un risvolto concreto", nelle aule di giustizia "i grandi temi legati alle donne, alla violenza maschile sulle donne" necessitano "di una maggiore specializzazione e formazione. Se abbiamo fatto tanti passi in avanti nelle procure, sappiamo che ne dobbiamo fare ancora altri nei tribunali, nei tribunali di sorveglianza, negli uffici dei giudici per le indagini preliminari", ha aggiunto. "Arrestare questa formazione complessiva della Scuola superiore rivolta a tutto il corpo della magistratura sarebbe per noi un errore", ha spiegato. "Da ultimo, un pm meno autonomo, così come una magistratura meno autonoma e indipendente, rischia di declinare delle priorità che non sono più quelle che sicuramente avvantaggeranno le donne. Diciamo che una magistratura più permeata dalla politica, dalle pressioni di lobby e poteri forti, rischierebbe di vedere sicuramente non tra le priorità, la lotta alla violenza maschile, i temi di tutti i soggetti più fragili, più vulnerabili o comunque più esposti e meno potenti", ha continuato Valente.
"Le donne, la violenza maschile contro le donne è anche una questione di potere" da "donne e da femministe, diciamo No a questa riforma. Ovviamente non abbiamo la pretesa di rappresentare il femminismo tutto" ma, ha concluso, "diciamo che da un punto di vista molto consapevole di femministe guardiamo a questa riforma con molta molta preoccupazione perché crediamo che possa essere un prezzo troppo alto che le donne saranno costrette a pagare".