Dalle madri di Srebrenica, sopravvissute al massacro dei loro figli, arriva una condanna unanime e senza appello: il Premio Nobel 2019 per la letteratura consegnato ieri allo scrittore austriaco Peter Handke, accusato di aver appoggiato i crimini di Slobodan Milosevic, Radovan Karadzic e Ratko Mladic, va ritirato. Munira Subasic, presidente dell’associazione che riunisce le madri delle vittime della strage, ha dichiarato:

Un uomo che ha difeso i carnefici delle guerre balcaniche non può ricevere un tale riconoscimento. Oggi a nome dell’associazione Madri di Srebrenica invieremo una lettera ufficiale al Comitato per il Nobel della letteratura chiedendo il ritiro del premio a Peter Handke.

In passato, Peter Handke ha espresso apertamente le sue posizioni filo-serbe,  ha presenziato al funerale di Milosevic  ed è accusato dai bosniaci di negare i crimini compiuti dai serbi nelle guerre degli anni Novanta nella ex Jugoslavia, tra cui l'orribile massacro di Srebrenica. Per il Premio Nobel ricevuto ieri, tutte le autorità serbe si sono congratulate con lo scrittore austriaco, definito "grande amico della Serbia"

Che cos'è il "Massacro di Srebenica" dell'11 luglio 1995

L'11 luglio 1995 fu il giorno del massacro di Srebrenica. Il più grande massacro di musulmani di sempre. Un massacro che fu un genocidio. Migliaia di persone furono uccise dalle truppe serbe guidate dal generale Ratko Mladić, con il silenzio e la complicità dei caschi blu olandesi dell'Onu. Si calcola che oltre ventimila donne furono violentate durante la guerra in Bosnia, come ricorda la scrittrice Elvira Mujcic a inizio del video. La guerra in Bosnia si svolse tra l'aprile del 1992 e il dicembre del 1995. A Srebrenica furono autori delle violenze sessuali anche i caschi blu dell'Onu, e a seguito all'esplosione del caso l'intero governo olandese si dimise, anche se nell'ex base sono ancora presenti i murales, terribili, disegnati dagli stessi caschi blu.

Quando Handke difendeva i serbi

Proprio nei mesi in cui Slobodan Milosevic e gli aguzzini serbi si rendevano responsabili nel 1995 del massacro di Srebenica in Bosnia, culmine di una orribile pulizia etnica, Peter Handke componeva con il suo "Un viaggio d’inverno ai fiumi Danubio, Sava, Morava e Drina" (Einaudi) l’apologia della Serbia. Non solo della cultura serba, ma della Serbia "cattiva" figlia del conflitto in Jugoslavia, descritta come un presidio di integrità morale contro l'Occidente. E infine Handke volle partecipare e addirittura tenere un discorso commemorativo davanti a migliaia di nazionalisti serbi per i funerali del dittatore Milosevic.

Peter Handke, Premio Nobel Letteratura 2019

Austriaco, classe 1942, Peter HandkePeter Handke è poeta, narratore e reporter di viaggio. Il suo esordio letterario avviene nel 1966 con il romanzo "I calabroni", che in Italia viene pubblicato da Mondadori, al quale seguono numerose opere per il teatro come "La cavalcata sul lago di Costanza" nel 1971 e "L'ora in cui non sapevamo niente l'uno dell'altro" del 1992. Come reporter di viaggio ha pubblicato "Appendice estiva a un viaggio d'inverno", oltre a numerose antologie e ad una raccolta poetica dal titolo "Il mondo interno dell'esterno dell'interno". Il regista Wim Wenders ha tratto dal suo romanzo "Prima del calcio di rigore" (1971) il suo film omonimo.