Approcciarsi a "Tempi eccitanti", il libro d'esordio dell'irlandese Naoise Dolan, senza avere nella mente qualcosa che rimanda a Sally Rooney è complesso. Quindi leviamoci subito il dente. Dolan ha scritto un libro che senza dubbio rientra in un filone che la scrittrice irlandese ha messo in luce negli anni scorsi, sia in "Parlarne tra amici" che in "Persone normali". Una somiglianza che si dipana nei protagonisti, in parte nella scrittura – stando alle traduzioni, nell'ultimo caso di Claudia Durastanti – ma anche, in un certo senso, nella rappresentazioni dei personaggi. Eppure c'è qualcosa che a un certo punto ti fa dimenticare tutta la questione derivativa.

Il libro di Naoise Dolan arriva in Italia grazie ad Atlantide Edizione che lo ha tradotto dopo l'ottima accoglienza avuta in Irlanda – Paese natìo della scrittrice – e nel Regno Unito, dove forse anche sulla scia di quella somiglianza ha destato molta curiosità. Curiosità che diventa sostanza quando si comincia a leggere la storia di Ava e si cominciano ad aprire tutti i cassetti che la scrittrice inserisce nella narrazione. Sì, perché in queste 300 pagine ci sono una serie di aspetti che caratterizzano la scrittura di Dolan e che si svelano pian piano, una serie di puntini che si uniscono a formare una figura precisa e a un certo punto fanno anche luce nella confusione che sembra trasparire dalla protagonista.

Ava è una neolaureata comunista (sic) che si trasferisce a Hong Kong ("A Dublino mi odiavano tutti, e alla fine mi ero odiata anche io, ed ero venuta qui cercando di cambiare questa cosa e un po' ci ero riuscita, ma non totalmente") per insegnare inglese, grazie ai risparmi messi da parte per un possibile aborto. Dopo i primi tempi vissuti in casa con altre due ragazze si trasferisce da Julian, bancario con cui comincia una relazione prevalentemente di sesso, ma che diventa qualcos'altro a seconda dei protagonisti, e dei momenti. È una relazione che talvolta pare squilibrata, con dinamiche che cambiano a seconda dei sentimenti della protagonista che vive spesso questa differenza tra il pensiero e la parola. Chi legge si ritrova veramente nel cul de sac tra pensiero e parola.  Quello che è certo è che in questa sospensione (in fondo a 22 anni – ne compirà 23 durante la narrazione – la sospensione è spesso uno stato dell'animo) Julian diventa uno spazio in cui vivere, uno spazio sia emotivo che reale: "Non avevo avuto spazi in cui vivere bene a Hong Kong prima di incontrarlo" dice Ava, a un certo punto, sottolineando l'importanza degli ambienti e la precisione con cui li imposta la scrittrice.

Fuori di casa le conversazioni si fanno – ora sì – come quelle delle atmosfere di "Parlarne tra amici",  il mood è quello di superficialità estrema, sono tutti ricchi, tutti probabilmente insoddisfatti, tutti con un'attenzione che salta da una cosa all'altra (i discorsi passano da futilità a cose importanti in un attimo e queste cose importanti in un attimo vengono dimenticate), con la brevità dei capitoli che sembra quasi fare da rappresentazione su carta del deficit d'attenzione del mondo in cui si svolge la storia. Una brevità propria dei nostri tempi, quelli dei social, parte integrante della narrazione: messaggi pensati e mai inviati, messaggi inviati volontariamente, messaggi inviati per sbaglio, profili social usati per controllare le vite altrui, profili propri usati per mostrare ad altri, attenzione a chi guarda le stories etc in un libro che inquadra in maniera impeccabile la contemporaneità da questo punto di vista (e leggere Dolan fa sembrare strana la quantità di libri contemporanei, ambientati nella contemporaneità, appunto, in cui i social sembrano qualcosa di collaterale e quasi invisibile). Ma i social sembrano inserirsi su un discorso molto più ampio sul linguaggio anch'esso importante per decodificare questo libro.

Talvolta Ava sembra consapevole di quello che è, dei suoi sentimenti, altre volte cerca appigli per confermare quello che pensa in quel momento specifico, ma quello che pensa in quel momento specifico sembra sempre in bilico. C'è un divario economico sostanziale tra lei e Julian che in qualche modo è centrale, come centrali sono il femminismo e il Capitalismo, legati a doppio filo nella narrazione e continuamente al centro – esplicitamente o meno – della storia. I soldi sono centrali. Il sistema capitalistico è centrale: "Restare nel suo appartamento era un modo per allontanarsi dal concetto capitalistico per cui io valevo qualcosa solo se pagavo la mia parte e mi mantenevo da sola. O forse questo mi rendeva una cattiva femminista" dice Ava in uno dei suoi tanti monologhi interiori.

E non è un caso che a dare una luce a quella nebbia che Dolan descrive così bene, quell'andirivieni di sensazioni, quelle continue contraddizioni, arrivi una donna, Edith, che ribalta tutto e diventa un alter ego di Julian, almeno come percezione di Ava. Coetanea in carriera che Ava comincia a frequentare durante uno dei tanti viaggi di Julian e che in qualche modo cambia la prospettiva della protagonista che pian piano comincia a trovare una strada, una direzione che si scontrerà, inevitabilmente, con Julian. Edith squarcia un velo, è l'elemento che in qualche modo dà una scossa anche a quella "comodità" nella quale il lettore comincia a mettersi a proprio agio: continuano i monologhi interiori ("Ero fortunata che Edith se ne fosse andata prima che iniziassi a sciorinare i miei esistenzialisti. Mi sono detta: ecco perché sei single"), ma cambiano prospettiva, insomma, Ava comincia a usare due pesi e due misure e la narrazione si fa più repentina. "Tempi eccitanti" è un libro che ci immerge perfettamente nei tempi eccitanti di questa 22enne che è nel pieno della propria formazione, ci mostra il diramarsi della nebbia, e lo fa con una scrittura veloce, giovane e precisa. A volte un po' troppo precisa, e così quell'incastro perfetto lo sentiamo emergere, sembra quasi che la scrittrice ci dica "Guarda quanto sono brava!". Ma è un attimo, e forse è proprio il precipitati di questi tempi eccitanti.