Macklemore pro-Palestina al concerto di Ed Sheeran: P!nk e Boy George lo attaccano, chiesta l’esclusione dal tour

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Ed Sheeran, Macklemore e Boy George, 2026
Macklemore grida “Free Palestine” al concerto di Ed Sheeran: nasce una petizione per cacciarlo dal tour. Insorgono l’Israeli American Council, P!nk e Boy George.

Il palcoscenico di uno dei tour più imponenti del pop mondiale è diventato un terreno di scontro politico legato al conflitto tra Palestina e Israele. Durante le tappe del "Loop Tour" al MetLife Stadium di East Rutherford in New Jersey dello scorso 4 e 5 settembre, Ed Sheeran ha affidato l'apertura dei suoi show a Macklemore. Tuttavia, il rapper di Seattle, anche noto per la sua vocazione militante, in netto contrasto con l'attitudine politicamente neutrale del cantautore britannico, ha sfruttato lo spazio concessogli per lanciare un forte messaggio a sostegno della Palestina. Questo ha scatenato una reazione a catena che ha coinvolto il pubblico in presenza, organizzazioni ebraiche e colleghi dell'industria musicale come Boy George e P!nk.

Nella prima serata, presentandosi davanti agli spettatori indossando una kefiah, l'artista statunitense ha interrotto l'esibizione musicale per rivolgersi direttamente alla platea: "La verità è che gran parte del motivo per cui ho voluto fare questo tour in posti come questo è per potermi alzare in stadi come questo e dire due parole che mi sono molto care: Free Palestine".

Il giorno seguente, Macklemore ha rincarato la dose affrontando frontalmente le prime accuse di antisemitismo piovutegli addosso nelle ore precedenti. Prima di intonare "Hind's Hall", ha voluto chiarire la propria posizione: "A tutti i miei fratelli e sorelle ebrei: la critica a Israele, la critica all'apartheid, l'essere contro il genocidio, non è in alcun modo una critica nei vostri confronti. Il mio messaggio è per la pace, l'amore, affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza".

L'esecuzione di "Hind's Hall" porta con sé un peso specifico rilevante. Il brano, pubblicato nel 2024 per finanziare l'UNRWA (l'Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi), omaggia nel titolo Hind Rajab, bambina di cinque anni uccisa a Gaza il 29 gennaio 2024. Il veicolo su cui fuggiva da Tel al-Hawa insieme ai familiari fu colpito dalle forze israeliane. La stessa tragica sorte toccò ai soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese intervenuti per tentare di salvarla. Questa drammatica vicenda aveva innescato in primavera forti proteste alla Columbia University, spingendo gli studenti a ribattezzare simbolicamente l'edificio occupato dell'Hamilton Hall proprio in memoria della bambina. All'interno del testo, inoltre, il rapper non si limita al panorama mediorientale: estende la solidarietà a nazioni come Libano e Sudan e si scaglia contro l'ICE, l'agenzia federale statunitense nata nel 2003 che gestisce le politiche di immigrazione e sicurezza interna.

La successiva diffusione via Instagram dei monologhi ha provocato l'immediata mobilitazione dell'Israeli American Council. L'organizzazione, impegnata a preservare l'identità ebraica e i legami con Israele negli States, ha lanciato una petizione formale chiedendo al management di Sheeran l'estromissione del rapper dalle future date della tournée. L'appello del consiglio è perentorio: "Questo era un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico, non una manifestazione di protesta e nemmeno un evento di attivismo". Il direttivo ha inoltre preteso di sapere se i discorsi e i visual mostrati fossero stati preventivamente autorizzati, unendosi al coro di condanna sollevato parallelamente dall'Anti-Defamation League. Al momento, i numeri della raccolta firme non sono stati resi pubblici.

Il caso ha generato una profonda spaccatura anche all'interno del music business. L'ex leader dei Culture Club, Boy George, ha puntato il dito direttamente contro il cantautore britannico, chiedendo su X una presa di posizione netta da parte di Sheeran e ammettendo senza mezzi termini: "Non sono mai stato un fan di Ed Sheeran e nulla è cambiato". Sul suo profilo Instagram ha poi pubblicato un'immagine del cantautore, generata tramite AI, indossando una t-shirt recante il gioco di parole denigratorio "Wkack Mack No More".

Un attacco frontale che arriva in un periodo già estremamente turbolento per Boy George: di recente si è visto bloccare da Bandcamp il brano "We Will Dance Again", dedicato alle 1200 vittime dell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 al Nova Music Festival. Questo a causa delle policy contro la musica generata dall'AI, e si è trovato costretto a rinunciare al ruolo di Re Erode nel musical Jesus Christ Superstar al London Palladium a pochi giorni dal debutto.

A chiudere il cerchio delle reazioni illustri ci ha pensato P!nk. Ricondividendo i contenuti dell'account @StopAntisemitism, la popstar ha definito l'intera situazione "inaccettabile". Secondo la cantante, gli spettatori di origini ebraiche che avevano pagato il biglietto per ascoltare musica si sono ritrovati ostaggio di una "propaganda anti-israeliana" e di un "incubo politico contro lo Stato Ebraico", condannando aspramente le accuse di "falso genocidio" mosse da Macklemore sul palco.

La vicenda del MetLife Stadium evidenzia una dinamica inedita per l'industria musicale dal vivo. Il silenzio mantenuto finora da Ed Sheeran e dal suo management riflette l'evidente difficoltà di gestire una crisi comunicativa in cui l'artista principale, storicamente estraneo a posizioni politiche divisive sul tema, viene trascinato nel dibattito pubblico dalle scelte del suo artista di apertura. Un caso che difficilmente potrà essere nascosto, dopo le richieste di esclusione, ma soprattutto legato alla durata del tour che potrebbe vedere impegnato Macklemore fino al 7 novembre, data in cui chiuderà la sua leg americana Ed Sheeran.

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