15 Maggio 2012
09:49

L’editoria che cambia al Salone del libro di Torino: dalla carta alla “Primavera Digitale”

Il libro è morto. Viva il libro! La venticinquesima edizione del salone di Torino mette al centro il passaggio dalla carta alla Rete, fra nuovi supporti come l’E-book e inediti modelli di distribuzione sul web, come quelli di Amazon. Ma siamo sicuri che il futuro dell’editoria sia tutto su internet?
A cura di Enrico Nocera
salone libro torino

Più di 1.200 espositori, cinquanta nuovi editori che si affacciano sulla scena nazionale, 23 sale, 25 anni di attività. Questi i numeri del Salone Internazionale del Libro, che anche quest'anno si è svolto nella consueta cornice del Lingotto di Torino, dal 10 al 14 maggio. Un mondo, quello dell'editoria, che come moltissimi altri è stato investito dalle onde della Rete, rimodellandosi in base ai nuovi supporti elettronici di cui il pubblico dispone. Internet e cartaceo uniti per formare quella “Primavera Digitale” cui l'edizione 2012 del Salone è dedicata, creando sinergie virtuose fra tradizione e innovazione, fra chi considera sacra la fascinazione del libro di carta e chi preferisce la comoda praticità di un e-book che non occupa spazio sugli scaffali.

CRONACHE DI UN SALONE AFFOLLATO – File interminabili in attesa ai cancelli, fin dalle prime ore del mattino. Alla crisi delle vendite, lamentata da gran parte del mondo editoriale, non corrisponde, in tutta evidenza, un'analoga crisi dell'interesse verso il mondo del libro. Le 23 sale del Lingotto sono prese d'assalto da appassionati bibliofili o da semplici curiosi, giunti da ogni parte d'Italia per comprare, osservare e partecipare ai dibattiti. Numerosi (e disparati) anche gli ospiti: si va da Luis Sepulveda a Fabio Volo, da Nanni Moretti a Vauro, da Beppe Severgnini a Guglielmo Scilla, in arte Willwoosh. Mondi diversi per interessi molteplici: la “Primavera Digitale” del titolo è un tenue filo conduttore che, in realtà, nasconde un Salone molto diversificato, forse fin troppo, fino a diventare dispersivo. Una sorta di “sindrome del Louvre”, dove le cose da guardare, da leggere e da ascoltare, sono fin troppe per una sola giornata passata fra stand e sale convegni.

DALLA STAMPA ALL'E-BOOK: LA MORTE DELLA CARTA? – Chi profetizza, come da ormai un decennio a questa parte, la scomparsa del libro (come del giornale) di carta, in favore dell'unico modello digitale, non sembra affollare i corridoi del Lingotto. A Torino i libri di carta sono ancora in netta maggioranza, a fare bella mostra di se su scaffali e bancarelle. Il digitale non ammazza il cartaceo, ma lo integra. Questa l'opinione di chi abbiamo incontrato al Salone, fra scrittori, editori e professionisti del settore: “In mezzo c'è sempre il libraio – dice Alessandro Grazioli di Minimum Fax – è vero: su internet si trova di tutto. Ma, come si suol dire, se c'è tutto è come se non ci fosse niente”. Situazione cui corrisponde l'effettiva difficoltà delle piccole librerie, costrette a chiudere per la schiacciante concorrenza dei grandi megastore, da Feltrinelli a Mondadori, fino a Fnac. Ecco, dunque, riemergere il ruolo di internet come ancora di salvezza: “Fossi un piccolo editore mi dedicherei alla produzione di E-book – dice Beppe Severgnini ai nostri microfoni – è vero che per ora questo mercato è ancora piccolo, ma sarà destinato a crescere negli anni. Senza contare che il digitale abbatte costi di produzione e distribuzione”.

NUOVI MODELLI DI DISTRIBUZIONE – L'aspetto della distribuzione è un punto dolente storico dell'editoria nostrana. I maggiori gruppi editoriali detengono anche i maggiori punti di distribuzione e vendita. Cosa che, come prevedibile, finisce col favorire l'esposizione dei titoli della casa editrice stessa, a scapito di quelle più piccole che non possono permettersi dei punti vendita in proprio. Ecco, dunque, riemergere il ruolo delle librerie online per quanto concerne la visibilità dei titoli che non hanno alle spalle i grandi gruppi del settore. Amazon, Ibs, Bol.it e altre piattaforme simili, consentono un piano di distribuzione alternativo basato sull'effettiva “sparizione” dei punti vendita fisici. Cosa che ha fatto tremare Mondadori e soci, costretti a rimodellare il proprio modello di business per non perdere quote di mercato: “Concentrarsi sulla distribuzione, a scapito della produzione, è stato il grande errore dei maggiori editori italiani – dice Christian Raimo, editor di Minimum Fax – ora è arrivato un pesce più agile che fa il loro lavoro meglio di chiunque altro”. Internet ha quindi rivoluzionato (ed era prevedibile) anche le professionalità che si muovono nel panorama editoriale del nostro Paese. Una “democratizzazione” della scrittura e della lettura che si alimenta anche attraverso altre modalità, come il self-publishing e i forum online, dove scambiare libri o anche solo consigli.

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