Joyce torna in libreria con una raccolta di dieci inediti

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L’autore di “Ulisse” torna nelle librerie con una raccolta di dieci brevi racconti a carattere mitologico ritrovati in Irlanda da Denise Rose e pubblicati qui da noi da Gallucci con la traduzione di Ottavio Fatica. Un evento salutato dalla critica come una delle scoperte letterarie più importanti del secolo.

Presentata da Denise Rose, accademico d’Irlanda e noto studioso di Joyce, come una delle più significative scoperte letterarie degli ultimi decenni, “Finn’s Hotel” è un raccolta di dieci brevi racconti, che lo stesso Joyce definiva “epiclets”, che sta per “little epics”, vale a dire, pezzi serio-comici che spaziano da episodi tratti dalla mitologia alla storia d’Irlanda, dalle leggende di San Patrizio a quelle di Tristano e Isotta.

Lo scorso anno in Irlanda sono stati pubblicati in raccolta dalla casa editrice Ithys Press in un’edizione a tiratura limitata, riservata ai bibliofili, disponibile nella versione lusso (al costo di 2.500 euro) e numerata (a “soli” 350 euro) con illustrazioni di Casey Sorrow, eccentrico disegnatore americano, e con una postfazione di Seamus Deane, poeta e scrittore irlandese. In realtà, il curatore Denise Rose aveva intenzione di pubblicare sette dei dieci racconti già nel 1992, ma si era dovuto scontrare con la fondazione che fino a due anni fa gestiva i diritti d’autore del grande dublinese. Oggi, che essi sono diventati di pubblico dominio, e per di più avendo “scoperto” altri tre racconti solo pochi anni fa, Rose ha potuto realizzare il suo desiderio regalando a tutti la possibilità di leggere degli inediti di grande valore.

Ma la notizia di queste settimane, che una volta tanto ci rende orgogliosi dell’Italia, è quella che una giovane casa editrice romana, Gallucci editore, ha pubblicato il volume al modico prezzo di tredici euro, (6,99 in e-book) peraltro con la traduzione di un fuoriclasse come Ottavio Fatica, il che conferisce un marchio di assoluta qualità all’intera operazione: per un autore come Joyce è cosa assolutamente necessaria dato che le sua incomparabile genialità si esplica proprio nei giochi linguistici e nelle prodezze fonetiche.

Più in generale, questa pubblicazione data la sua fisionomia (dieci brevi racconti) e dato il tono complessivo (serio-comico) può rappresentare un validissimo mezzo di avvicinamento ai grandi romanzi joyciani come “Ulisse” o “Gente di Dublino”, certamente più ostici e meno ammiccanti, in particolare per i giovani lettori. Mentre, per coloro che sono già addentro alla sua poetica, risulterà comunque un ottimo strumento per indagare l’origine delle voci multi-modulate di “Finnegans Wake” che trovano in alcuni di questi racconti la propria origine.

Già, perché “Finn’s Hotel” è stato scritto proprio a cavallo tra “Ulisse” e l’ultimo romanzo di Joyce, vale a dire tra il 1922 e il 1939 ed è secondo l’opinione del curatore un’opera autonoma, concepita per essere una raccolta di racconti indipendente lasciata semplicemente nel cassetto e non, come ha ipotizzato qualcuno, uno studio o un vero e proprio preludio a “Finnegans”. Una possibile riprova del carattere “intimo” e personale di questi racconti ci viene dal titolo, “Finn’s Hotel”, il nome dell’albergo dove aveva lavorato la moglie dell’autore, Nora, a cui forse sono dedicati.

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