Nata il 5 giugno 1646 a Venezia, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia  fu la prima donna italiana a laurearsi. Oggi Google, a 373 anni di distanza, la ricorda con un doodle (una versione diversificata del suo logo). Ma Piscopia è anche il nome di un cratere di di 26 km di diametro sul pianeta Venere. Uno dei tanti riconoscimenti che questa donna ha ricevuto nel tempo, come una statua nel Palazzo del Bo, sede dell'Università di Padova, o l'aula numero 421 della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento. In vita il suo percorso fu, però, particolarmente travagliato, ostacolato dalle logiche del tempo che non vedevano di buon occhio una donna laureata e dalle sue precarie condizioni di salute che la portarono alla morte a soli trentotto anni.

Piscopia, il cratere dedicato a Elena Cornaro

"Piscopia" è anche il nome di un cratere che si trova sulla superficie di Venere (coordinate 1°30′N 190°54′E) ed è dedicato proprio all'erudita italiana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684), la prima donna italiana che riuscì a laurearsi. Il suo fu un grande traguardo anche se non segnò un'inversione di tendenza. Si sarebbe dovuto aspettare il 1732 per vedere un'altra donna laureata in Italia, la fisica bolognese Laura Bassi.

Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata

Il padre di Elena Corsaro Piscopia, Giovan Battista Cornaro, fu tra i principali sostenitori della figlia che fin da bambina aveva mostrato notevoli doti per lo studio e la ricerca. Con la guida di insegnanti prestigiosi Elena studiò ben quattro lingue – lo spagnolo, il francese, l'arabo e l'aramaico -, poi si dedicò alla matematica e all'astronomia. Imparò a suonare il clavicembalo, il clavicordo, l'arpa e il violino. Prese anche lezioni di filosofia, materia in cui si laureò nel 1677, dopo una lunga battaglia. Nel 1665, infatti, rifiutò di sposarsi e seguì la sua vocazione religiosa diventando oblata benedettina, una mossa intelligente che le evitava la reclusione monastica e le permetteva di continuare i suoi studi. Avrebbe voluto laurearsi in teologia, ma il cardinale Gregorio Barbarigo si oppose sostenendo che fosse "uno sproposito dottorar una donna". Grazie alla mediazione del professor Carlo Rinaldini fu trovato un compromesso e la Piscopia si laureò in filosofia. Dopo la laurea continuò i suoi studi a Padova, ma non poté insegnare. La sua salute fu molto indebolita dalle pratiche ascetiche a cui si sottoponeva e dallo studio intenso: morì nel luglio 1684.