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È morto Bachisio Bandinu, aveva 87 anni: antropologo e giornalista, fu direttore dell’Unione Sarda

È morto l’antropologo e giornalista Bachisio Bandinu che ha raccontato il mondo agropastorale sardo. Direttore dell’Unione Sarda dal 1999 al 2001, aveva 87 anni.
Bachisio Bandinu
Bachisio Bandinu

L'antropologo e giornalista sardo Bachisio Bandinu è morto all'età di 87 anni a Golfo Aranci, dove viveva. Intellettuale di riferimento per la regione, Bandinu fu anche direttore dell'Unione Sarda dal 1999 al 2001. Esperto di cultura e lingua sarda, l'intellettuale nacque a Bitti (Nu) nel 1939, laureandosi all'Università di Cagliari con una tesi su "Fogazzaro e il modernismo". Si diplomerà all'Università del Sacro Cuore a Milano prima di cominciare una collaborazione con il Corriere della Sera che durerà dal 1973 al 1985. Al contempo insegnerà prima in Lombardia e successivamente a Cagliari, tornando nella sua regione d'origine a cui dedicherà studi e passioni.

Bandinu era un volto noto nella regione, spesso era chiamato a commentare i cambiamenti antropologici della Sardegna: dalla criminalità all'ambiente, l'intellettuale esprimeva il suo punto di vista da studioso. Iscritto dal 1972 all'ordine dei giornalisti della Lombardia, si spostò nella sua terra nel 1987. Come studioso delle tradizioni, analizzò il mondo agropastorale e la società barbaricina in rapporto all'evoluzione della società dei consumi. In un'intervista a Cagliari Today, a proposito di criminalità, spiegava: "La nuova delinquenza non risponde più ai canoni del mondo pastorale. I crimini attuali rispondono ai crimini globali. Ogni crimine è un crimine del proprio tempo. Questi episodi (…) non sono più espressione di un mondo contadino o pastorale, ma di una nuova organizzazione criminale".

A ricordare Bandinu è stata anche la Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde che sui social ha postato una sua foto e ha parlato di lui come di un intellettuale raro che era stata una voce libera e profonda della cultura della sua terra. "Ha saputo leggere la nostra terra oltre la superficie del racconto identitario, interrogandone le fratture, le metamorfosi, le persistenze – ha scritto Todde -. Nei suoi scritti resta una lezione preziosa sul rapporto tra memoria, modernità e coscienza collettiva. Mi mancheranno le nostre conversazioni e i confronti, a volte duri ma sinceri, di chi voleva sempre il bene della propria terra e dei sardi". Tra i suoi lavori si possono ricordare "Il re è un feticcio", in cui analizza il rapporto tra il mondo tradizionale della pastorizia e la civiltà dei consumi in Sardegna e "Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica".

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