Marianna, "a cap' e' Napule": la celebre scultura di epoca classica conservata a Palazzo San Giacomo.
in foto: Marianna, "a cap’ e’ Napule": la celebre scultura di epoca classica conservata a Palazzo San Giacomo.

La Storia, a Napoli, è qualcosa di più che un semplice resoconto oggettivo dei fatti: qui essa si confonde con la leggenda, e con le suggestioni popolari, per creare miti che sono sopravvissuti perfino alle rivoluzioni e alla guerra. Come è accaduto a Marianna, la celeberrima ma forse ormai dimenticata “Cap’ e’ Napule”: un statua di epoca classica che oggi accoglie gli avventori di Palazzo San Giacomo, la sede del Comune, e che in passato è stata un vero e proprio simbolo di riscatto e rivoluzione. Ecco perché.

Secondo alcuni si tratterebbe della leggendaria sirena Parthenope, secondo altri di Cibele, madre di Zeus. Qualunque fosse la sua vera identità, la testa marmorea con la tipica acconciatura in stile greco è stata conquistata dal folclore napoletano che l’ha trasformata, nei lunghi secoli che l’hanno vista protagonista, in uno dei simboli più amati della città. Amata sicuramente, ma anche bistrattata: il detto popolare “brutta come a’ cap’ e’ Napule” deriva proprio dalla povera Marianna, amata da tutti ma di certo, evidentemente, non ritenuta un’icona assoluta di bellezza e fascino.

Da Piazza Mercato a Palazzo San Giacomo

Un'antica fotografia di quando Marianna si trovava ancora a Piazza Mercato.
in foto: Un’antica fotografia di quando Marianna si trovava ancora a Piazza Mercato.

Questa testa marmorea è forse uno dei reperti più antichi conservati nella città, risalente almeno all'epoca classica quando Napoli era greca e si preparava a diventare uno dei luoghi più importanti della Magna Grecia. Per molti secoli di lei non si seppe nulla fino a quando, alla fine del Cinquecento, uno dei tanti ricchi signori napoletani la sottrasse all’oblio: Alessandro di Miele decise di far fissare la testa marmorea su una base in piperno e di collocarla nei pressi della sua abitazione in Piazza Mercato.

In realtà le vicende del suo ritrovamento non sono del tutto chiare: alla versione che vuole che la statua si trovasse da sempre in quella zona se ne alterna un’altra che la colloca nella zona dell’Anticaglia, il quartiere squisitamente greco della città. Qualunque sia stata la sua vera origine, la Marianna ha da sempre dimorato a Piazza Mercato: dalla rivolta di Masaniello ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, la Capa ha letteralmente attraversato la storia di Napoli.

Fu soltanto negli anni Sessanta del Novecento che questo antichissimo reperto archeologico, trasformato nel frattempo in un vero e proprio amuleto dai napoletani, fu finalmente sottratto alle numerose distruzioni e collocato dapprima nel Museo Filangieri e poi a Palazzo San Giacomo, dove si trova tutt'ora.

Marianna, un simbolo rivoluzionario

Particolare del celebre dipinto di Eugène Delacroix, "La libertà che guida il popolo" (1830).
in foto: Particolare del celebre dipinto di Eugène Delacroix, "La libertà che guida il popolo" (1830).

Marianna è stata, per gran parte della sua storia e di quella della città, un simbolo rivoluzionario. Anche il suo nome, secondo alcuni studiosi, sarebbe stato scelto dai napoletani per onorare la figura della Marianne francese, personificazione dei valori della Rivoluzione. Ed effettivamente, pur non avendo molto in comune con la donna resa famosa da Delacroix, la Marianna partenopea ebbe un ruolo fondamentale nelle numerose rivolte che hanno scosso la città a partire dalla metà del Seicento.

All'epoca della rivolta di Masaniello, nel 1647, Marianna si trovava proprio a Piazza Mercato, nel cuore dei tumulti contro il vicereame spagnolo: la poverina perse addirittura il naso subendo numerosi danni, che verranno risanati soltanto alla fine dell’Ottocento.

Il suo legame con lo spirito rivoluzionario della città venne ribadito ancora una volta durante la breve ma gloriosa esperienza della Repubblica Napoletana del 1799: fu proprio in questo periodo, quando la statua si trovava davanti alla chiesa di Santa Maria dell’Avvocata, che il la sua figura venne assimilata a quella della sua omonima francese, ispirando le lotte rivoluzionarie degli intellettuali napoletani.