Quando incontri Carlo Verdone dal vivo capisci quanto possa essere complicato incontrare un mito in carne e ossa. Un problema grande per chi il mito ce l'ha davanti, ma un problema altrettanto grande per il mito stesso che sa di esserlo. Peraltro, con una pandemia che riduce drasticamente le possibilità prossemiche di stabilire un contatto, il mito si staglia al tuo cospetto come un'opera d'arte, come una statua del Canova, come un film al cinema. Come in uno dei film di Verdone, appunto, uno di quelli con cui sei cresciuto e sei diventato adulto.

La sua è una filmografia da maestro (per usare un'espressione fin troppo abusata di questi tempi che mai come in questo caso può e deve essere usata), da attore, da regista, da rivoluzionario della commedia, ma è soprattutto la mappa della formazione emotiva di ciascuno di noi.

Quante sono le battute o semplicemente le intonazioni di voce e le smorfie di Carlo Verdone che quotidianamente usiamo senza nemmeno renderci conto che gli appartengono? La "Siae morale" di Carlo Verdone su tutti noi è una miniera d'oro. Come in quel racconto di Raymond Carver, ‘Cattedrale', in cui il protagonista capisce per la prima volta davanti a un cieco quante volte ogni giorno nel parlare comune facciamo riferimento al "vedere", agli "occhi". Il mito è così, si dissolve nel momento in cui è presente. Diventa assente nel momento stesso in cui facciamo riferimento a lui, per il semplice fatto che appartiene a tutti, è memoria collettiva, è immaginario. A volte, è persino un tabù.

Da un certo punto in poi, infatti, la risata nei film di Verdone si è trasformata in malinconia, la malinconia in analisi psicologica, in relazioni in chiaroscuro, per riacquisire in età più matura un tono da commedia, più leggero e conciliante e trasformarsi quindi in memoria. La carezza della memoria. Come si intitola il libro autobiografico da poco uscito con Bompiani e per cui ho avuto la possibilità di incontrarlo e porgli qualche domanda che troverete in quest'intervista video. In cui in pochi minuti abbiamo parlato di tante cose: il libro, la paternità, la musica, Roma, la commedia oggi, quella di ieri con Massimo Troisi, Francesco Nuti, Alberto Sordi, Roberto Benigni. Carlo Verdone ha aperto uno scatolone pieno di fotografie incredibili e da lì è partito con le sue "madaleine de Proust". Buona visione a tutti.

Post Scriptum

Di recente mi è capitato di ricevere da mio nipote di quattordici anni via WhatsApp una emoji con Ivano, uno dei personaggi più celebri di Verdone, dopodiché ho scoperto con grande meraviglia che mio nipote non ha ancora visto un film di Carlo Verdone al cinema. Non ha potuto ancora. Sta diventando un giovane uomo in un'epoca in cui i cinema sono chiusi. È blasfemo affermare che dobbiamo sbrigarci a uscire presto da questa pandemia anche per questo? Affinché nella carezza della memoria siano ricomprese anche le nuove generazioni e le nuove generazioni possano partecipare alla costruzione della memoria di tutti. Cosa in cui il cinema, come il teatro, i libri e l'arte in generale, svolgono un ruolo a dir poco fondamentale.