La Dea Madre è una dea fortunata. Nel giro di poco tempo è stata messa in salvo due volte. La prima, dai Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico che, nel corso di un quotidiano monitoraggio del web, l'avevano rintracciata su una piattaforma commerciale on-line e offerta a 3000 euro. La seconda, ieri, durante la cerimonia della restituzione del nostro Paese all'Iraq del prezioso manufatto risalente a oltre 4500 anni fa, quando il ministro Dario Franceschini ha evitato che cascasse dal piedistallo su cui era stata posta a favore di telecamere. Un piccolo incidente che tuttavia dice molto della fragilità del patrimonio culturale e della cura necessaria ogni attimo di chi gli si dedica ogni giorno.

Torna dunque finalmente in Iraq la statua della "Dea Madre" di origine mesopotamica, dopo l'avventurosa cerimonia di restituzione svoltasi ieri il 23 luglio a Roma, nella sede del ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, alla presenza del ministro Dario Franceschini, del generale Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), all'ambasciatrice irachena in Italia, Safia Taleb Al- Souhail. Il titolare del MiBact, come riferito da Ansa, si è mostrato particolarmente soddisfatto:

È una giornata significativa che rafforza la storica collaborazione tra l'Italia e l'Iraq in materia di tutela e protezione del patrimonio culturale e che avremo modo ulteriormente di intensificare con la firma del Memorandum sulla cooperazione culturale e sul contrasto al traffico illecito dei beni culturali a cui stiamo lavorando e che vogliamo allargare ai settori della contemporaneità e allo scambio tra artisti e nuove generazioni di studiosi. L'Italia e l'Iraq hanno un grande passato comune e un grande futuro.