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Amici di Maria De Filippi 2025/2026

Amici 25, il talento autoriale di Plasma messo alla prova da assegnazioni complicate

L’esibizione di Plasma, durante la seconda serata del Serale di Amici 25, è stata tra le peggiori con “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd. Nasce un problema di assegnazioni che sono sempre più difficili da comprendere.
A cura di Vincenzo Nasto
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Plasma, Amici 25
Plasma, Amici 25
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La seconda serata del Serale di Amici 25 ha messo in mostra una sfida tra Angie e Plasma che potrebbe sicuramente riproporsi nelle prossime puntate. Un "duello" in cui a far pendere l'ago della bilancia a favore della cantante di "Lettere al Paradiso" non è stata solo la sua esibizione con "MacArthur Park" di Donna Summer. Infatti, tra le note negative dell'ultima puntata spicca l'esibizione di Plasma sulle note di "Another Brick In The Wall" dei Pink Floyd: l'ennesimo tentativo dell'autore ligure di creare un contrasto artistico tra la storicità di alcune melodie e la capacità da "bullet point" delle sue rime.

Perché "Another Brick in the Wall" non è stata l'assegnazione giusta per Plasma

Un esercizio che si ripete in maniera estenuante nel repertorio dei rapper che hanno partecipato nella loro carriera ad Amici 25, ma in cui la vulnerabilità dell'interpretazione è sempre lì, visibile a tutti. La validità di una prova del genere, da una parte, estremizza il concetto di cover, con l'autore che rifiuta di seguire le melodie e il "cantato" del brano per proiettare al suo interno una nuova storia; dall'altra, l'assenza di una struttura riconoscibile a cui adagiarsi espone le scelte stilistiche e interpretative a un giudizio inevitabilmente condizionato dalla versione originale. A rendere ancora più complessa la valutazione su "Another Brick In The Wall", infatti, è stato il mantenimento di un arrangiamento sfavorevole all'obiettivo inizialmente dichiarato dal cantante.

La tecnica dell'extrabeat ad Amici 25

Se rimane comprensibile il tentativo di sfruttare la staticità dell'accordo per dettare il ritmo con la voce, a tratti l'operazione ha mostrato la propria debolezza. È accaduto specialmente nella fase finale, in cui Plasma ha dato spazio a tutta la sua capacità autorale, su cui il giudizio positivo rimane intatto, lasciandosi andare a un extrabeat. Si tratta di una metrica che viene utilizzata per rappare a una velocità superiore rispetto ai BPM, la velocità ritmica del brano, incastrando un numero più alto di sillabe per singola battuta. Tutto questo, mantenendo una dizione pulita di ciò che si sta cantando, ma soprattutto una diversa struttura delle rime. Ha avuto un leggero successo negli anni '10 del 2000 ha visto brillare alcuni dei suoi interpreti italiani più forti: da Gemitaiz a Madman, passando per Il Tre, Nayt e Nitro, fino a Fred De Palma, che costruì persino un format di freestyle sui social, e Mattak.

La strofa di Plasma in "Another Brick in the Wall"

È una tecnica storicamente poco digerita dall'industria mainstream italiana e che fatica a trovare forme di dialogo con il grande pubblico, fondamentali in un contesto televisivo come Amici. Oltre a questo limite intrinseco, l'inserimento di un extrabeat nella coda del brano ha restituito un forte senso di scollamento strutturale, finendo per rovinare il racconto, peraltro molto interessante, portato dal cantante. Nella strofa finale, infatti, recita: "Mattone dopo mattone di un muro fatto in persone, facciamo a schiaffi tra poveri a patti con i signori. Ti vogliono catatonico, privo di emozione, le parole sono armi, ho pieno il caricatore. Pronto a fare una questione, una questione di stato, per ogni sogno bloccato, ogni trauma velato. Sto sistema non sistema proprio un ca**o di niente, ti fa sognare una fottuta pentola antiaderente, standardizza l'eccellenza, minimizza le perdite".

Perché le assegnazioni diventano fondamentali per Plasma ad Amici 25

Un piano narrativo che si sovrappone perfettamente al nucleo tematico della versione originale dei Pink Floyd e che, proprio per questo motivo, fotografa le grandi potenzialità autorali dell'allievo. Tuttavia, come già accaduto in altre fasi del programma, non è questo l'elemento che risalta. Dinamiche simili si erano verificate con le assegnazioni di "Alors on danse" e "Wonderwall", mentre un felice spiraglio si era intravisto sulle note di "No Woman, No Cry" di Bob Marley. Le assegnazioni, a questo punto, si confermano un'arma a doppio taglio: sono l'unico strumento capace di portare alla luce il talento di Plasma ma, allo stesso tempo, rischiano di depotenziare tutto il materiale inedito portato sul palco, proprio come avvenuto con i Pink Floyd.

Strategie per il futuro: meno inglese, più "Genova"

Non è impensabile rivedere nel percorso di Plasma, che durante i mesi del Pomeridiano ha subito critiche feroci sulle proprie abilità canore, i passi mossi in precedenza da alcuni autori della Nuova Scuola Genovese: da Alfa e Olly (con cui peraltro ha collaborato nel 2019 in "No Money"), fino a Tedua, Bresh e al più recente Sayf. Sarà interessante capire come maneggerà la sua formula musicale nelle prossime settimane, avendo ora ben chiari i criteri di giudizio del nuovo roster di giudici del Serale.

In questo senso, ribaltare la natura di determinate assegnazioni, avvicinandosi maggiormente al repertorio italiano, potrebbe aiutarlo nella ricezione da parte del pubblico. Una mossa strategica, soprattutto alla luce del vastissimo repertorio in lingua straniera su cui si sta poggiando l'intera classe di canto dall'inizio di questo Serale, in netta controtendenza rispetto al passato.

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