Le indagini della magistratura sui presunti depistaggi rilevati a più riprese nell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi stanno trascinando sul banco degli imputati sempre più ufficiali e sottufficiali dell'Arma. Dopo il caso del generale Casarsa, l'ultimo in ordine di tempo a finire nel registro degli indagati è il colonnello Lorenzo Sabatino, attuale comandante provinciale dei carabinieri a Messina ma all'epoca dei fatti a capo del Reparto operativo dell’Arma a Roma. Ancora un volta l'accusa è di favoreggiamento per non aver trasmesso alla Procura tutti i documenti inerenti l'arresto di Cucchi conservati nelle diverse caserme della capitale dove il geometra romano era transitato. I fatti risalgono al novembre 2015 quando i pm capitolini ordinarono ai carabinieri di trasmettere tutte le carte in loro possesso.

Del caso fu interessato proprio Sabatino che però incaricò il capitano Tiziano Testarmata del Nucleo investigativo, già finito anche lui sotto inchiesta per depistaggio. In quei documenti infatti sono risultati manomessi alcuni elementi chiave per ricostruire cosa sia accaduto la notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, quella dell’arresto e del pestaggio di Stefano Cucchi di cui sono accusati proprio dei carabinieri. Si tratta delle famose relazioni di servizio dei piantoni cancellate e riscritte per ordini superiori per eliminare le trace del pestaggio, come raccontato dai diretti interessati;  dello scambio di mail con cui erano documentate le pressioni dall'alto perché appunto le relazioni dei due piantoni fossero manipolate; e del registro del fotosegnalamento di Stefano, “sbianchettato” per non far apparire il suo nome.

"Le contestazioni al colonnello non hanno nulla a che vedere con la email né con il registro sbianchettato" ha tenuto a precisare l'avvocato dell'ufficiale sostenendo che alla Procura giunsero tutti i documenti richiesti di cui però Sabatino non avrebbe redatto una dettagliata nota di accompagnamento. In pratica  Sabatino inviò tutti i documenti ma li mise tutti insieme in un unico faldone senza avvisare i pm delle numerose e palese incongruenze e cancellazioni di cui avrebbe dovuto sapere.

Cancellazioni e modifiche ad atti ufficiali confermate in aula anche dal maggiore Pantaleone Grimaldi sentito ieri davanti alla Corte d'assise nel processo che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. "Nel novembre 2015 mi contattò il Comandante del Reparto operativo, colonnello Lorenzo Sabatino, dicendomi di rimanere in ufficio perché sarebbe arrivato il capitano Testarmata per acquisire documenti sulla vicenda Cucchi" ha dichiarato Grimaldi, raccontando che quando saltò fuori il registro del fotosegnalamento con il nome di Cucchi cancellato in maniera piuttosto evidente lui suggerì di portare via l’originale ma non fu ascoltato. "Mi resi conto immediatamente dell’anomalia, qualcosa in più di un’irregolarità che meritava un approfondimento; quell’atto andava sequestrato e acquisito. Ascoltando le mie obiezioni, il capitano Testarmata si mostrò molto perplesso, non sapeva cosa fare e mi rispose che avrebbe chiesto direttive, quindi uscì dalla stanza per fare una telefonata. Non so a chi chiese direttive, ma poco dopo tornò dicendo che la direttiva restava quella di fare una copia conforme, senza prendere l’originale". Nella fotocopia lo "sbianchettamento" però non era evidente.