Nell'inchiesta bis della procura di Roma sui depistaggi che hanno avvolto il caso di Stefano Cucchi, sarebbe indagato anche un generale, Alessandro Casarsa – capo dei corazzieri al Quirinale fino a un mese fa, attualmente in fase di destinazione, e nel 2009 all’epoca dei fatti oggetto di indagine, con il grado di colonnello, comandante del Gruppo Roma. Lo scrive il Corriere della Sera, spiegando che Casarsa è stato interrogato una decina di giorni fa dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, davanti ai quali ha sostenuto di essere estraneo a qualunque manovra per intralciare la ricerca della verità sulla vicenda del giovane romano – arrestato il 15 ottobre 2009 e morto una settimana dopo nel reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini – sia nel corso degli eventi che successivamente. Come scrive il Corsera, Casarsa è sospettato di aver modificato e manipolato alcune relazioni di servizio, redatte dai carabinieri Gianluca Colicchio e Francesco Di Sano, sulle condizioni di salute del geometra. Il luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, comandante della stazione dei carabinieri di Roma-Tor Sapienza già inquisito per questo episodio, ha raccontato che quei rapporti furono in seguito modificati dopo l’intervento del maggiore Luciano Soligo che le aveva giudicate "troppo particolareggiate" e con particolari "medico-legali che non competevano ai carabinieri".

Come è stato costruito il falso

Negli atti depositati dal pm Giovanni Musarò verrebbe provato come l'intera catena di comando dei Carabinieri abbia contribuito a "silenziare" i fatti relativi alla morte di Stefano Cucchi. Il principale sabotaggio riguarda la sparizione di una mail del 2009 che dimostrava come l'ordine di insabbiare la vicenda fosse arrivato dal Comando provinciale dei Carabinieri di Roma. Una prova fondamentale scomparsa nel 2015 e recuperata dal Pm Musarò tre anni dopo, con un lavoro tenace difeso dal Procuratore Pignatone e coadiuvato dalla Mobile della Polizia di Roma. In quella mail vengono inserite le modifiche del racconto di quanto accaduto, in modo che gli inquirenti vengano sviati. A partire da quanto notato dai piantoni in caserma, Colicchio e Di Sano, che avevano notato le ferite di Stefano Cucchi. Come poi raccontato da Massimiliano Colombo Labriola, comandante di Tor Sapienza: "La mattina del 27 ottobre 2009 il maggiore Soligo mi disse che le annotazioni di Colicchio e Di Sano non andavano bene…Soligo ricevette telefonate dai suoi superiori. Rispondeva: ‘Comandi, signor Colonnello' e ogni volta mi faceva segno di uscire. I suoi superiori erano il colonnello Alessandro Casarsa…e il tenente colonnello Francesco Cavallo…Dopodiché mi disse di trasmettere i files con le annotazioni dei due militari in formato word alla mail di Cavallo, cosa che feci". Dopo un'ora ricevette la risposta, con la versione modificata e il commento "meglio così".  Non c'erano più i riferimenti a "forti dolori al capo e giramenti di testa", ai tremori e dolori al costato di cui Cucchi si lamentava. Di Sano firmò la relazioni dopo le modifiche, Colicchio no.