Dopo il tragico crollo del ponte Morandi a Genova, che ha provocato la morte di 40 persone e provocato ingenti danni alla struttura infrastrutturale genovese e ligure, la società Autostrade per l'Italia è finita nell'occhio del ciclone. Il governo M5S-Lega, per voce del vicepremier Luigi Di Maio, del premier Giuseppe Conte e del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, ha annunciato che provvederà a revocare la concessione al gruppo e che la rescissione andrà fatta il prima possibile perché "non è possibile aspettare i tempi della giustizia penale". Per capire meglio i termini della questione e della procedibilità di un'eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia, Fanpage.it ha raggiunto telefonicamente l'ex ministro dei Trasporti Antonio Di Pietro.

Da ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, come giudica la questione e che idea si è fatto della polemica tra governo e Autostrade per l'Italia?

Durante il mio mandato, che è stato breve ma centrale nell'ambito della questione, è stata rivista la concessione ad Autostrade per l'Italia, precisamente nell'ottobre del 2007, e in quella concessione che io ho controllato sono state inserite una serie di clausole relative ai processi di controllo, verifica e accertamento da parte dell'Anas, all'epoca, successivamente trasferiti all'apposita struttura di vigilanza del ministero delle Infrastrutture. Conosco bene quella convenzione e posso dire alla luce dei fatti che non è stata rispettata. Non è stata rispettata né dal concessionario, quindi da Autostrade per l'Italia, né da chi doveva controllare il concessionario, quindi dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e dall'apposita struttura di vigilanza. 

La Commissione europea in un recente comunicato ha dichiarato che, in ottemperanza all'attuale direttiva che regola la concessione autostradale, la responsabilità del crollo è del concessionario, dunque di Autostrade per l'Italia, in quanto responsabile della sicurezza e della manutenzione della strada

Ma guardi, non dovevamo certo aspettare la Commissione europea per sapere che la convenzione non è stata rispettata. Io ho fatto scrivere in quella convenzione a chiare lettere che è responsabile della gestione a tutti i livelli certamente Autostrade per l'Italia, ma questo è troppo poco perché di quale responsabilità parliamo? In questo caso bisogna parlare di almeno 3 livelli di responsabilità: penale, civile e politica. Sul piano penale sicuramente una serie di persone dovranno rispondere del proprio lavoro perché non hanno controllato bene né eseguito bene la manutenzione. Sul piano della responsabilità penale dovranno rispondere di omissione di atti di ufficio anche coloro che, nell'ambito della Pubblica Amministrazione e in particolar modo del ministero competente, avrebbero dovuto eseguire i controlli e gli accertamenti previsti e soprattutto le messe in mora e le contestazioni che non sono invece state fatte. Questi nomi e cognomi, perché la responsabilità penale è sempre personale, usciranno dall'esito dell'inchiesta che sta conducendo la procura di Genova. Poi c'è una responsabilità civile, prevista dalla convenzione, che spetta al concessonario, quindi ad ASPI, e questo per un motivo molto semplice: perché se io ho fatto i controlli fino a poco tempo fa e andava tutto bene e poi il ponte crolla vuol dire che il controllo non è stato fatto bene e su questo punto il procuratore della Repubblica è già stato molto chiaro. Poi c'è anche, nell'ambito della responsabilità penale, una responsabilità civile dell'organo che avrebbe dovuto controllare la gestione del concessionario, quindi del Ministero dei Trasporti. Quindi, contrariamente a quanto ha dichiarato il ministro Toninelli, che vorrebbe costituirsi parte civile a processo, molto probabilmente invece il ministero o chi per esso finirà per essere dichiarato responsabile civile e dunque al posto che incassare i soldi finirà per dover risarcire il danno. Infine, esiste una responsabilità politica, perché se è vero che è stata data ai privati la gestione di questa rete autostradale è anche vero che negli anni la struttura di vigilanza preposta avrebbe dovuto avere i mezzi, i soldi e il personale per poter ottemperare agli obblighi di controllo ma evidentemente finora questo punto non è mai stato considerato centrale dalla politica. 

Il governo M5S-Lega ha annunciato l'intenzione di voler rescindere il contratto di concessione siglato a suo tempo con Autostrade per l'Italia e sul punto sembra esserci molta confuzione. Secondo lei è un'operazione fattibile? Ma soprattutto, sussistono i termini per farlo?

I termini della questione sono molto chiari e chi non li capisce è chi invece afferma, senza aver letto il testo della convenzione, – e mi riferisco espressamente al ministro Di Maio soprattutto ma anche a Toninelli – e preferisce sparare nel mucchio e a zero. La questione, ripeto, è molto chiara: la revoca della concessione è senz'altro possibile ma ha una sua procedura e una sua tempistica. Prevede innanzitutto tempi lunghi e prevede anche la possibilità di interrompere il processo di revoca. 

Come funziona la procedura di revoca della concessione esattamente?

Prima di tutto esiste una fase di contestazione e messa in mora, ma se nell'ambito di questa fase – nel caso di specie il ripristino del ponte viene eseguito – termina la messa in mora e dunque non si può procedere con la revoca. Ma soprattutto è previsto un indennizzo alla società Autostrade. Le dichiarazioni avventate dei ministri, espresse anzitempo e prima ancora che sia stata messa in atto la procedura prevista, hanno creato un danno enorme all'economia non della famiglia Benetton, che i soldi li ha e un miliardo in meno o un miliardo in più non le cambia niente, ma a tutti quei piccoli azionisti e obbligazionisti che hanno investito in Atlantia, società capogruppo di Aspi che è quotata in borsa, e si sono visti crollare i prezzi di titoli e obbligazioni. In questo senso, fossi io il ministro competente, più che occuparmi della revoca della concessione proverei a imporre degli obblighi, ovvero farei valere la norma della convenzione che permette di rivedere la rivalutazione dei paramentri di concessione, vale a dire i parametri relativi a quanto Autostrade può applicare di pedaggio. Posto che ad oggi la quota definita del relativo pedaggio incassato non è stata destinata come previsto alla manutenzione, io imporrei un'azione risarcitoria per ridurre il pedaggio da oggi fino al termine della concessione oppure per ridurre i tempi della concessione stessa. Se però io oggi dico ‘revochiamo la concessione', domani chi va a sistemare le strade? Il ministro prende piccone e pala e va a fare la manutenzione alla rete autostradale in giro per l'Italia? Capisce che è una stupidaggine questa, una stupidaggine detta o da chi non capisce – e allora è solo un ignorante – oppure da chi non capisce e ci marcia sopra, e allora qui è un po' criminale. 

In caso di revoca, secondo lei lo Stato sarebbe in grado di occuparsi della struttura autostradale autonomamente?

Guardi, difficilmente si potrà arrivare alla revoca proprio perché la procedura prevede una serie di fasi e passaggi obbligati e può essere fermata, come le spiegavo poco fa. Le faccio un esempio terra-terra: se lei va a comprare un chilo di pane e il panettiere le dà del pane duro, lei che fa? Contesta e dice subito che il pane è duro. Se però il panettiere glielo cambia e le dà del pane buono, lei non può imporre la chiusura del panificio. Questa, in maniera semplice, è la fase di contestazione e messa in mora. Ma al di là di questo, anche riuscissero a revocare tutto quello che devono revocare, le migliaia di persone che si occupano di lavorare alla manutenzione della rete autostradale dove le troviamo? Facciamo gestire ad Anas, che già non ha soldi e non riesce a occuparsi delle strade ordinarie che sono piene di buche? Con una revoca, lo Stato si troverebbe costretto a prendersi un altro impegno che non è in grado di sostenere. E' tempo di dire basta alla strumentalizzazioni politiche, chi è al governo deve fare e non continuare a rilasciare dichiarazioni. 

Il ministro Di Maio si è inoltre scagliato contro la secretazione di parte della concessione ad Aspi

Macché… Guardi, le cose che dice Di Maio vanno sempre controllate, perché unisce la supponenza all'ignoranza. Di Maio in questa occasione ha detto una serie di stupidaggini che davvero… Ha detto che Benetton ha pagato i politici per ottenere la concessione, ha detto che Atlantia paga le tasse in Lussemburgo quando non è vero. Affermazioni di questo genere, in un paese normale, andrebbero punite con la diffamazione aggravata.