Continua la tensione tra Roma e Parigi"Per me la polemica è finita. Mettiamo sul tavolo i dossier che ci riguardano, smettiamo di parlare e lavoriamo". A dirlo è il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini cercando di smorzare i toni della polemica con la Francia, dopo aver invitato il collega Castaner a Roma la prossima settimana per "risolvere la situazione". "Stiamo lavorando per risolvere i problemi" ha detto a ‘Pomeriggio 5', sottolineando che nell'incontro con il ministro francese chiederà "con forza, garbo e convinzione che la Francia rispedisca in Italia i 15 terroristi che da anni sono in vacanza in quel paese, così come chiederò che sull'immigrazione non ci sia un muro di gomma. Se dobbiamo essere persone serie – ha aggiunto – dobbiamo esserlo da entrambe le parti".

Il ministro francese Christophe Castaner , titolare dell'Interno, ha replicato piccato: "Non mi faccio convocare da nessuno", ha detto ai microfoni di Bfm-Tv, commentando le parole dell'omologo italiano. Quindi ha aggiunto che con l'Italia il dialogo "è costante" ma deve essere "rispettoso". Rispondendo poi alla domanda sulla ‘convocazione' del Viminale ha detto: "Sono pronto anch'io ad accoglierlo. Penso che le missioni diplomatiche non debbano farsi di nascosto ma in modo ufficiale". 

"Ieri – ha riferito – ero con il segretario di Stato di Salvini in un consesso europeo e abbiamo discusso, incluse le questioni migratorie. Il dialogo è costante tra noi, bisogna fare in modo che sia rispettoso. Invito tutti ad entrare in questo quadro". Castaner ha ribadito che "gli scambi con il segretario di Stato italiano si sono svolti bene, in un consesso europeo, dove lavoravamo in molti sulle questioni legate alle migrazioni internazionali".

Da Parigi non è stata accolta bene la volontà del vicepremier leghista di incontrare il presidente Macron: "Il dialogo non è mai stato spezzato, ma c'è anche un presidente del Consiglio in Italia, si chiama Giuseppe Conte, è lui il capo del governo italiano e Macron lo ha già incontrato molte volte – ha ribadito il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux – "Come sapete, questi ministri italiani sono già seduti intorno al tavolo con i loro omologhi francesi in occasione dei diversi consigli europei a cui partecipano".

Poi l'affondo: "Le loro frasette polemiche (dei vicepremier Di Maio e Salvini contro la Francia, ndr) non hanno impedito all'Italia di entrare in recessione economica. E' l'unico Paese dell'Unione europea. E, invece, quello che a me interessa è che l'Italia, un grande Paese partner della Francia, vada meglio". Sulle dichiarazioni di Emmanuel Macron, che ha parlato di ‘lebbra nazionalista', Griveaux ha dichiarato che "non era un attacco frontale, ma se Di Maio e Salvini si sono sentiti presi di mira sono affari loro". 

Le Monde parla di "Crisi senza precedenti"

Il quotidiano francese Le Monte ha parlato di "Crisi senza precedenti tra Francia e Italia", titolando così la prima pagina del giornale in edicola questo pomeriggio, spiegando che "il capo del M5S tenta di giustificarsi in una lettera a Le Monde ma non cede nulla sulle sue posizioni". L'editoriale, nelle pagine interne, intitolato "Le contraddizioni di Luigi Di Maio" è durissimo: "La visita alla chetichella del vice primo ministro italiano Luigi Di Maio, in Francia, martedì 5 febbraio, e la pubblicità che ha accordato al suo incontro con i gilet gialli ne fanno ben più di una goccia d'acqua. Una linea rossa politica e diplomatica è stata oltrepassata. Questa linea rossa è quella dell'ingerenza attiva nella politica interna di un paese".

Le Monde ha ricordato le polemiche del governo francese con quello di Roma, ma ha sottolineato che "il viaggio di Di Maio, che è anche il capo del M5S, a Montargis, senza che le autorità francesi né la sua stessa ambasciata a Parigi ne fossero avvertite, si situa ad un altro livello. E' immaginabile il primo ministro francese, Edouard Philippe, o il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, che vanno ad incontrare dei brigatisti a Perugia senza informare le autorità italiane per poi vantarsi su Facebook?. Persino all'epoca della guerra fredda, quando i dirigenti occidentali incontravano dei dissidenti, a margine di visite ufficiali nei paesi comunisti, lo facevano apertamente e, in generale, nel recinto della propria ambasciata".