Il denaro erogato all'ex senatore dell'Italia Dei Valori Sergio De Gregorio per passare dalle file del centrosinistra a quelle del centrodestra durante il governo Prodi del 2006 – 2008 provenivano da Silvio Berlusconi. E' quanto affermano i giudici nella motivazione della sentenza che lo scorso luglio portò alla condanna a cinque anni e quattro anni e mezzo per Silvio Berlusconi e il faccendiere Walter Lavitola. Secondo i giudici la vicenda "dimostra lo sprezzo con cui il ricchissimo Berlusconi potè affrontare quei pagamenti corruttivi senza avvertirne minimamente il peso”. I giudici  Nicola Russo, Serena Corleto e Antonio Baldassarre nelle 157 pagine depositate oggi ricostruiscono con meticolosità  il processo, soffermandosi in particolare sulla personalità di Sergio De Gregorio. L'ex senatore, che ha ammesso di avere ricevuto 3 milioni da Berlusconi attraverso l'intermediazione di Lavitola, è stato ritenuto assolutamente attendibile. La cosiddetta “operazione Libertà” fece in modo di ribaltare il Governo, facendo cadere quello guidato da Romano Prodi e portando a elezioni anticipate che sarebbero poi state vinte da Berlusconi.

Nella sentenza Walter Lavitola – all'epoca direttore de L'Avanti –  viene considerato la ‘mente' e l"ispiratore della cosiddetta operazione libertà, ovvero la presunta compravendita di senatori per far cadere la maggioranza che sosteneva il governo Prodi". I giudici sottolineano che nel processo non si è indagato sulla provenienza della provvista "ma non vi sono dubbi – scrivono – che essa provenisse dalle risorse personali di Berlusconi". Al riguardo i giudici evidenziano ("non solo perché appartenente al notorio, ma anche perché lo hanno indicato i testi") che Berlusconi "vanta delle risorse economiche ingentissime in relazione alle quali insomma tre o anche cinque milioni di euro sono poco più che il costo di una cena per una tavolata di amici in rapporto alle finanze non esigue di un parlamentare". "Questo naturalmente non sminuisce la gravità della vicenda – aggiungono i giudici – perché anzi in qualche modo dimostra lo sprezzo con cui il ricchissimo Berlusconi potè affrontare quei pagamenti corruttivi senza doverne avvertire minimamente il peso, ma consente di collocare nel giusto contesto lo sforzo economico compiuto dallo stesso per quella corruzione e dunque di assimilare la sua posizione a quella di Lavitola".