La vicenda risale a oltre dieci anni fa, ma nonostante sia passato ormai molto tempo la Corte dei Conti del Lazio ha deciso di aprire un fascicolo per indagare sul presunto danno erariale provocato dalla cosiddetta "compravendita dei senatori" operata  da Silvio Berlusconi a cavallo tra il 2006 e il 2007 e artefice della caduta dell'allora secondo governo Prodi. Secondo quanto si apprende, la procura laziale starebbe indagando sul passaggio di 3 milioni di euro finiti nel conto del Movimento Italiani nel Mondo dell'ex senatore Sergio De Gregorio, eletto nel 2006 con l'Italia dei Valori e passato al centrodestra nel 2007, firmando un patto con Forza Italia. L'indagine della procura della Corte dei Conti è partita al termine del processo penale a carico di Silvio Berlusconi, nell'ambito del quale il leader di Forza Italia è stato condannato a tre anni di reclusione assieme a Valter Lavitola per corruzione in primo grado, procedimento poi caduto in prescrizione nel 2017. Secondo i giudici di secondo grado l'ex premier "ha pacificamente agito come privato corruttore e non certo come parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni".

"Le dazioni di denaro effettuate da Berlusconi, tramite Lavitola, a De Gregorio sono state effettuate quale corrispettivo della messa a disposizione del senatore e, quindi, della sua rinuncia a determinarsi liberamente nelle attività parlamentari di sua competenza, e non certo come mero finanziamento al Movimento Italiani nel Mondo. Tant'è vero che il 24 gennaio 2008, votando la sfiducia alla maggioranza della quale solo quattro mesi prima faceva parte, De Gregorio contribuì a mettere la parola fine al secondo esecutivo guidato da Romano Prodi", scrissero allora i giudici in merito al caso.

In sostanza, con il nuovo procedimento, la Corte dei Conti mira a indagare nuovamente sulla vicenda e a chiedere un maxi-risarcimento per danno d'immagine subito dallo Stato connesso anche alla diretta crescita dello spread, che alla fine del Berlusconi VI arrivò a oltrepassare il 522 punti, direttamente a Silvio Berlusconi, che in caso di condanna finirebbe per pagare di tasca propria. L'ipotesi dei pm contabili è che il boom dello spread possa essere contestato proprio ai protagonisti della compravendita di senatori che portò al crollo del governo Prodi.

In sostanza, per quanto riguarda i danni d'immagine la Corte dei Conti potrebbe chiedere fino al "doppio del valore della tangente pagata o intascata da un pubblico ufficiale o da un dipendente della pubblica amministrazione" e dunque, sebbene il reato sia caduto in prescrizione, all'epoca del processo venne quantificata in tre milioni di euro. Berlusconi, in pratica, rischia di dover corrispondere danni per circa 6 milioni di euro di tasca propria.