"Renzi non avrebbe controllato nulla e avrebbe dato 18 cittadinanze. Poi cosa succedeva dopo chi se ne frega". Così il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini è tornato sulle polemiche per la concessione della cittadinanza a Ramy Shehata, il ragazzino-eroe che ha chiamato i soccorsi dopo l'attentato di San Donato Milanese, e che è riuscito a salvare51 ragazzi su l bus sotto attacco. "Conto che questo ragazzino torni presto alla sua vita normale perché ho l'impressione che venga usato come paladino della sinistra" ha detto Salvini, durante la presentazione del libro di Mario Giordano, intitolato ‘L'Italia non è più italiana'. "Se la nuova frontiera del Pd è tornare a combattere per lo ius soli vuol dire che ci tocca governare per i prossimi 50 anni", ha aggiunto.

Il 13enne oggi ha replicato a Salvini, che vuole negargli la cittadinanza, e gli ha suggerito di aspettare di per potersi candidare in Parlamento per poter così cambiare la legge sullo ius soli. Ramy ha detto: "Voglio diventare italiano, sono nato qua. Volevo vedere cosa sarebbe successo a Salvini se tutti fossero morti. Tutti sarebbero andati contro di lui. Se tutti lo ringraziano è grazie a me". E ancora: "Salvini all'inizio ha detto di sì, poi no. Di Maio vuole darmela, quindi mi fido di Di Maio".

"Ramy si fida di Di Maio per ottenere la cittadinanza? Io mi fido della legge, io devo rispettare la legge e farla rispettare", ha detto il ministro rispondendo ancora a Ramy. "Sono contento che non ci siano morti e feriti grazie a lui, agli altri ragazzi e ai Carabinieri. Non commento le stragi mancate".

"Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso. Purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza", ha spiegato il vicepremier leghista."Ripeto, e sarebbe sgradevole entrare nel merito e non lo faccio, che stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso, evidentemente non sul ragazzino di 13 anni ma su altri, perché io la cittadinanza la concedo a chi ha fedina penale pulita. Penso che tutti abbiano capito di cosa stia parlando", ha aggiunto il ministro.

"Conto di incontrare Ramy il prima possibile e di fare quello che la legge mi permette di fare e non faccio quello che la legge non mi permette di fare. Le cittadinanze non lo posso regalare e per dare le cittadinanze ho bisogno di fedine penali pulite. Non parlo dei ragazzini di 13 anni ma non fatemi dire altro", ha aggiunto.

"Le porte del Viminale sono aperte. Lo invito quando ho gli elementi a disposizione per decidere e purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza. Mi spiacerebbe moltissimo, però così è. Siccome le cittadinanze non sono biglietti delle giostre, abbraccerò volentieri tutti i ragazzi della classe perché non ci sono protagonisti di serie A e di serie B. Quando si tratta di cittadinanze non ci devono essere nessuna ombra e nessun dubbio e purtroppo al momento ombre e dubbi ce ne sono. Se qualcuno la cittadinanza non l'ha chiesta e non l'ha ottenuta dopo 20 anni, fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché". 

Perché non si può concedere subito la cittadinanza a Ramy

A quanto si apprende da ambienti investigativi servono ulteriori approfondimenti al Viminale prima di decidere sulla cittadinanza italiana ‘per meriti speciali' a favore del ragazzino tredicenne. Da una prima analisi delle autorità è emerso che un parente di Ramy ha avuto problemi con la giustizia. Per questo il Viminale potrebbe attribuire la cittadinanza solo al ragazzino e non al resto dei familiari, un percorso che di fatto non avrebbe precedenti (se non quello, che poi non si concretizzò, del bambino inglese Charlie Gard, affetto da una malattia incurabile) ma che difficilmente verrebbe ostacolata.